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Industriali, ok dei “saggi” alla sfida Genna-Mattioli
Il 23 febbraio la fine delle consultazioni, in primavera l’elezione del nuovo leader

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Entra nella fase cruciale l’iter per l’elezione del prossimo presidente dell’Unione Industriali Napoli. Ieri la Commissione di designazione (composta da Nicola Arnone, Giulia Giannini e Marco Montefusco) ha verificato la rispondenza ai requisiti richiesti delle due autocandidature arrivate: quella dell’attuale vicepresidente con delega alle Infrastrutture, Vittorio Genna, e quella di Mario Mattioli, ex numero uno nazionale di Confitarma.
I tre saggi consulteranno nelle prossime settimane gli associati per valutare il grado di consenso di cui godono gli aspiranti, ma anche eventuali altri candidati che dovessero emergere nel corso delle consultazioni, il cui scopo – secondo lo Statuto associativo – è di promuovere «la massima unitarietà possibile», che ben potrebbe essere rappresentata da un terzo nome (anche se questa appare solo un’ipotesi di scuola).
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Le consultazioni
Sono cinque le date stabilite per le consultazioni: l’ultima è fissata al 23 febbraio, ma i tre saggi potrebbero prolungare la procedura, se dovessero ritenerlo indispensabile per concludere la fase istruttoria, al termine della quale presenteranno una relazione al Consiglio generale con i nomi dei candidati (non più di tre) che abbiano raccolto il consenso di almeno il 20% dei voti assembleari. Saranno poi gli 87 membri del parlamentino a indicare il presidente in pectore (quello che avrà ottenuto il 50% più uno dei voti), che dovrà essere poi eletto dall’Assemblea (prevedibilmente tra maggio e giugno). Quindi, la vera battaglia si svolgerà nel Consiglio, in cui siedono, oltre a rappresentanti eletti dall’Assemblea, anche il presidente Costanzo Jannotti Pecci, i componenti del Consiglio di presidenza, i past president e i rappresentanti delle sezioni merceologiche, dei raggruppamenti territoriali e dei gruppi Piccola industria e Giovani. A Palazzo Partanna le bocche sono cucitissime e non trapela nulla sulle possibilità dei due nomi in campo. Non mancano invece le voci che arrivano da fuori, dalle quali emergerebbe un vantaggio di Genna, che conterebbe sull’appoggio quasi granitico dei Giovani imprenditori e, soprattutto, del gruppo Piccola Industria che, raccogliendo le piccole e medie imprese, rappresenta circa il 90% degli iscritti all’Unione. In Assemblea, però, non vige il principio una testa un voto, ma ogni azienda ha un peso elettorale commisurato al contributo associativo versato, che a sua volta dipende dal numero di dipendenti e dal livello di fatturato dell’azienda. Quindi, le grandi imprese hanno voti che pesano di più di quelle piccole.
Gli schieramenti
È questa la carta principale di Mattioli con il quale si sono schierati, oltre agli armatori, numerosi grandi gruppi privati (tra i quali, la Adler di Paolo Scudieri) e, soprattutto, società ex pubbliche o a partecipazione pubblica. Lo stesso Jannotti Pecci, che invia «un sincero in bocca al lupo ai due candidati», insieme ad altri suoi vice, sarebbe disposto ad appoggiare Mattioli, che otterrebbe il gradimento anche dei past president Vito Grassi, Gianni Lettieri e Ambrogio Prezioso (anche se gli ultimi due non sono più iscritti all’Unione, e quindi non votano). L’ex numero uno di Confindustria Antonio D’Amato, invece, non ha ancora fatto trapelare la sua posizione, che appare, però, più vicina a Genna.
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E se i supporter di quest’ultimo ricordano che, negli ultimi anni, il peso delle grandi imprese in Assemblea è diminuito, a causa della riduzione del numero di occupati, mentre è cresciuto il numero delle pmi iscritte all’Unione, chi appoggia Mattioli non crede che i “piccoli” siano schierati in maniera compatta con Genna e ritiene che l’elezione di un imprenditore che è stato numero uno degli armatori italiani darebbe maggiore prestigio all’associazione.
