Trump: «Khamenei ora dovrebbe preoccuparsi». Teheran: colloqui con gli Usa venerdì in Oman

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Trump: «Khamenei ora dovrebbe preoccuparsi». Teheran: colloqui con gli Usa venerdì in Oman

Gli aggiornamenti in tempo reale sulla situazione in Medio Oriente

mercoledì 4 febbraio 2026

Negoziati Iran-Usa in bilico, Teheran conferma incontro venerdì

Dopo ore di incertezza per il timore che i colloqui fossero ormai destinati al fallimento, sembra tornare in carreggiata la via diplomatica tra Stati Uniti e Iran per scongiurare un nuovo attacco americano contro il regime. «I colloqui sono programmati per venerdì intorno alle 10 del mattino a Muscat», ha annunciato su X il ministro degli Esteri di Teheran, Abbas Araghchi, al termine di una giornata di incertezze sul formato dei negoziati, sui temi da affrontare, perfino sulla sede dell’incontro.

Tanto che prima dell’annuncio del capo della diplomazia iraniana, un funzionario israeliano citato da Ynet aveva parlato di «un divario tra le parti troppo ampio» da «non poter essere colmato». Secondo quanto riferito da Axios citando fonti americane, i piani di incontro sono tornati in essere dopo che diversi leader arabi e musulmani hanno fatto pressioni urgenti sull’amministrazione Trump. Secondo una fonte, gli Stati Uniti hanno accettato l’incontro in «rispetto» delle richieste degli alleati e per «continuare a seguire la via diplomatica». Un allarme rientrato dopo che Washington – sempre stando ad Axios – aveva respinto le ultime richieste di Teheran, facendo temere per l’incontro previsto per venerdì tra l’inviato di Donald Trump, Steve Witkoff, e il ministro degli Esteri iraniano, Abbas Araghchi. La Guida suprema Ali Khamenei «dovrebbe essere molto preoccupato», aveva tuonato il presidente Usa in un’intervista, pur lasciando intendere che gli iraniani stanno ancora negoziando. Stando a fonti americane di Axios e Channel 12 infatti, Witkoff e il genero di Trump, Jared Kushner, dovrebbero recarsi giovedì in Qatar, al termine della tappa di Abu Dhabi per la crisi ucraina, proprio per discutere della situazione con l’Iran. E se inizialmente, si temeva che sarebbero rientrati direttamente a Miami senza proseguire per l’Oman dove avrebbero dovuto incontrare gli emissari di Teheran, i funzionari statunitensi citati dai media avevano lasciato la porta aperta: «Se gli iraniani sono disposti a tornare al formato originale, gli Stati Uniti sono pronti a incontrarsi già questa settimana o la prossima». Dopo un mese di minacce da parte di Trump, che prima ha intimato agli ayatollah di cessare la repressione violenta delle proteste e poi ha spostato il focus sul dossier nucleare iraniano, sembrava che i colloqui dovessero tenersi inizialmente venerdì a Istanbul con la partecipazione di altri Paesi arabi e musulmani. Teheran aveva poi chiesto di spostarli in Oman e le agenzie iraniane avevano dato per certo il trasferimento dell’incontro a Muscat, mentre dagli Stati Uniti non era giunta alcuna conferma. «Pensavamo di aver stabilito un formato che era stato approvato in Turchia. Era creato da diversi partner che intendevano prendervi parte. Poi ho visto che gli iraniani non erano d’accordo», ha spiegato il segretario di Stato Marco Rubio in conferenza stampa a Washington, aggiungendo che la questione della sede era «ancora in via di discussione». «Se gli iraniani vogliono incontrarci, siamo pronti», aveva quindi ribadito. Ma, al di là della sede dei colloqui, ad accrescere le distanze tra le rispettive posizioni sarebbe stata soprattutto l’agenda sul tavolo. L’Iran aveva chiesto che i negoziati fossero esclusivamente bilaterali – senza la presenza di Paesi terzi – e si limitassero al solo dossier nucleare e delle scorte di uranio arricchito di cui dispone, mentre gli Stati Uniti hanno insistito per mettere sul tavolo anche il programma dei missili balistici e il finanziamento delle milizie filo-iraniane nella regione, da Hezbollah alla Jihad islamica palestinese fino agli Houthi yemenite. «Affinché i colloqui con l’Iran portino a qualcosa di significativo, dovrebbero includere certi elementi, a cominciare dalla discussione sui suoi missili balistici, il suo sostegno alle organizzazioni terroristiche nella regione, il programma nucleare e il trattamento riservato alla sua popolazione», ha ribadito Rubio ricevendo il no della Repubblica islamica: «La questione principale è la questione nucleare iraniana – ha fatto sapere il regime – e una delle richieste più importanti dell’Iran è la revoca delle sanzioni statunitensi». Tutto questo aveva portato i negoziati a un passo dal fallimento, che stando alle parole di Teheran, sembra essere stato scongiurato, almeno per ora. 

