Una nuova audizione al senato usa ha rivelato quasi 900 conti bancari presso credit suisse (oggi ubs

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adolf hitler svizzera

GLI SVIZZERI NON SONO COSI’ NEUTRALI QUANDO C’È DA INCASSARE – UNA NUOVA AUDIZIONE AL SENATO USA HA RIVELATO QUASI 900 CONTI BANCARI PRESSO “CREDIT SUISSE” (OGGI UBS), COLLEGATI ALLA GERMANIA NAZISTA, ALLE SS E AD AZIENDE CHE PRODUCEVANO ARMAMENTI PER CONTO DEL REICH – UNA PARTE DI QUESTI RAPPORTI NON ERA MAI STATA COMUNICATA ALLE COMMISSIONI D’INCHIESTA DEGLI ANNI ‘90, CHE PORTARONO ALL’ACCORDO MILIARDARIO CON I SOPRAVVISSUTI ALLA SHOAH – IL SOSPETTO DI UNA RETE FINANZIARIA PIÙ AMPIA, ALIMENTATA ANCHE DA DENARO SOTTRATTO AGLI EBREI E COLLEGATA ALLE FUGHE DEI GERARCHI NEL DOPOGUERRA…

Estratto dell’articolo di Massimiliano Jattoni Dall’Asén per www.corriere.it

UBS – CREDIT SUISSE

 

Per decenni si è voluto credere che il capitolo dei conti nazisti nelle banche svizzere fosse definitivamente chiuso. Ora, una nuova indagine lo riapre con numeri che cambiano la scala del problema: 890 rapporti bancari finora sconosciuti sono emersi presso Credit Suisse, oggi parte di Ubs.

 

A portarli alla luce, davanti al Senato degli Stati Uniti, è stato il repubblicano Chuck Grassley. Si tratta di conti legati all’apparato economico del Terzo Reich e a imprese che lavoravano per la macchina bellica nazista. […]

ADOLF HITLER.

 

L’AUDIZIONE IN SENATO

Il rapporto finale dell’indagine è atteso nei prossimi mesi, ma secondo quanto emerso in audizione, tra i titolari o i soggetti collegati a questi conti figurerebbero strutture centrali dello Stato nazista — come il Ministero degli Esteri del Reich — insieme all’apparato economico delle SS e ad aziende impegnate nella produzione di armamenti.

 

[…] I documenti analizzati indicano che una parte di questi rapporti non era mai stata comunicata alle commissioni d’inchiesta degli anni Novanta, che portarono all’accordo miliardario con i sopravvissuti alla Shoah.

 

L’INCHIESTA DEL WALL STREET JOURNAL

[…] Le rivelazioni di questi ultimi giorni confermano quanto già emerso un anno fa, quando su Corriere avevamo raccontato come Credit Suisse fosse già finita sotto accusa, grazie a un’inchiesta del Wall Street Journal, per aver occultato informazioni cruciali sui propri legami con il nazismo.

 

Allora, si parlava di archivi interni mai consegnati agli inquirenti, di una lista di clienti marchiata con il timbro inquietante «American blacklist» e persino di un conto riconducibile alla Waffen-SS. Al centro di quella ricostruzione c’era l’avvocato americano Neil Barofsky, incaricato di scandagliare migliaia di documenti rimasti fuori dalle verifiche ufficiali degli anni Novanta e, poi, rimosso dall’incarico proprio mentre l’indagine iniziava a spingersi più a fondo.

 

IL RUOLO DI NEIL BAROFSKY

CREDIT SUISSE UBS

Oggi Barofsky è tornato al centro del dossier, questa volta su mandato di Ubs dopo la fusione d’emergenza che nel 2023 ha salvato Credit Suisse dal collasso. E i primi risultati sembrano confermare un sospetto che aleggiava da tempo: la rete dei rapporti bancari con l’apparato nazista sarebbe stata ben più estesa di quanto emerso nelle inchieste storiche.

 

IL DENARO RUBATO AGLI EBREI PER FINANZIARE IL TERZO REICH

Non si tratterebbe soltanto di conti «dormienti», ma di una struttura finanziaria che […] avrebbe accompagnato flussi di denaro sottratti a famiglie ebree e riorientati verso soggetti legati al regime. Nelle testimonianze rese al Senato è affiorato anche il tema delle cosiddette ratlines: i canali che avrebbero facilitato la fuga di ex gerarchi nazisti verso il Sud America, un intreccio di logistica, documenti e finanza che la storiografia conosce bene, ma che raramente aveva incrociato in modo così diretto i grandi istituti bancari.