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Entra nella fase cruciale l’iter per l’elezione del prossimo presidente dell’Unione Industriali Napoli. Ieri la Commissione di designazione (composta da Nicola Arnone, Giulia Giannini e Marco Montefusco) ha verificato la rispondenza ai requisiti richiesti delle due autocandidature arrivate: quella dell’attuale vicepresidente con delega alle Infrastrutture, Vittorio Genna, e quella di Mario Mattioli, ex numero uno nazionale di Confitarma.
I tre saggi consulteranno nelle prossime settimane gli associati per valutare il grado di consenso di cui godono gli aspiranti, ma anche eventuali altri candidati che dovessero emergere nel corso delle consultazioni, il cui scopo – secondo lo Statuto associativo – è di promuovere «la massima unitarietà possibile», che ben potrebbe essere rappresentata da un terzo nome (anche se questa appare solo un’ipotesi di scuola).
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Sono cinque le date stabilite per le consultazioni: l’ultima è fissata al 23 febbraio, ma i tre saggi potrebbero prolungare la procedura, se dovessero ritenerlo indispensabile per concludere la fase istruttoria, al termine della quale presenteranno una relazione al Consiglio generale con i nomi dei candidati (non più di tre) che abbiano raccolto il consenso di almeno il 20% dei voti assembleari. Saranno poi gli 87 membri del parlamentino a indicare il presidente in pectore (quello che avrà ottenuto il 50% più uno dei voti), che dovrà essere poi eletto dall’Assemblea (prevedibilmente tra maggio e giugno). Quindi, la vera battaglia si svolgerà nel Consiglio, in cui siedono, oltre a rappresentanti eletti dall’Assemblea, anche il presidente Costanzo Jannotti Pecci, i componenti del Consiglio di presidenza, i past president e i rappresentanti delle sezioni merceologiche, dei raggruppamenti territoriali e dei gruppi Piccola industria e Giovani. A Palazzo Partanna le bocche sono cucitissime e non trapela nulla sulle possibilità dei due nomi in campo. Non mancano invece le voci che arrivano da fuori, dalle quali emergerebbe un vantaggio di Genna, che conterebbe sull’appoggio quasi granitico dei Giovani imprenditori e, soprattutto, del gruppo Piccola Industria che, raccogliendo le piccole e medie imprese, rappresenta circa il 90% degli iscritti all’Unione. In Assemblea, però, non vige il principio una testa un voto, ma ogni azienda ha un peso elettorale commisurato al contributo associativo versato, che a sua volta dipende dal numero di dipendenti e dal livello di fatturato dell’azienda. Quindi, le grandi imprese hanno voti che pesano di più di quelle piccole.
Gli schieramenti
È questa la carta principale di Mattioli con il quale si sono schierati, oltre agli armatori, numerosi grandi gruppi privati (tra i quali, la Adler di Paolo Scudieri) e, soprattutto, società ex pubbliche o a partecipazione pubblica. Lo stesso Jannotti Pecci, che invia «un sincero in bocca al lupo ai due candidati», insieme ad altri suoi vice, sarebbe disposto ad appoggiare Mattioli, che otterrebbe il gradimento anche dei past president Vito Grassi, Gianni Lettieri e Ambrogio Prezioso (anche se gli ultimi due non sono più iscritti all’Unione, e quindi non votano). L’ex numero uno di Confindustria Antonio D’Amato, invece, non ha ancora fatto trapelare la sua posizione, che appare, però, più vicina a Genna.
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E se i supporter di quest’ultimo ricordano che, negli ultimi anni, il peso delle grandi imprese in Assemblea è diminuito, a causa della riduzione del numero di occupati, mentre è cresciuto il numero delle pmi iscritte all’Unione, chi appoggia Mattioli non crede che i “piccoli” siano schierati in maniera compatta con Genna e ritiene che l’elezione di un imprenditore che è stato numero uno degli armatori italiani darebbe maggiore prestigio all’associazione.
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