Teheran: i colloqui con gli Usa venerdì mattina a Muscat

I colloqui sul nucleare tra Iran e Stati Uniti «sono programmati per venerdì intorno alle 10 del mattino a Muscat»: lo ha scritto su X il ministro degli Esteri di Teheran, Abbas Araghchi.

Axios, gli incontri fra Usa e Iran in Oman ci saranno

Gli incontri in Oman di venerdì fra Stati Uniti e Iran ci saranno. Lo riporta Axios citando fonti americane, secondo le quali i piani di incontro sono tornati in essere dopo che diversi leader arabi e musulmani hanno fatto pressioni urgenti sull’amministrazione Trump. Secondo una fonte, l’amministrazione Trump ha accettato l’incontro in «rispetto» delle richieste degli alleati e per «continuare a seguire la via diplomatica». 

Negoziati Usa-Iran in bilico, saltano i colloqui di venerdì

Gli attesi colloqui tra Stati Uniti e Iran per scongiurare un nuovo attacco americano contro il regime sono a un passo dal fallimento ancora prima di cominciare. «Il divario tra le parti è troppo ampio e non può essere colmato», ha spiegato un funzionario israeliano a Ynet, al termine di una giornata di incertezze sul formato dei negoziati, sui temi da affrontare, perfino sulla sede dell’incontro. Washington, secondo fonti statunitensi ad Axios, avrebbe infatti respinto le ultime richieste di Teheran, facendo saltare l’incontro previsto per venerdì tra l’inviato di Donald Trump, Steve Witkoff, e il ministro degli Esteri iraniano, Abbas Araghchi. La Guida suprema Ali Khamenei «dovrebbe essere molto preoccupato», ha tuonato il presidente Usa in un’intervista, pur lasciando intendere che gli iraniani stanno ancora negoziando. Stando a fonti americane di Axios e Channel 12 infatti, Witkoff e il genero di Trump, Jared Kushner, dovrebbero recarsi giovedì in Qatar, al termine della tappa di Abu Dhabi per la crisi ucraina, proprio per discutere della situazione con l’Iran. E poi rientrare a Miami senza proseguire per l’Oman dove avrebbero dovuto incontrare gli emissari di Teheran. Tuttavia, hanno sottolineato i funzionari statunitensi, «se gli iraniani sono disposti a tornare al formato originale, gli Stati Uniti sono pronti a incontrarsi già questa settimana o la prossima». Dopo un mese di minacce da parte di Trump, che prima ha intimato agli ayatollah di cessare la repressione violenta delle proteste e poi ha spostato il focus sul dossier nucleare iraniano, sembrava che i colloqui dovessero tenersi inizialmente venerdì a Istanbul con la partecipazione di altri Paesi arabi e musulmani. Teheran aveva poi chiesto di spostarli in Oman e le agenzie iraniane avevano dato per certo il trasferimento dell’incontro a Muscat, mentre dagli Stati Uniti non era giunta alcuna conferma. «Pensavamo di aver stabilito un formato che era stato approvato in Turchia. Era creato da diversi partner che intendevano prendervi parte. Poi ho visto che gli iraniani non erano d’accordo», ha spiegato il segretario di Stato Marco Rubio in conferenza stampa a Washington, aggiungendo che la questione della sede era «ancora in via di discussione». «Se gli iraniani vogliono incontrarci, siamo pronti», aveva quindi ribadito. Ma, al di là della sede dei colloqui, ad accrescere le distanze tra le rispettive posizioni sarebbe stata soprattutto l’agenda sul tavolo. L’Iran aveva chiesto che i negoziati fossero esclusivamente bilaterali – senza la presenza di Paesi terzi – e si limitassero al solo dossier nucleare e delle scorte di uranio arricchito di cui dispone, mentre gli Stati Uniti hanno insistito per mettere sul tavolo anche il programma dei missili balistici e il finanziamento delle milizie filo-iraniane nella regione, da Hezbollah alla Jihad islamica palestinese fino agli Houthi yemenite. «Affinché i colloqui con l’Iran portino a qualcosa di significativo, dovrebbero includere certi elementi, a cominciare dalla discussione sui suoi missili balistici, il suo sostegno alle organizzazioni terroristiche nella regione, il programma nucleare e il trattamento riservato alla sua popolazione», ha ribadito Rubio ricevendo il no della Repubblica islamica: «La questione principale è la questione nucleare iraniana – ha fatto sapere il regime – e una delle richieste più importanti dell’Iran è la revoca delle sanzioni statunitensi». 

