Apertura dell’Anno giudiziario tra polemiche sulla riforma e carenze nei tribunali

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Si sono aperte in Sicilia le cerimonie di inaugurazione dell’anno giudiziario nei distretti di Palermo, Catania e Messina, con relazioni che restituiscono un quadro articolato tra risultati positivi sul fronte dell’efficienza, criticità strutturali e riflessioni sul referendum di riforma della giustizia. Dai dati sul rispetto dei target Pnrr al tema delle scoperture di organico, fino all’evoluzione delle dinamiche mafiose, i presidenti delle Corti d’appello hanno tracciato lo stato di salute della giurisdizione nei rispettivi territori.

Palermo

Con la relazione del presidente della Corte di Appello di Palermo, Matteo Frasca, si è aperta la cerimonia di inaugurazione dell’anno giudiziario. Tra i presenti anche il consigliere del Csm Antonello Cosentino. I giudici togati presenti negli scranni ascoltano Frasca che espone i dati riguardanti l’attività giudiziaria del distretto di Palermo, che comprende le Procure di Agrigento, Sciacca, Marsala, Trapani, Palermo e Termini Imerese ed è per dimensioni il quinto dei 26 distretti italiani. All’esterno del Palazzo di Giustizia è in corso un presidio del comitato per il no al referendum.

Nel dibattito sul referendum di riforma della Giustizia «si utilizza strumentalmente il nome di Giovanni Falcone, che aveva posto il tema della separazione tra quelli di rilievo nel quadro della diversa professionalità richiesta alla magistratura requirente dal nuovo codice di procedura penale, ancorché, contrariamente a quanto attribuitogli con disinvoltura dai sostenitori della riforma egli non ne fosse stato apodittico sostenitore, ma l’avesse posta all’attenzione degli addetti ai lavori come argomento sul quale confrontarsi, analogamente a quello altrettanto spinoso dell’obbligatorietà dell’azione penale». Lo detto il presidente della corte d’appello di Palermo Matteo Frasca che sta tenendo la relazione sullo stato della giustizia nel distretto durante la cerimonia di inaugurazione dell’anno giudiziario.

La Corte d’appello di Palermo mantiene un disposition time penale di 436 giorni, sotto il tetto PNRR di 606, mentre i Tribunali del distretto migliorano dal 2019 con riduzioni drastiche: Trapani -36,8%, Termini Imerese -66,5%, Agrigento -37%, consolidando l’efficienza dopo la crisi Covid; fa eccezione il Tribunale minorenni con +32,7% pendenti. E’ quanto emerge dalla relazione presentata all’inaugurazione dell’anno giudiziario dal presidente della Corte d’appello di Palermo, Matteo Frasca, che conferma il trend virtuoso.

Tutti gli uffici del distretto hanno centrato al 31 dicembre 2024 l’obiettivo PNRR intermedio di smaltimento dell’arretrato civile, riducendo del 95% i procedimenti baseline 2019 (da 10.978 a soli 183 casi totali, con picchi come il -99,2% in Corte d’appello); per il target finale 2026 si è già all’89,7% di abbattimento, celebrando un recupero netto post-pandemia. Matteo Frasca elogia l’impegno per il rispetto dei nuovi parametri “statici” di arretrato. Il distretto comprende le Procure di Agrigento, Sciacca, Marsala, Trapani, Palermo e Termini Imerese ed è per dimensioni il quinto dei 26 distretti italiani.

Nel settore civile del distretto giudiziario di Palermo si registrano aumenti delle sopravvenienze del 4,9% e delle definizioni del 4,2%, ma i procedimenti pendenti crescono comunque del 2,4%: inversione di tendenza nel penale giudicante, con il totale che scende da 48.878 a 47.013 fascicoli (-3,8%), grazie a flessioni negli uffici ordinari, in Corte d’appello e Giudici di pace. Evidenziato dal presidente della Corte d’appello un andamento disomogeneo tra i due settori della giurisdizione. Il distretto comprende le Procure di Agrigento, Sciacca, Marsala, Trapani, Palermo e Termini Imerese ed è per dimensioni il quinto dei 26 distretti italiani.

