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Patto per Napoli, in 4 anni più risorse e meno debiti: «Addio al rischio dissesto»
Nel 2022 la firma tra Manfredi e Draghi, i conti in rosso scesi da 5 a 3 miliardi. Dalla riscossione al patrimonio, le leve usate per recuperare risorse

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22:56
Il 29 marzo il “Patto per Napoli” compirà 4 anni, quasi un lustro fa il Comune – siamo a novembre del 2021 anno di insediamento della giunta guidata dal sindaco Gaetano Manfredi – aveva sul groppone 5 miliardi di debito tra disavanzo e debito finanziario e l’incubo del disseto. Oggi naviga in acque tranquille senza rischi di default. Manfredi, ratificò il Patto con il Presidente del Consiglio di allora Mario Draghi.
Il Patto vale per il Comune 1 miliardo e 244 milioni. Dal 2021 a oggi sono stati erogati 440 milioni, corrispondenti a circa il 36% circa del contributo complessivo. È tempo di bilancio dunque anche per il Patto, un obbligo di legge, così a firma del dirigente Raffaele Grimaldi – Coordinatore del Tavolo politico-gestionale – ha redatto il «Documento di sintesi del programma di risanamento del Comune di Napoli al 31 dicembre 2025».
GLI STEP
«Il disavanzo al 31 dicembre del 2021 era pari a 2 miliardi e 212 milioni. L’indebitamento finanziario superiore a 3,3 miliardi» in totale 5,5 miliardi. «Le cause dello squilibrio finanziario – si legge nel documento – sono da ricondursi, in estrema sintesi, ad una persistente crisi di liquidità determinata, principalmente, da una limitata capacità di riscossione delle entrate proprie che portarono già nel 2013 all’adesione alla procedura del riequilibrio finanziario pluriennale». Con il Patto lo Stato e il Comune resteranno legati fino al 2042, 20 anni per smaltire il debito e andare in bonis. La realtà è che il debito è già stato abbattuto per un miliardo e 650 milioni e nel 2032 il Comune non sarà più in procedura di riequilibrio. Del resto a fronte dell’ erogazione iniziale il Comune fino al 2032 dovrà versare una rata annuale di rimborso allo Stato di 175 milioni.
Nel Patto però vengono introdotte una serie di strumenti per fare sì che il Comune possa iniziare a camminare con le sue gambe e a creare sviluppo. Nella sostanza non è solo una operazione finanziaria. Una in particolare è tesa a ristorare le rate da 175 milioni. Vale a dire quella del miglioramento della riscossione con la postilla che tutto quello che il Comune incassa dalla riscossione e che supera la rata dei 175 milioni annui finisce nelle casse di Palazzo San Giacomo e non in quelle dello Stato. Così nasce “Napoli obiettivo valore” la società di riscossione coattiva che in due anni ha già incassato 250 milioni. Soldi che liberano risorse dal bilancio per la spese corrente. «Il Comune – si legge nel documento – è tenuto ad assicurare risorse finanziarie pari a un quarto del contributo statale. A tale ultimo riguardo, si specifica che la programmazione delle misure di competenza comunale è stata finalizzata alla produzione di un flusso di risorse finanziarie largamente superiore al quarto del contributo pluriennale statale». Lo Stato da lo Stato prende” si dice. E così è. Perché nel Patto è previsto l’aumento al massimo di tutte le gabelle del Comune. Poiché già stavano al massimo per il precedente piano di riequilibrio l’unico balzello ad aumentare dallo 0,1 allo 0,2 è l’addizionale Irpef che da un gettito maggiore di 15,6 milioni l’anno.
LO SCENARIO
Dunque nel Patto la prima leva per avere risorse proprie è stato l’obbligo di aumentare le performance della riscossione. Il secondo l’incremento delle tasse. Detto dell’Irpef ’arriva l’introduzione della Tassa di imbarco aeroportuale, anche questa è obbligo di legge, che però non impatta sui napoletani ma sui turisti. E che vale tra 10 e i 12 milioni l’anno. La terza gamba del Patto è la «valorizzazione e alienazione del patrimonio pubblico, attraverso il piano definito con la società Invimit». Il Fondo è stato creato e il Comune ha già conferito, non alienato, beni per 50 milioni che hanno prodotto una liquidità di 15 milioni ai quali vanno aggiunti altri 5,6 milioni per le alienazioni terreni, negozi e qualche casa che gli inquilini hanno voluto comprare. Entro l’anno si metterà mano alla revisione dei canoni di locazione così come da legge regionale. La quarta e ultima gamba del tavolo di risanamento è la «razionalizzazione delle aziende partecipate» che ormai non sono più in perdita. La partita dell’abbattimento del debito è la cartina tornasole che gli strumenti messi in campo dal Patto hanno funzionato: «La disponibilità delle ingenti risorse derivanti dai contributi statali e il raggiungimento degli obiettivi previsti dal cronoprogramma per gli anni dal 2022 al 2025, ha contribuito a conseguire pienamente l’obiettivo di riduzione del disavanzo che è passato da oltre 2 miliardi e 212 milioni a circa 1 miliardo e 581 milioni. Una ulteriore riduzione fino a 1 miliardo e 400 milioni è prevista sulla base del dato preconsuntivo 2025».