Trump: Khamenei dovrebbe essere preoccupato ora

La guida suprema iraniana, l’ayatollah Ali Khamenei, «dovrebbe essere preoccupato». Lo ha detto Donald Trump in un’intervista a Nbc di cui sono stati diffusi degli estratti. A chi gli chiedeva se Khamenei dovesse essere preoccupato ora, Trump ha risposto: «Direi che dovrebbe essere molto preoccupato. Come sapete stanno negoziando con noi», ha aggiunto Trump.

Axios: piani per colloqui Usa-Teheran verso fallimento

I piani per colloqui tra Usa e Iran vanno verso il fallimento. Lo rivela Axios citando due funzionari statunitensi, secondo cui Washington avrebbe respinto la richiesta di Teheran di spostare la sede degli incontri previsti per venerdì da Istanbul all’Oman e di tenere i colloqui in formato bilaterale. «Gli abbiamo detto che si fa così o niente – ha detto il funzionario – e loro hanno detto ‘ok niente’”. Per il funzionario gli Stati Uniti sono ancora disposti a riprendere i colloqui nel formato originale, che prevedeva la partecipazione di partner regionali come osservatori. «Vogliamo trovare un accordo molto velocemente o qualcuno inizierà a esplorare anche altre opzioni», ha riferito.

Rubio, necessario includere missili balistici in negoziati con Iran

Affinché i colloqui con l’Iran portino a qualcosa di significativo, dovrebbero «includere la discussione sui missili balistici»: lo ha detto il segretario di Stato Usa Marco Rubio in una conferenza stampa a Washington. 

Usa hanno rifiutato richiesta Iran di cambiare sede e formato colloqui

Gli Stati Uniti hanno comunicato all’Iran che non accetteranno le richieste di Teheran di modificare la sede e il formato dei colloqui previsti per venerdì, secondo quanto riferito da due funzionari statunitensi ad Axios. Questa situazione di stallo, scrive Axios, potrebbe bloccare il percorso diplomatico e convincere il presidente Trump a optare per un’azione militare. Stati Uniti e Iran avevano concordato di incontrarsi venerdì a Istanbul, con la partecipazione di altri Paesi mediorientali in qualità di osservatori. Tuttavia, martedì gli iraniani hanno dichiarato di voler spostare i colloqui in Oman e di volerli tenere in formato bilaterale, al fine di garantire che si concentrassero esclusivamente sulle questioni nucleari e non su altre questioni, come i missili, che sono prioritarie per gli Stati Uniti e i Paesi della regione. I funzionari statunitensi hanno preso in considerazione la richiesta di cambiare sede, ma mercoledì hanno deciso di respingerla, riporta Axios.

Media Israele: saltano i colloqui Usa-Iran, posizioni troppo distanti

Secondo fonti diplomatiche di Ynet, sarebbe stato annullato il round di colloqui previsto per venerdì tra Usa e Iran che avrebbe dovuto svolgersi nella capitale dell’Oman, Mascate. «Mentre l’Iran chiedeva di discutere esclusivamente della questione nucleare, gli americani non sarebbero disposti a limitare l’agenda dei negoziati a un solo tema», scrive il quotidiano israeliano, con le fonti parlano di «posizioni troppo distanti»

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Usa-Iran, gli aggiornamenti in tempo reale. 

