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Torre Annunziata: «La città chiede chiarezza, niente sconti alla camorra»
«La maggioranza è unita e compatta le tensioni nel Pd non ci condizionano»

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«Vivo l’invio della commissione d’accesso con grande serenità: è un momento per fare chiarezza», spiega Corrado Cuccurullo, sindaco di Torre Annunziata. Non iscritto al Pd ma esponente di centrosinistra e proveniente dalla società civile, il primo cittadino vive un’esperienza diversa rispetto alla vicina Castellammare: per entrambe c’è al lavoro la commissione d’accesso ma nel comune oplontino non c’è un’inchiesta, per presunte infiltrazioni di camorra, che investe i consiglieri comunali di maggioranza.
Lei difende l’immagine della città, ma la camorra c’è.
«La camorra esiste, nessuno lo nega e va combattuta senza arretramenti. Ma sarebbe altrettanto ingiusto ridurre Torre Annunziata solo a quello. Fin dal principio della nostra amministrazione, la linea è stata netta: rapporto costante con Prefettura e forze dell’ordine, massima disponibilità su informazioni che l’ente può fornire. Abbiamo attivato il sistema di videosorveglianza con 135 videocamere e ad aprile ne saranno montate altre 35, grazie a uno stanziamento di 160mila euro di fondi comunali. Sugli sgomberi abbiamo risolto questioni ferme dal 1980. Sui beni confiscati, ancora, collaboriamo con Agrorinasce, che ha presentato vari progetti di riqualificazione. Vogliamo e dobbiamo fare di più su decoro urbano e presenza per strada della polizia municipale: abbiamo assunto vari indirizzi politici che i nostri uffici, a causa anche del poco personale, non riescono a realizzare nei tempi che vorremmo. Dobbiamo collaborare per superare queste difficoltà».
C’è al lavoro la commissione d’accesso: com’è la convivenza dopo un mese?
«La vivo con rispetto istituzionale e con senso di responsabilità: gli uffici stanno collaborando e stanno fornendo la documentazione richiesta. È ovvio che per una macchina comunale è anche un momento impegnativo, perché richiede ordine e puntualità. Ma è anche un’occasione per fare chiarezza».
La maggioranza è compatta: politicamente si sente forte?
«Mi sento responsabile. Così come lo è la mia maggioranza: 13 consiglieri su 15 della coalizione sono alla prima esperienza. Il consigliere con maggiore vissuto amministrativo è stato poi eletto presidente del consiglio comunale. Forse scontiamo un po’ di inesperienza, ma suppliamo con grande voglia di fare e partecipazione. La forza vera, per me, è riuscire a trasformare la stabilità in risultati misurabili per la città».
Nel Pd rimangono fibrillazioni interne: come le vive?
«È un fatto fisiologico. Io sono un indipendente di centrosinistra e ho voluto fortemente il Pd nella mia coalizione, nonostante a Torre Annunziata non godesse dei maggiori favori. È un grande partito, fatto di sensibilità diverse. Non sottovaluto, ma non drammatizzo. Il confronto con tutte le forze politiche è sempre aperto, però a un certo punto si decide e si lavora. Torre Annunziata non può pagare il prezzo delle dinamiche interne a nessuno».
Palazzo Fienga è fermo. Quando arriva la svolta?
«Quel palazzo è un simbolo: con la demolizione, mandiamo un messaggio potente. È un intervento delicato e le scorciatoie producono solo contenziosi e nuovi blocchi. Non credo manchi molto per far partire le operazioni di demolizione. Nei prossimi giorni sentirò il prefetto Giuseppe Priolo, nuovo commissario che prende il posto dell’ingegnere Paolo Delli Veneri. Palazzo Fienga è un tema prioritario e sarà trattato con la serietà che merita, senza propaganda».
Quadrilatero delle Carceri e centro storico: a che punto siamo?
«Il Quadrilatero delle Carceri è l’emblema di decenni di abbandono. Non si recupera con un intervento spot, serve una regia unica. Se ogni ufficio va per conto suo, non concludiamo nulla. Al momento abbiamo un masterplan dell’Agenzia del Demanio, ma occorrono risorse, probabilmente anche private. Se non rigeneriamo il centro storico, la città resta spezzata in due».
Il mare, a partire dal porto, quanto conta nel futuro della città?
«Contano moltissimo. Il mare è identità, ma soprattutto può essere economia e qualità urbana. Il porto, se governato bene, può diventare un nodo di sviluppo: nautica, servizi, turismo sostenibile, lavoro. Al momento è necessario realizzare le opere di difesa del porto che sono già finanziate. Sull’ampliamento, sul suo finanziamento e sulla vocazione del porto si dovrà ancora discutere con le forze politiche e con la città. Il waterfront deve diventare il baricentro della riqualificazione urbana. Ma va gestito con regole, visione e investimenti, perché senza governance il mare non produce opportunità».
