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«Scusate, ora riprendo». La voce spezzata di Guy Chiappaventi, giornalista di lungo corso e cronista del tg di La7, ha portato in diretta tv per pochi ma incancellabili secondi il volto “umano” di una categoria, quella del giornalismo professionale, che anche in questi giorni è finita sul “banco degli imputati” della gogna social – assieme a molti altri, soprattutto innocenti – per avere “spettacolarizzato” la tragedia di Crans Montana.
Nel nostro progetto “Gazzetta del Sud in classe con Noi Magazine”, durante gli incontri della GDS Academy e di UniMe GDS Lab, il laboratorio universitario di giornalismo, tra le prime cose di cui parliamo con studentesse e studenti c’è la “materia prima” delle notizie, che sono le persone. Ogni fatto è legato a un essere umano, e ogni racconto che se ne fa, specie su canali potenti come quelli mediatici, è un pesante riflettore che va acceso con cautela. Ricordiamo che la “libertà di stampa”, come tutte le altre, ha un limite, che è quello del rispetto della dignità delle persone e della verità dei fatti.
Lo diciamo per ragionarci su con chi aspira a fare questo lavoro, ma anche con chi vuole solo comprendere meglio in quale mondo si sta trovando a crescere, per capire che la tutela della sfera personale è un valore e che la denigrazione non è mai consentita. Che la solidarietà e l’empatia sono necessarie, nel giornalismo e nella vita di ogni giorno.
E’ un complicato equilibrio, quello dell’informazione professionale, fatto di esperienza, deontologia, misura, oggettività, anche distacco talvolta.
Ma senza mai perdere l’umanità: ce lo ricorderà sempre la voce di Guy Chiappaventi, spezzata dallo sgomento di fronte a quell’orrore. Era quella di tutte e tutti noi.
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