Ultimo aggiornamento: 21:39
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Negoziati Iran-Usa in bilico, Teheran conferma incontro venerdì

Dopo ore di incertezza per il timore che i colloqui fossero ormai destinati al fallimento, sembra tornare in carreggiata la via diplomatica tra Stati Uniti e Iran per scongiurare un nuovo attacco americano contro il regime. «I colloqui sono programmati per venerdì intorno alle 10 del mattino a Muscat», ha annunciato su X il ministro degli Esteri di Teheran, Abbas Araghchi, al termine di una giornata di incertezze sul formato dei negoziati, sui temi da affrontare, perfino sulla sede dell’incontro.

Tanto che prima dell’annuncio del capo della diplomazia iraniana, un funzionario israeliano citato da Ynet aveva parlato di «un divario tra le parti troppo ampio» da «non poter essere colmato». Secondo quanto riferito da Axios citando fonti americane, i piani di incontro sono tornati in essere dopo che diversi leader arabi e musulmani hanno fatto pressioni urgenti sull’amministrazione Trump. Secondo una fonte, gli Stati Uniti hanno accettato l’incontro in «rispetto» delle richieste degli alleati e per «continuare a seguire la via diplomatica». Un allarme rientrato dopo che Washington – sempre stando ad Axios – aveva respinto le ultime richieste di Teheran, facendo temere per l’incontro previsto per venerdì tra l’inviato di Donald Trump, Steve Witkoff, e il ministro degli Esteri iraniano, Abbas Araghchi. La Guida suprema Ali Khamenei «dovrebbe essere molto preoccupato», aveva tuonato il presidente Usa in un’intervista, pur lasciando intendere che gli iraniani stanno ancora negoziando. Stando a fonti americane di Axios e Channel 12 infatti, Witkoff e il genero di Trump, Jared Kushner, dovrebbero recarsi giovedì in Qatar, al termine della tappa di Abu Dhabi per la crisi ucraina, proprio per discutere della situazione con l’Iran. E se inizialmente, si temeva che sarebbero rientrati direttamente a Miami senza proseguire per l’Oman dove avrebbero dovuto incontrare gli emissari di Teheran, i funzionari statunitensi citati dai media avevano lasciato la porta aperta: «Se gli iraniani sono disposti a tornare al formato originale, gli Stati Uniti sono pronti a incontrarsi già questa settimana o la prossima». Dopo un mese di minacce da parte di Trump, che prima ha intimato agli ayatollah di cessare la repressione violenta delle proteste e poi ha spostato il focus sul dossier nucleare iraniano, sembrava che i colloqui dovessero tenersi inizialmente venerdì a Istanbul con la partecipazione di altri Paesi arabi e musulmani. Teheran aveva poi chiesto di spostarli in Oman e le agenzie iraniane avevano dato per certo il trasferimento dell’incontro a Muscat, mentre dagli Stati Uniti non era giunta alcuna conferma. «Pensavamo di aver stabilito un formato che era stato approvato in Turchia. Era creato da diversi partner che intendevano prendervi parte. Poi ho visto che gli iraniani non erano d’accordo», ha spiegato il segretario di Stato Marco Rubio in conferenza stampa a Washington, aggiungendo che la questione della sede era «ancora in via di discussione». «Se gli iraniani vogliono incontrarci, siamo pronti», aveva quindi ribadito. Ma, al di là della sede dei colloqui, ad accrescere le distanze tra le rispettive posizioni sarebbe stata soprattutto l’agenda sul tavolo. L’Iran aveva chiesto che i negoziati fossero esclusivamente bilaterali – senza la presenza di Paesi terzi – e si limitassero al solo dossier nucleare e delle scorte di uranio arricchito di cui dispone, mentre gli Stati Uniti hanno insistito per mettere sul tavolo anche il programma dei missili balistici e il finanziamento delle milizie filo-iraniane nella regione, da Hezbollah alla Jihad islamica palestinese fino agli Houthi yemenite. «Affinché i colloqui con l’Iran portino a qualcosa di significativo, dovrebbero includere certi elementi, a cominciare dalla discussione sui suoi missili balistici, il suo sostegno alle organizzazioni terroristiche nella regione, il programma nucleare e il trattamento riservato alla sua popolazione», ha ribadito Rubio ricevendo il no della Repubblica islamica: «La questione principale è la questione nucleare iraniana – ha fatto sapere il regime – e una delle richieste più importanti dell’Iran è la revoca delle sanzioni statunitensi». Tutto questo aveva portato i negoziati a un passo dal fallimento, che stando alle parole di Teheran, sembra essere stato scongiurato, almeno per ora. 

