Il quando del quantum è ora. L’Italia ha finalmente deciso di correre nella rivoluzione quantistica, e lo fa con una strategia nazionale che unisce politica, industria e ricerca come raramente accaduto negli ultimi decenni.

Le tecnologie quantistiche – dal calcolo al sensing, dalla simulazione alla comunicazione – non sono più un esercizio accademico: sono la nuova infrastruttura critica del XXI secolo, capaci di ridefinire sicurezza, competitività industriale, farmaceutica, finanza e difesa. Nel mondo, gli investimenti pubblici superano i 23 miliardi di dollari e l’Italia, con i 228,9 milioni del MUR tra il 2021 e il 2024 e la nuova Strategia adottata nel 2025, ha iniziato a costruire un ecosistema che vuole essere protagonista. Gli Stati Generali del Quantum, organizzati a Roma dal Dipartimento per la Trasformazione Digitale con il sottosegretario Alessio Butti e il ministro della Difesa Guido Crosetto, hanno sancito che il tema non è più confinato ai laboratori: è una priorità nazionale. Al centro della strategia c’è la creazione di un Polo Nazionale Quantistico, un’infrastruttura unificata che metterà in rete università, imprese, pubblica amministrazione e difesa, con un modello operativo ispirato alla DARPA statunitense, l’agenzia che ha dato vita a Internet, GPS e molte delle tecnologie che oggi definiscono la nostra vita.

Il fisico Tommaso Calarco, dell’Università di Bologna, è stato tra i protagonisti dei tavoli tecnici, e il costituendo polo vede coinvolte realtà che raccontano un’Italia plurale: dall’Università dell’Insubria, espressione del Nord produttivo, alla Università della Calabria e alla Federico II di Napoli, a dimostrazione che il Sud può giocare un ruolo decisivo grazie al suo capitale umano. Il quantum diventa così il terreno di una nuova alleanza politica: da un lato la sinistra, che vede nell’investimento pubblico una leva anticiclica; dall’altro la destra, che rappresenta un mondo delle imprese desideroso di competizione per liberare quella “distruzione creatrice” cara a Schumpeter. È ciò che ho definito, sulla scia di Max Weber e Alessandro Aresu, “capitalismo politico”: uno Stato stratega che orienta e un settore privato che innova. Intorno a questo nucleo si muovono altre infrastrutture decisive, dalla Banda Ultra Larga ormai prossima al 98% di completamento, alla AI Factory IT4LIA basata sul supercomputer che permetterà di integrare calcolo classico e quantistico.

Con investimenti pubblici e ricerca, possiamo fare un grande balzo in avanti; nel nostro paese, sta emergendo un tessuto industriale che include realtà come QTY – Quantum Telecommunications Italy (spin-off del CNR e di Telsy, gruppo TIM), attiva nella comunicazione quantistica e nella QKD (un metodo crittografico); SeeQC, con sede a Napoli, che sviluppa processori quantistici ibridi superconduttivi; e aziende come Leonardo, che sta investendo in sensing quantistico e applicazioni dual use per difesa e aerospazio.
Da noi operano, ancora, realtà transnazionali come Cambridge Quantum, impegnata nel software quantistico, e Quantware, cofondata da un italiano, e produttore della QPU del più grande computer quantistico d’Italia, che si trova presso la Federico II.
A queste realtà si aggiungono startup e PMI innovative che operano nella fotonica, nei materiali avanzati e nei sistemi criogenici, componenti essenziali della filiera. Il nodo cruciale resta la capacità di attrarre investimenti: per competere con Francia e Germania, serviranno capitali pubblici stabili, strumenti di venture capital dedicati e un quadro regolatorio che favorisca sperimentazione e trasferimento tecnologico. In questo scenario, il quantum può diventare un volano per rafforzare la manifattura avanzata, creare nuove filiere e riportare in Italia attività ad alto valore aggiunto, trasformando un settore emergente in un asset strategico per l’intera economia nazionale.

* Presidente Angi