Patto per Napoli, in 4 anni più risorse e meno debiti: «Addio al rischio dissesto»
Nel 2022 la firma tra Manfredi e Draghi, i conti in rosso scesi da 5 a 3 miliardi. Dalla riscossione al patrimonio, le leve usate per recuperare risorse

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Il 29 marzo il “Patto per Napoli” compirà 4 anni, quasi un lustro fa il Comune – siamo a novembre del 2021 anno di insediamento della giunta guidata dal sindaco Gaetano Manfredi – aveva sul groppone 5 miliardi di debito tra disavanzo e debito finanziario e l’incubo del disseto. Oggi naviga in acque tranquille senza rischi di default. Manfredi, ratificò il Patto con il Presidente del Consiglio di allora Mario Draghi.
Il Patto vale per il Comune 1 miliardo e 244 milioni. Dal 2021 a oggi sono stati erogati 440 milioni, corrispondenti a circa il 36% circa del contributo complessivo. È tempo di bilancio dunque anche per il Patto, un obbligo di legge, così a firma del dirigente Raffaele Grimaldi – Coordinatore del Tavolo politico-gestionale – ha redatto il «Documento di sintesi del programma di risanamento del Comune di Napoli al 31 dicembre 2025».
GLI STEP
«Il disavanzo al 31 dicembre del 2021 era pari a 2 miliardi e 212 milioni. L’indebitamento finanziario superiore a 3,3 miliardi» in totale 5,5 miliardi. «Le cause dello squilibrio finanziario – si legge nel documento – sono da ricondursi, in estrema sintesi, ad una persistente crisi di liquidità determinata, principalmente, da una limitata capacità di riscossione delle entrate proprie che portarono già nel 2013 all’adesione alla procedura del riequilibrio finanziario pluriennale». Con il Patto lo Stato e il Comune resteranno legati fino al 2042, 20 anni per smaltire il debito e andare in bonis. La realtà è che il debito è già stato abbattuto per un miliardo e 650 milioni e nel 2032 il Comune non sarà più in procedura di riequilibrio. Del resto a fronte dell’ erogazione iniziale il Comune fino al 2032 dovrà versare una rata annuale di rimborso allo Stato di 175 milioni.
Nel Patto però vengono introdotte una serie di strumenti per fare sì che il Comune possa iniziare a camminare con le sue gambe e a creare sviluppo. Nella sostanza non è solo una operazione finanziaria. Una in particolare è tesa a ristorare le rate da 175 milioni. Vale a dire quella del miglioramento della riscossione con la postilla che tutto quello che il Comune incassa dalla riscossione e che supera la rata dei 175 milioni annui finisce nelle casse di Palazzo San Giacomo e non in quelle dello Stato. Così nasce “Napoli obiettivo valore” la società di riscossione coattiva che in due anni ha già incassato 250 milioni. Soldi che liberano risorse dal bilancio per la spese corrente. «Il Comune – si legge nel documento – è tenuto ad assicurare risorse finanziarie pari a un quarto del contributo statale. A tale ultimo riguardo, si specifica che la programmazione delle misure di competenza comunale è stata finalizzata alla produzione di un flusso di risorse finanziarie largamente superiore al quarto del contributo pluriennale statale». Lo Stato da lo Stato prende” si dice. E così è. Perché nel Patto è previsto l’aumento al massimo di tutte le gabelle del Comune. Poiché già stavano al massimo per il precedente piano di riequilibrio l’unico balzello ad aumentare dallo 0,1 allo 0,2 è l’addizionale Irpef che da un gettito maggiore di 15,6 milioni l’anno.
LO SCENARIO
Dunque nel Patto la prima leva per avere risorse proprie è stato l’obbligo di aumentare le performance della riscossione. Il secondo l’incremento delle tasse. Detto dell’Irpef ’arriva l’introduzione della Tassa di imbarco aeroportuale, anche questa è obbligo di legge, che però non impatta sui napoletani ma sui turisti. E che vale tra 10 e i 12 milioni l’anno. La terza gamba del Patto è la «valorizzazione e alienazione del patrimonio pubblico, attraverso il piano definito con la società Invimit». Il Fondo è stato creato e il Comune ha già conferito, non alienato, beni per 50 milioni che hanno prodotto una liquidità di 15 milioni ai quali vanno aggiunti altri 5,6 milioni per le alienazioni terreni, negozi e qualche casa che gli inquilini hanno voluto comprare. Entro l’anno si metterà mano alla revisione dei canoni di locazione così come da legge regionale. La quarta e ultima gamba del tavolo di risanamento è la «razionalizzazione delle aziende partecipate» che ormai non sono più in perdita. La partita dell’abbattimento del debito è la cartina tornasole che gli strumenti messi in campo dal Patto hanno funzionato: «La disponibilità delle ingenti risorse derivanti dai contributi statali e il raggiungimento degli obiettivi previsti dal cronoprogramma per gli anni dal 2022 al 2025, ha contribuito a conseguire pienamente l’obiettivo di riduzione del disavanzo che è passato da oltre 2 miliardi e 212 milioni a circa 1 miliardo e 581 milioni. Una ulteriore riduzione fino a 1 miliardo e 400 milioni è prevista sulla base del dato preconsuntivo 2025».
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