Teheran: i colloqui con gli Usa venerdì mattina a Muscat

I colloqui sul nucleare tra Iran e Stati Uniti «sono programmati per venerdì intorno alle 10 del mattino a Muscat»: lo ha scritto su X il ministro degli Esteri di Teheran, Abbas Araghchi.

Axios, gli incontri fra Usa e Iran in Oman ci saranno

Gli incontri in Oman di venerdì fra Stati Uniti e Iran ci saranno. Lo riporta Axios citando fonti americane, secondo le quali i piani di incontro sono tornati in essere dopo che diversi leader arabi e musulmani hanno fatto pressioni urgenti sull’amministrazione Trump. Secondo una fonte, l’amministrazione Trump ha accettato l’incontro in «rispetto» delle richieste degli alleati e per «continuare a seguire la via diplomatica». 

Negoziati Usa-Iran in bilico, saltano i colloqui di venerdì

Gli attesi colloqui tra Stati Uniti e Iran per scongiurare un nuovo attacco americano contro il regime sono a un passo dal fallimento ancora prima di cominciare. «Il divario tra le parti è troppo ampio e non può essere colmato», ha spiegato un funzionario israeliano a Ynet, al termine di una giornata di incertezze sul formato dei negoziati, sui temi da affrontare, perfino sulla sede dell’incontro. Washington, secondo fonti statunitensi ad Axios, avrebbe infatti respinto le ultime richieste di Teheran, facendo saltare l’incontro previsto per venerdì tra l’inviato di Donald Trump, Steve Witkoff, e il ministro degli Esteri iraniano, Abbas Araghchi. La Guida suprema Ali Khamenei «dovrebbe essere molto preoccupato», ha tuonato il presidente Usa in un’intervista, pur lasciando intendere che gli iraniani stanno ancora negoziando. Stando a fonti americane di Axios e Channel 12 infatti, Witkoff e il genero di Trump, Jared Kushner, dovrebbero recarsi giovedì in Qatar, al termine della tappa di Abu Dhabi per la crisi ucraina, proprio per discutere della situazione con l’Iran. E poi rientrare a Miami senza proseguire per l’Oman dove avrebbero dovuto incontrare gli emissari di Teheran. Tuttavia, hanno sottolineato i funzionari statunitensi, «se gli iraniani sono disposti a tornare al formato originale, gli Stati Uniti sono pronti a incontrarsi già questa settimana o la prossima». Dopo un mese di minacce da parte di Trump, che prima ha intimato agli ayatollah di cessare la repressione violenta delle proteste e poi ha spostato il focus sul dossier nucleare iraniano, sembrava che i colloqui dovessero tenersi inizialmente venerdì a Istanbul con la partecipazione di altri Paesi arabi e musulmani. Teheran aveva poi chiesto di spostarli in Oman e le agenzie iraniane avevano dato per certo il trasferimento dell’incontro a Muscat, mentre dagli Stati Uniti non era giunta alcuna conferma. «Pensavamo di aver stabilito un formato che era stato approvato in Turchia. Era creato da diversi partner che intendevano prendervi parte. Poi ho visto che gli iraniani non erano d’accordo», ha spiegato il segretario di Stato Marco Rubio in conferenza stampa a Washington, aggiungendo che la questione della sede era «ancora in via di discussione». «Se gli iraniani vogliono incontrarci, siamo pronti», aveva quindi ribadito. Ma, al di là della sede dei colloqui, ad accrescere le distanze tra le rispettive posizioni sarebbe stata soprattutto l’agenda sul tavolo. L’Iran aveva chiesto che i negoziati fossero esclusivamente bilaterali – senza la presenza di Paesi terzi – e si limitassero al solo dossier nucleare e delle scorte di uranio arricchito di cui dispone, mentre gli Stati Uniti hanno insistito per mettere sul tavolo anche il programma dei missili balistici e il finanziamento delle milizie filo-iraniane nella regione, da Hezbollah alla Jihad islamica palestinese fino agli Houthi yemenite. «Affinché i colloqui con l’Iran portino a qualcosa di significativo, dovrebbero includere certi elementi, a cominciare dalla discussione sui suoi missili balistici, il suo sostegno alle organizzazioni terroristiche nella regione, il programma nucleare e il trattamento riservato alla sua popolazione», ha ribadito Rubio ricevendo il no della Repubblica islamica: «La questione principale è la questione nucleare iraniana – ha fatto sapere il regime – e una delle richieste più importanti dell’Iran è la revoca delle sanzioni statunitensi». 