Torre Annunziata: «La città chiede chiarezza, niente sconti alla camorra»
«La maggioranza è unita e compatta le tensioni nel Pd non ci condizionano»

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«Vivo l’invio della commissione d’accesso con grande serenità: è un momento per fare chiarezza», spiega Corrado Cuccurullo, sindaco di Torre Annunziata. Non iscritto al Pd ma esponente di centrosinistra e proveniente dalla società civile, il primo cittadino vive un’esperienza diversa rispetto alla vicina Castellammare: per entrambe c’è al lavoro la commissione d’accesso ma nel comune oplontino non c’è un’inchiesta, per presunte infiltrazioni di camorra, che investe i consiglieri comunali di maggioranza.
Lei difende l’immagine della città, ma la camorra c’è.
«La camorra esiste, nessuno lo nega e va combattuta senza arretramenti. Ma sarebbe altrettanto ingiusto ridurre Torre Annunziata solo a quello. Fin dal principio della nostra amministrazione, la linea è stata netta: rapporto costante con Prefettura e forze dell’ordine, massima disponibilità su informazioni che l’ente può fornire. Abbiamo attivato il sistema di videosorveglianza con 135 videocamere e ad aprile ne saranno montate altre 35, grazie a uno stanziamento di 160mila euro di fondi comunali. Sugli sgomberi abbiamo risolto questioni ferme dal 1980. Sui beni confiscati, ancora, collaboriamo con Agrorinasce, che ha presentato vari progetti di riqualificazione. Vogliamo e dobbiamo fare di più su decoro urbano e presenza per strada della polizia municipale: abbiamo assunto vari indirizzi politici che i nostri uffici, a causa anche del poco personale, non riescono a realizzare nei tempi che vorremmo. Dobbiamo collaborare per superare queste difficoltà».
C’è al lavoro la commissione d’accesso: com’è la convivenza dopo un mese?
«La vivo con rispetto istituzionale e con senso di responsabilità: gli uffici stanno collaborando e stanno fornendo la documentazione richiesta. È ovvio che per una macchina comunale è anche un momento impegnativo, perché richiede ordine e puntualità. Ma è anche un’occasione per fare chiarezza».
La maggioranza è compatta: politicamente si sente forte?
«Mi sento responsabile. Così come lo è la mia maggioranza: 13 consiglieri su 15 della coalizione sono alla prima esperienza. Il consigliere con maggiore vissuto amministrativo è stato poi eletto presidente del consiglio comunale. Forse scontiamo un po’ di inesperienza, ma suppliamo con grande voglia di fare e partecipazione. La forza vera, per me, è riuscire a trasformare la stabilità in risultati misurabili per la città».
Nel Pd rimangono fibrillazioni interne: come le vive?
«È un fatto fisiologico. Io sono un indipendente di centrosinistra e ho voluto fortemente il Pd nella mia coalizione, nonostante a Torre Annunziata non godesse dei maggiori favori. È un grande partito, fatto di sensibilità diverse. Non sottovaluto, ma non drammatizzo. Il confronto con tutte le forze politiche è sempre aperto, però a un certo punto si decide e si lavora. Torre Annunziata non può pagare il prezzo delle dinamiche interne a nessuno».
Palazzo Fienga è fermo. Quando arriva la svolta?
«Quel palazzo è un simbolo: con la demolizione, mandiamo un messaggio potente. È un intervento delicato e le scorciatoie producono solo contenziosi e nuovi blocchi. Non credo manchi molto per far partire le operazioni di demolizione. Nei prossimi giorni sentirò il prefetto Giuseppe Priolo, nuovo commissario che prende il posto dell’ingegnere Paolo Delli Veneri. Palazzo Fienga è un tema prioritario e sarà trattato con la serietà che merita, senza propaganda».
Quadrilatero delle Carceri e centro storico: a che punto siamo?
«Il Quadrilatero delle Carceri è l’emblema di decenni di abbandono. Non si recupera con un intervento spot, serve una regia unica. Se ogni ufficio va per conto suo, non concludiamo nulla. Al momento abbiamo un masterplan dell’Agenzia del Demanio, ma occorrono risorse, probabilmente anche private. Se non rigeneriamo il centro storico, la città resta spezzata in due».
Il mare, a partire dal porto, quanto conta nel futuro della città?
«Contano moltissimo. Il mare è identità, ma soprattutto può essere economia e qualità urbana. Il porto, se governato bene, può diventare un nodo di sviluppo: nautica, servizi, turismo sostenibile, lavoro. Al momento è necessario realizzare le opere di difesa del porto che sono già finanziate. Sull’ampliamento, sul suo finanziamento e sulla vocazione del porto si dovrà ancora discutere con le forze politiche e con la città. Il waterfront deve diventare il baricentro della riqualificazione urbana. Ma va gestito con regole, visione e investimenti, perché senza governance il mare non produce opportunità».
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