Garlasco, Le Iene condannate per diffamazione sulla famiglia Cappa. Ma 2 nuovi testimoni riaccendono i riflettori su Stefania e la zia…

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Garlasco, Le Iene condannate per diffamazione sulla famiglia Cappa. Ma 2 nuovi testimoni riaccendono i riflettori su Stefania e la zia di Chiara

La condanna risale a fine ottobre ma la notizia è emersa solo ieri sera quando il programma di Mediaset è tornato a parlare del caso

Garlasco, Le Iene condannate per diffamazione sulla famiglia Cappa. Ma 2 nuovi testimoni riaccendono i riflettori su Stefania e la zia di Chiara
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lunedì 12 gennaio 2026, 12:34 – Ultimo aggiornamento: 13 gennaio, 07:57

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L’autore Riccardo Festinese e il giornalista Alessandro De Giuseppe  sono stati condannati in primo grado per diffamazione nei confronti della famiglia Cappa, parenti di Chiara Poggi, per un servizio del programma “Le Iene”, andato in onda nel maggio 2022. La condanna risale a fine ottobre ma la notizia è emersa solo ieri sera quando il programma di Mediaset è tornato a parlare del caso Garlasco con due «testimonianze completamente nuove»  che riaccendono i riflettori sul ruolo della cugina e della zia di Chiara Poggi. Gli autori all’inizio della trasmissione hanno precisato «di essere stati condannati in primo grado per diffamazione nei confronti della famiglia Cappa», ma di «aver fatto ricorso in appello» e di aver continuato l’inchiesta. Ma cosa è successo?

La condanna per diffamazione

Nelle motivazioni del verdetto, depositate a fine ottobre ma di cui si è avuta conoscenza solo oggi, la giudice  della terza sezione penale di Milano, Sara Faldini, scrive che appare «evidente» che nel servizio tv «si giunga a insinuare, benché tale non fosse l’obiettivo perseguito dagli imputati, che Cappa potesse avere avuto un ruolo nell’omicidio» di Chiara. E che si insinuasse ancora che erano «state tralasciate, forse anche dolosamente, delle dichiarazioni centrali all’accertamento della verità”

E’ diffamazione aggravata l’aver «insinuato nel corso dello speciale» televisivo che Stefania Cappa, una delle gemelle cugine di Chiara Poggi, «potesse essere coinvolta nell’omicidio» della studentessa, e in particolare averlo fatto riportando le dichiarazioni rilasciate all’epoca da Marco Muschitta, della cui «assoluta inattendibilità” aveva già dato conto il gup di Vigevano nella prima sentenza del 2009, che aveva assolto Alberto Stasi per il caso Garlasco.

La multa e il risarcimento

L’autore e il conduttore del servizio de ‘Le Iene’ andato in onda nel maggio 2022 e dal titolo ‘Speciale Le Iene, delitto di Garlasco, la verità di Alberto Stasi’, sono stati condannati a pagare una multa di 500 euro e a risarcire Stefania Cappa, parte civile dopo la querela e con gli avvocati Gabriele Casartelli e Matteo Bandello, con una provvisionale di 10mila euro.

 Nelle motivazioni la giudice chiarisce che «non è certamente possibile in questa sede» affrontare «l’estrema complessità della vicenda giuridica relativa all’omicidio di Chiara Poggi».

E che «la riapertura delle indagini», che ha portato Andrea Sempio ad essere indagato per la seconda volta, «documentata dalla difesa degli imputati», così come le «rilevate e notorie criticità del procedimento a carico di Stasi», condannato in via definitiva, e poi ancora «le vicende intricate ed estremamente complesse» e le «critiche mosse ai provvedimenti giudiziari e giurisdizionali, esulano dall’oggetto» del processo per diffamazione.

Chi sono l’autore e il giornalista condannati

Secondo l’imputazione, Riccardo Festinese, «quale autore», e Alessandro De Giuseppe, «quale conduttore», nel servizio del 24 maggio di quattro anni fa avrebbero «offeso la reputazione» di Stefania Cappa «insinuando un suo coinvolgimento nell’omicidio». In particolare, «riportando le dichiarazioni al riguardo rilasciate all’epoca» da Muschitta e «accreditandole sebbene ritrattate» perché «sarebbero state confermate da intercettazioni e altre deposizioni». Senza «riferire», scriveva la Procura, che «tali dichiarazioni erano state ritenute inutilizzabili».