Trump: Khamenei dovrebbe essere preoccupato ora

La guida suprema iraniana, l’ayatollah Ali Khamenei, «dovrebbe essere preoccupato». Lo ha detto Donald Trump in un’intervista a Nbc di cui sono stati diffusi degli estratti. A chi gli chiedeva se Khamenei dovesse essere preoccupato ora, Trump ha risposto: «Direi che dovrebbe essere molto preoccupato. Come sapete stanno negoziando con noi», ha aggiunto Trump.

Axios: piani per colloqui Usa-Teheran verso fallimento

I piani per colloqui tra Usa e Iran vanno verso il fallimento. Lo rivela Axios citando due funzionari statunitensi, secondo cui Washington avrebbe respinto la richiesta di Teheran di spostare la sede degli incontri previsti per venerdì da Istanbul all’Oman e di tenere i colloqui in formato bilaterale. «Gli abbiamo detto che si fa così o niente – ha detto il funzionario – e loro hanno detto ‘ok niente’”. Per il funzionario gli Stati Uniti sono ancora disposti a riprendere i colloqui nel formato originale, che prevedeva la partecipazione di partner regionali come osservatori. «Vogliamo trovare un accordo molto velocemente o qualcuno inizierà a esplorare anche altre opzioni», ha riferito.

Rubio, necessario includere missili balistici in negoziati con Iran

Affinché i colloqui con l’Iran portino a qualcosa di significativo, dovrebbero «includere la discussione sui missili balistici»: lo ha detto il segretario di Stato Usa Marco Rubio in una conferenza stampa a Washington. 

Usa hanno rifiutato richiesta Iran di cambiare sede e formato colloqui

Gli Stati Uniti hanno comunicato all’Iran che non accetteranno le richieste di Teheran di modificare la sede e il formato dei colloqui previsti per venerdì, secondo quanto riferito da due funzionari statunitensi ad Axios. Questa situazione di stallo, scrive Axios, potrebbe bloccare il percorso diplomatico e convincere il presidente Trump a optare per un’azione militare. Stati Uniti e Iran avevano concordato di incontrarsi venerdì a Istanbul, con la partecipazione di altri Paesi mediorientali in qualità di osservatori. Tuttavia, martedì gli iraniani hanno dichiarato di voler spostare i colloqui in Oman e di volerli tenere in formato bilaterale, al fine di garantire che si concentrassero esclusivamente sulle questioni nucleari e non su altre questioni, come i missili, che sono prioritarie per gli Stati Uniti e i Paesi della regione. I funzionari statunitensi hanno preso in considerazione la richiesta di cambiare sede, ma mercoledì hanno deciso di respingerla, riporta Axios.

Media Israele: saltano i colloqui Usa-Iran, posizioni troppo distanti

Secondo fonti diplomatiche di Ynet, sarebbe stato annullato il round di colloqui previsto per venerdì tra Usa e Iran che avrebbe dovuto svolgersi nella capitale dell’Oman, Mascate. «Mentre l’Iran chiedeva di discutere esclusivamente della questione nucleare, gli americani non sarebbero disposti a limitare l’agenda dei negoziati a un solo tema», scrive il quotidiano israeliano, con le fonti parlano di «posizioni troppo distanti»

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