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Marano, addio al giudice di pace: il contenzioso ad Aversa
La decisione dopo il sequestro dell’edificio: mancavano i requisiti di sicurezza

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Il ministero della Giustizia ha deciso di sopprimere la sede del giudice di pace di Marano, storica presenza della giustizia locale, a causa del sequestro dell’edificio e di gravi problemi gestionali e di personale. Il sequestro, avvenuto circa un mese e mezzo fa ad opera della guardia di finanza, nell’ambito di indagini coordinate dalla Procura Napoli Nord, aveva evidenziato la mancanza dei requisiti di sicurezza dell’immobile, un edificio un tempo di esclusiva proprietà comunale. Negli ultimi anni, due terzi della struttura sono stati rivendicati o ottenuti da due privati, su cui erano state costruite opere senza i necessari espropri da parte del Comune di Marano.
I problemi
La sede del Giudice di Pace era gestita dai Comuni dell’area dopo il 2014, quando la spending review del governo Monti aveva portato alla soppressione dei presidi giudiziari territoriali e delle sezioni distaccate dei tribunali. Da allora, però, la gestione intercomunale si è rivelata fallimentare: personale insufficiente, contenziosi tra enti e problemi legati alla proprietà e alla sicurezza dell’immobile hanno ostacolato il normale funzionamento del presidio. La sede di piazzale San Escrivà de Balaguer, su cui si sono concentrate anche indagini di carattere penale, aveva competenza su sette Comuni dell’area giuglianese: Marano, Giugliano, Mugnano, Melito, Villaricca, Qualiano e Calvizzano.
Sede sequestrata: il Giudice di Pace lascia Marano e va ad Aversa
La città di Marano aveva già subito, nel corso del tempo, altri tagli ai servizi pubblici: l’ufficio di Pretura, la sede distaccata del tribunale di Napoli e l’ufficio di collocamento. Salvo sorprese, tutti i procedimenti e fascicoli di Marano saranno trasferiti ad Aversa, già individuata come sede naturale per assorbire il contenzioso.
Alcuni Comuni, tra cui Giugliano, Qualiano e Mugnano, hanno proposto di spostare l’ufficio in un bene confiscato a Giugliano, ma Marano – oggi guidata da una triade commissariale – si è dichiarata contraria: secondo l’amministrazione in carica, infatti, i problemi di gestione intercomunale riscontrati nel passato si riproporrebbero anche a Giugliano, rendendo impossibile garantire un servizio efficiente. Sindaci e associazioni forensi, nel frattempo, avevano formulato un’istanza al Ministero per il mantenimento della struttura nel comune di Giugliano.
Marano, sequestrato l’immobile che ospita il Giudice di Pace
L’esclusione
Quel che è certo, per ora, è che la sede di Marano – come recita il decreto ministeriale – «è stata esclusa dall’elenco delle sedi individuate nel decreto ministeriale del 10 novembre 2014». Con il trasferimento ad Aversa, i cittadini dell’area giuglianese continueranno a poter accedere ai servizi giudiziari, seppur con spostamenti più lunghi e inevitabili disagi logistici. La chiusura della sede di Marano, tuttavia, è un’ulteriore battuta d’arresto per la città, che perde un altro punto di riferimento nell’ambito delle strutture pubbliche.
Marano, addio al giudice di pace: il contenzioso ad Aversa
La decisione dopo il sequestro dell’edificio: mancavano i requisiti di sicurezza

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Il ministero della Giustizia ha deciso di sopprimere la sede del giudice di pace di Marano, storica presenza della giustizia locale, a causa del sequestro dell’edificio e di gravi problemi gestionali e di personale. Il sequestro, avvenuto circa un mese e mezzo fa ad opera della guardia di finanza, nell’ambito di indagini coordinate dalla Procura Napoli Nord, aveva evidenziato la mancanza dei requisiti di sicurezza dell’immobile, un edificio un tempo di esclusiva proprietà comunale. Negli ultimi anni, due terzi della struttura sono stati rivendicati o ottenuti da due privati, su cui erano state costruite opere senza i necessari espropri da parte del Comune di Marano.
I problemi
La sede del Giudice di Pace era gestita dai Comuni dell’area dopo il 2014, quando la spending review del governo Monti aveva portato alla soppressione dei presidi giudiziari territoriali e delle sezioni distaccate dei tribunali. Da allora, però, la gestione intercomunale si è rivelata fallimentare: personale insufficiente, contenziosi tra enti e problemi legati alla proprietà e alla sicurezza dell’immobile hanno ostacolato il normale funzionamento del presidio. La sede di piazzale San Escrivà de Balaguer, su cui si sono concentrate anche indagini di carattere penale, aveva competenza su sette Comuni dell’area giuglianese: Marano, Giugliano, Mugnano, Melito, Villaricca, Qualiano e Calvizzano.
Sede sequestrata: il Giudice di Pace lascia Marano e va ad Aversa
La città di Marano aveva già subito, nel corso del tempo, altri tagli ai servizi pubblici: l’ufficio di Pretura, la sede distaccata del tribunale di Napoli e l’ufficio di collocamento. Salvo sorprese, tutti i procedimenti e fascicoli di Marano saranno trasferiti ad Aversa, già individuata come sede naturale per assorbire il contenzioso.
Alcuni Comuni, tra cui Giugliano, Qualiano e Mugnano, hanno proposto di spostare l’ufficio in un bene confiscato a Giugliano, ma Marano – oggi guidata da una triade commissariale – si è dichiarata contraria: secondo l’amministrazione in carica, infatti, i problemi di gestione intercomunale riscontrati nel passato si riproporrebbero anche a Giugliano, rendendo impossibile garantire un servizio efficiente. Sindaci e associazioni forensi, nel frattempo, avevano formulato un’istanza al Ministero per il mantenimento della struttura nel comune di Giugliano.
Marano, sequestrato l’immobile che ospita il Giudice di Pace
L’esclusione
Quel che è certo, per ora, è che la sede di Marano – come recita il decreto ministeriale – «è stata esclusa dall’elenco delle sedi individuate nel decreto ministeriale del 10 novembre 2014». Con il trasferimento ad Aversa, i cittadini dell’area giuglianese continueranno a poter accedere ai servizi giudiziari, seppur con spostamenti più lunghi e inevitabili disagi logistici. La chiusura della sede di Marano, tuttavia, è un’ulteriore battuta d’arresto per la città, che perde un altro punto di riferimento nell’ambito delle strutture pubbliche.
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