Crans Montana, i giovani e il “monito” di Mattarella: no ai giudizi, sì alla responsabilit

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Le parole del presidente della Repubblica Sergio Mattarella nel messaggio di fine anno, nella parte che rivolge ai giovani, sono quelle con cui sempre apriamo la prima edizione del nuovo anno, offrendole al nostro pubblico studentesco quale “dono” di buon auspicio per il futuro. Questa volta, però, qualcosa di sconvolgente, accaduto a poche ore dal quel discorso, ci tocca nel profondo e ci porta ad ampliare il senso di quelle parole, anzi, ad aggrapparci ad esse per trovare conforto e lenire dolore e sgomento.

La strage di ragazze e ragazzi di Crans Montana, oggi ci appare nitida in tutta la sua dimensione di irreparabile tragicità. In Italia si sono celebrate le esequie e le commemorazioni, e si è tornati a scuola dopo le giornate festive ma in molte classi ci sono vuoti che non potranno essere colmati. La community di Noi Magazine tra Sicilia e Calabria esprime la sua sincera vicinanza alle famiglie delle vittime e dei feriti, e partecipa al dolore delle comunità scolastiche coinvolte.

Il nostro è un progetto finalizzato a promuovere l’attenzione all’attualità e a fornire ai più giovani strumenti di decodifica adeguati. Solitamente in queste pagine non ci occupiamo direttamente di cronaca, ma lasciamo che siano loro stessi, i nostri studenti e studentesse, a scrivere di ciò che li colpisce, e con ogni probabilità nei prossimi giorni lo faranno anche riguardo a questa vicenda.

Tante parole sono state spese in questi giorni, molte fuori luogo, specie nella grande e cinica piazza social. Questo è certamente il tempo del dolore, del lutto, della solidarietà verso chi ha subito perdite incolmabili. Ogni altra considerazione non può che seguire il corso dei provvedimenti giudiziari.

Ma proprio le parole del presidente Mattarella sembrano adattarsi perfettamente a questa dolorosa vicenda, a cominciare dalla parte in cui stigmatizza chi giudica i giovani “senza conoscerli davvero” e in cui inneggia alla pace come «un modo di pensare: quello di vivere insieme agli altri, rispettandoli, senza pretendere di imporre loro la propria volontà, i propri interessi, il proprio dominio. Il modo di pensare, la mentalità, iniziano dalla vita quotidiana…».

Il presidente richiama poi ad un impegno collettivo per la coesione sociale: «Un bene che, tuttavia, non è mai acquisito definitivamente. Un bene per cui siamo chiamati a impegnarci, ognuno secondo il suo livello di responsabilità, senza che nessuno possa sentirsi esentato. Perché la Repubblica siamo noi. Ciascuno di noi. Di fronte all’interrogativo: “cosa posso fare io?” dobbiamo rimuovere il senso fatalistico di impotenza che rischia di opprimere ciascuno». E quindi il riferimento ai giovani: «Ma nessun ostacolo è più forte della nostra democrazia. Desidero ricordarlo a tutti noi e rivolgermi, particolarmente, ai più giovani. Qualcuno – che vi giudica senza conoscervi davvero – vi descrive come diffidenti, distaccati, arrabbiati: non rassegnatevi. Siate esigenti, coraggiosi. Scegliete il vostro futuro. Sentitevi responsabili come la generazione che, ottanta anni fa, costruì l’Italia moderna».

I giovani di Crans Montana non hanno potuto scegliere il loro futuro, così come molti altri, vittime di una società che non li sa proteggere. Per coloro che restano, quella preziosa, necessaria responsabilità individuale – richiamata dal presidente e richiesta a chiunque, nessuno escluso – può e deve esistere solo in un luogo, anzi in un abbraccio: quello della responsabilità delle persone adulte che li circondano.

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