Catania

«Per quanto concerne i delitti di associazione a delinquere di tipo mafioso e di scambio politico mafioso si registra un incremento del 10% rispetto al periodo precedente, essendo stati iscritti complessivamente 103 procedimenti (95 nei confronti di noti e 8 di ignoti) a fronte dei 94 del periodo precedente». Lo ha detto Giovanni Dipietro, presidente facente funzione della Corte d’Appello di Catania nella relazione per l’inaugurazione dell’Anno giudiziario. «Negli anni più recenti – ha proseguito Dipietro – la struttura e l’operatività delle associazioni mafiose sono divenute magmatiche, essendo caratterizzate dalla fluidità delle alleanze e della frequenza, molto maggiore che in passato, dei cambi di schieramento da parte degli associati, cambi che hanno determinato reazioni o fibrillazioni solo quando hanno riguardato soggetti che, per il loro ruolo nell’associazione di prima appartenenza, fossero in grado di portare con sé nella nuova associazione il controllo di piazze di spaccio o il controllo di lucrose estorsioni. La prima fonte di finanziamento ordinario e di guadagno delle associazioni mafiose è costituito dal traffico e dalla commercializzazione di consistenti quantità di sostanza stupefacente “leggera” e “pesante”, acquistata per il tramite di trafficanti calabresi e albanesi dai paesi produttori e poi distribuita attraverso l’organizzazione di vere e proprie ‘piazze di spacciò organizzate attraverso una vera e propria turnazione. Si comprende così come la prima causa di frizione e di scontri a fuoco tra i clan derivi proprio dai contrasti relativi alla gestione di tali piazze e dei lucrosi guadagni che ne derivano».

L’andamento della giurisdizione nel distretto si è mantenuto pressochè stabile. Le ormai croniche scoperture di organico (allo stato intorno al 12% dei posti di consigliere) fanno temere un appesantimento della situazione nel prossimo futuro», ha detto Giovanni Dipietro, presidente facente funzione della Corte d’Appello di Catania, nella relazione per l’inaugurazione dell’Anno giudiziario. «L’inadeguatezza dell’organico e le carenze delle strutture logistiche catanesi – ha proseguito Dipietro – comportano la necessità della continua ricerca di un precario equilibrio tra le sopravvenienze degli affari e le potenzialità definitorie del settore, mentre, a risorse attuali, resta difficilmente praticabile l’obiettivo di aggredire decisamente l’arretrato patologico. E, anche a causa delle carenze di organico (parimenti) relative al settore civile, non appare possibile il trasferimento di risorse da quest’ultimo settore a quello penale. Il conseguimento di risultati migliori, quindi, non può che rimanere legato alla copertura delle rilevanti vacanze nell’organico di magistratura, sia professionale, sia onoraria, nonchè al recupero degli ancora maggiori vuoti del personale amministrativo».

«Nel ribadire il diritto anche dei magistrati – particolarmente interessati dal progetto di riforma costituzionale dell’ordinamento giudiziario – di manifestare liberamente e nel confermare, ovviamente ma convintamente il pieno ossequio al prossimo responso referendario – quale libera espressione democratica della sovranità popolare – formulo il personale auspicio – ritengo largamente condivisibile – che qualunque sarà l’esito dell’imminente consultazione si apra poi una seria e approfondita riflessione sugli effetti del risultato della votazione che non costituirà la soluzione dei reali problemi della giustizia». Lo ha detto Giovanni Dipietro, presidente facente funzione della Corte d’Appello di Catania nella relazione per l’inaugurazione dell’Anno giudiziario.

Messina

«Il buon andamento della giurisdizione civile e penale nel distretto di Messina» resta confermato, «nonostante le limitazioni operative imposte dai persistenti vuoti di organico del personale di magistratura». Inizia evidenziando la carenza di magistrati la relazione del presidente della Corte d’appello di Messina Luigi Lombardo in occasione della cerimonia di inaugurazione dell’anno giudiziario a Messina. «A parte le scoperture esistenti – afferma – nel complesso tutti i capi degli uffici lamentano l’inadeguatezza delle piante organiche rispetto al numero delle sopravvenienze. Clamorosa l’inadeguatezza dell’organico della Procura per i minorenni. Attualmente, dopo che il procuratore Andrea Pagano ha lasciato l’ufficio per assumere le nuove funzioni di consigliere della Corte d’appello di Palermo, è presente un solo sostituto che esercita anche le funzioni di dirigente dell’ufficio». Il presidente Lombardo evidenzia che «le scoperture d’organico e l’incertezza sulle date di effettiva copertura dei posti vacanti incidono pesantemente sull’organizzazione, sulla programmazione dell’attività e sulla produttività degli uffici giudiziari, costringendo a piani di gestione basati su dati incerti e rendendo più difficile l’incremento della complessiva produttività dell’ufficio e il recupero dell’arretrato». «Nonostante tali criticità – sottolinea Lombardo – va dato atto che  gli uffici giudiziari del distretto della Corte di appello di Messina hanno mostrato una buona tenuta nella gestione del notevole carico di lavoro gravante su ciascuno di essi».

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2026-02-25 02:38:55

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