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Se Hezbollah in Libano ha scelto di mimetizzarsi sotto la pelle dell’amministrazione civile, Hamas nella Striscia di Gaza ha fatto un passo ulteriore: si è costituito in un’autorità di governo ufficiale e totale, capace di esercitare simultaneamente potere militare, amministrativo, giudiziario e informativo sulla popolazione civile. È questa architettura di controllo integrato, più che la sola capacità militare, a spiegare la resilienza del movimento islamista palestinese nell’intera Striscia fin dal ritiro unilaterale di Israele nell’agosto 2005. Oggi, col cessate il fuoco, questo potere resta inalterato nella parte occidentale della Linea Gialla. Si tratta di una organizzazione statale e di un ambiente ben diverso da quello in cui opera Hezbollah in Libano, di cui abbiamo parlato ne il Riformista. Secondo numerosi documenti e materiali raccolti dalle Forze di Difesa israeliane, Hamas opera senza soluzione di continuità non solo come organizzazione armata, ma come apparato statale de facto, che gestisce ministeri, sicurezza interna, servizi sociali e, soprattutto, l’educazione e la comunicazione pubblica, subordinando ogni funzione civile alle esigenze della lotta armata.
Il potere amministrativo come moltiplicatore militare
A Gaza, l’amministrazione civile non è una copertura occasionale, ma una struttura organica del sistema di potere di Hamas. Ministeri, municipalità, enti religiosi e comitati locali sono integrati in una catena di comando che risponde direttamente alla leadership del movimento. L’accesso ai servizi essenziali – assistenza umanitaria, lavori pubblici, permessi, sicurezza personale – è spesso condizionato alla lealtà politica o al silenzio. Il totale controllo di Hamas sulla comunicazione ha permesso al gruppo terrorista di trasmettere in esclusiva i propri contenuti propagandistici senza contraddittorio e senza alcuna possibilità di fact checking da parte dei media internazionali che li hanno prontamente presi per buoni e ritrasmessi nel resto del mondo. Basti pensare al quotidiano dettagliatissimo e capillare bollettino dei morti (sempre civili) da parte di una organizzazione che ha spesso ammesso di non riuscire nemmeno a mantenersi in contatto con le prigioni sotterranee dove erano rinchiusi gli ostaggi israeliani.
Ma il ganglio di potere più importante per Hamas è sempre stato il controllo totale della didattica nella Striscia: ai bambini gazawi viene somministrata fin dalla nascita una aberrante narrativa che presenta Israele come usurpatore genocidiario e gli ebrei come nemici da sterminare dal primo all’ultimo. In quest’ultimo caso non si tratta di genocidio ma di eseguire il volere divino. Tutti i libri di studio – finanziati con il denaro delle Nazioni Unite – sono realizzati per sostenere esclusivamente questa narrativa. I documenti IDF mostrano come Hamas utilizzi le istituzioni civili per raccogliere informazioni, identificare oppositori interni, controllare la distribuzione degli aiuti e selezionare il personale da impiegare nelle infrastrutture sensibili, comprese quelle militari. Per non parlare della mano d’opera necessaria a costruire la rete di tunnel sotterranei. La popolazione civile diventa così parte involontaria di un sistema che trasforma la governance in strumento di guerra.
La sicurezza interna: repressione e disciplina sociale
Diversamente da Hezbollah, che opera in uno Stato formalmente sovrano, Hamas esercita a Gaza il diretto monopolio della forza. Attraverso apparati di sicurezza, polizia religiosa e tribunali islamici, il movimento impone una disciplina sociale che elimina drasticamente ogni forma di dissenso. Arresti arbitrari, intimidazioni e violenze contro oppositori politici o presunti collaborazionisti sono documentati come strumenti ordinari di governo. Questo controllo capillare consente ad Hamas di prevenire rivolte interne, soffocare proteste e mantenere una narrazione unitaria del conflitto, anche durante le operazioni militari più intense. La gestione della paura e della dipendenza economica è parte integrante della strategia di sopravvivenza del gruppo.
Ospedali, scuole e media: il fronte della narrazione
Uno degli elementi centrali emersi dai dossier IDF riguarda l’uso sistematico delle infrastrutture civili per scopi militari e comunicativi. Ospedali, scuole, moschee e centri amministrativi non sono solo luoghi protetti dal diritto internazionale, ma asset strategici: sedi di comando, depositi, punti di comunicazione e strumenti di propaganda. Hamas ha costruito nel tempo una narrativa che presenta ogni infrastruttura civile come esclusivamente umanitaria, occultandone deliberatamente il sistematico uso militare. Secondo l’IDF, questa strategia mira a vincolare l’azione militare israeliana sul piano politico e mediatico, trasformando la popolazione civile in scudo narrativo prima ancora che fisico.
Hamas e Hezbollah: due modelli, una stessa logica
Il confronto con Hezbollah evidenzia una differenza sostanziale: mentre l’organizzazione libanese si innesta in uno Stato fragile ma esistente, Hamas ha sostituito lo Stato, trasformando Gaza in un’entità politico-militare chiusa, dove ogni funzione civile è subordinata alo sterminio. In entrambi i casi, però, emerge una logica comune: l’uso sistematico della società civile come infrastruttura strategica. Smantellare Hamas, come contenere Hezbollah, non significa solo colpire arsenali e combattenti, ma affrontare un sistema di potere che vive nella quotidianità delle persone. È questa la sfida centrale per Israele e per la comunità internazionale: distinguere la protezione dei civili dalla neutralizzazione di un apparato che ha fatto della governance stessa un’arma di guerra. In assenza di questa distinzione, ogni tentativo di stabilizzazione resterà incompleto.
© Riproduzione riservata
Luca Longo
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