Chi è Muschitta

Muschitta, tecnico del gas, aveva detto di aver notato, la mattina dell’omicidio, una ragazza bionda, simile alla cugina di Chiara, allontanarsi dalla villetta di via Pascoli in bicicletta, mentre teneva nella mano destra un attrezzo da camino, salvo poi ritrattare tutto, dicendo di esserselo inventato. Il pm in aula, poi, ha chiesto l’assoluzione per i due imputati, ma la giudice ha condiviso la linea della parte civile, facendo anche presente che Stefania Cappa «non è mai stata indagata» per l’omicidio. Le sentenze, «sia di assoluzione che di condanna» di Stasi, «nemmeno analizzano le dichiarazioni di Muschitta», a «riprova della loro sostanziale irrilevanza sul piano probatorio». Il programma, si legge ancora, ha fornito una «rappresentazione» del tutto «parziale». Per la giudice nel servizio «appare carente il riferimento all’inutilizzabilità delle dichiarazioni di Muschitta e alle supposte anomalie della sua ritrattazione». Servizio «volutamente e artatamente costruito per provocare nella donna una reazione scomposta», anche se Stefania Cappa «assunse un atteggiamento deciso ma pacato». 

Le nuove testimonianze emerse ieri

Intanto ieri sera sono state mostrate due «testimonianze completamente nuove», mai raccolte prima, di una donna e un uomo che non si conoscono ma che sostengono di aver assistito direttamente a al passaggio di Mariarosa Cappa, in un caso, e di una delle figlie, nell’altro, la mattina del 13 agosto 2007, giorno dell’omicidio di Chiara Poggi a Garlasco (Pavia). Due testimonianze che – se veritiere e confermate – potrebbero dare sostanza alla testimonianza dell’operaio Marco Muschitta, che aveva detto di aver visto uscire, quella mattina, da via Pascoli, dove si trova la casa dei Poggi, una ragazza bionda in bici. Deposizione che poi era stata dichiarata inattendibile dagli inquirenti. 

I nuovi testimoni, chi sono

I due presunti testimoni, che non si conoscerebbero, sono una donna che ha vissuto per molti anni a Garlasco, che ha detto di frequentare lo stesso bar della madre delle sorelle Cappa, «la Mariarosa», zia di Chiara Poggi, con cui si vedeva molto spesso a far colazione. La seconda testimonianza è quella di un uomo che ha una ditta in paese, incontrato dall’inviato più volte nel corso dei mesi ma che non ha mai detto nulla alle forze dell’ordine per non essere coinvolto e per «paura». Sia la donna sia l’uomo raccontano di aver visto qualcuno nei pressi della casa dei Poggi la mattina dell’omicidio: la donna, mentre si trovava in auto in via San Zeno, ha visto «un’auto arrivare da sinistra, e all’altezza del benzinaio, io avevo lo stop, ho dato la precedenza. Lei guidava così, attaccata al volante, perché lei è una che guida così, era lei sono sicura, m’aveva anche visto». «Erano tra le 9.15-9.30 e le 10» di quella mattina. Per la donna era Maria Rosa Poggi: «Sono sicurissima, macchina nera». «Ho solo un dubbio – aggiunge poi – che davanti c’era la figlia in bicicletta». L’uomo ha detto: «Io quel giorno sono passato di lì e ho visto una ragazza bionda, era in bicicletta una bicicletta nera, con un attrezzo in mano». «No l’orario no me lo ricordo, stavo andando a Pavia, e son passato di lì, ma non posso dirti ‘sta ragazza chi era con un attrezzo in mano, m’è sembrata, m’e sembrata la Cappa». Ora toccherà agli inquirenti decidere se queste frasi possano essere apportatrici di nuovi elementi utili all’indagine della Procura della Repubblica di Pavia, che vede al momento come unico indagato Andrea Sempio. 

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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