UNIFORMI NAZISTE

 

UBS: «PROFONDO RAMMARICO»

Ubs ha parlato di «profondo rammarico» per quello che definisce un capitolo oscuro della storia bancaria svizzera e assicura piena collaborazione. Ma non sono mancate tensioni con i legislatori americani, che in audizione hanno lamentato ritardi e mancate consegne di documenti chiave. […]

 

L’ACCORDO MILIARDARIO DEL 1998

Il precedente pesa come un macigno. Nel 1998 — con la formalizzazione l’anno successivo — le principali banche svizzere accettarono di versare oltre un miliardo di dollari per chiudere le rivendicazioni legate ai conti dell’era nazista. Quell’accordo fu presentato come una resa dei conti definitiva. Ma ogni nuovo fascicolo che emerge oggi solleva una domanda scomoda: quanto era completo, allora, il perimetro della verità? […]

CREDIT SUISSEhitleradolf hitler josef mengele Hitler as a saylor by Hoffmannnazisti 4UBS CREDIT SUISSECredit Suisse CREDIT SUISSE UBS CREDIT SUISSE

 

Estratto dell’articolo di Massimiliano Jattoni Dall’Asén per www.corriere.it

UBS – CREDIT SUISSE

 

Per decenni si è voluto credere che il capitolo dei conti nazisti nelle banche svizzere fosse definitivamente chiuso. Ora, una nuova indagine lo riapre con numeri che cambiano la scala del problema: 890 rapporti bancari finora sconosciuti sono emersi presso Credit Suisse, oggi parte di Ubs.

 

A portarli alla luce, davanti al Senato degli Stati Uniti, è stato il repubblicano Chuck Grassley. Si tratta di conti legati all’apparato economico del Terzo Reich e a imprese che lavoravano per la macchina bellica nazista. […]

ADOLF HITLER.

 

L’AUDIZIONE IN SENATO

Il rapporto finale dell’indagine è atteso nei prossimi mesi, ma secondo quanto emerso in audizione, tra i titolari o i soggetti collegati a questi conti figurerebbero strutture centrali dello Stato nazista — come il Ministero degli Esteri del Reich — insieme all’apparato economico delle SS e ad aziende impegnate nella produzione di armamenti.

 

[…] I documenti analizzati indicano che una parte di questi rapporti non era mai stata comunicata alle commissioni d’inchiesta degli anni Novanta, che portarono all’accordo miliardario con i sopravvissuti alla Shoah.

 

L’INCHIESTA DEL WALL STREET JOURNAL

[…] Le rivelazioni di questi ultimi giorni confermano quanto già emerso un anno fa, quando su Corriere avevamo raccontato come Credit Suisse fosse già finita sotto accusa, grazie a un’inchiesta del Wall Street Journal, per aver occultato informazioni cruciali sui propri legami con il nazismo.

 

Allora, si parlava di archivi interni mai consegnati agli inquirenti, di una lista di clienti marchiata con il timbro inquietante «American blacklist» e persino di un conto riconducibile alla Waffen-SS. Al centro di quella ricostruzione c’era l’avvocato americano Neil Barofsky, incaricato di scandagliare migliaia di documenti rimasti fuori dalle verifiche ufficiali degli anni Novanta e, poi, rimosso dall’incarico proprio mentre l’indagine iniziava a spingersi più a fondo.

 

IL RUOLO DI NEIL BAROFSKY

CREDIT SUISSE UBS

Oggi Barofsky è tornato al centro del dossier, questa volta su mandato di Ubs dopo la fusione d’emergenza che nel 2023 ha salvato Credit Suisse dal collasso. E i primi risultati sembrano confermare un sospetto che aleggiava da tempo: la rete dei rapporti bancari con l’apparato nazista sarebbe stata ben più estesa di quanto emerso nelle inchieste storiche.

 

IL DENARO RUBATO AGLI EBREI PER FINANZIARE IL TERZO REICH

Non si tratterebbe soltanto di conti «dormienti», ma di una struttura finanziaria che […] avrebbe accompagnato flussi di denaro sottratti a famiglie ebree e riorientati verso soggetti legati al regime. Nelle testimonianze rese al Senato è affiorato anche il tema delle cosiddette ratlines: i canali che avrebbero facilitato la fuga di ex gerarchi nazisti verso il Sud America, un intreccio di logistica, documenti e finanza che la storiografia conosce bene, ma che raramente aveva incrociato in modo così diretto i grandi istituti bancari.

UNIFORMI NAZISTE

 

UBS: «PROFONDO RAMMARICO»

Ubs ha parlato di «profondo rammarico» per quello che definisce un capitolo oscuro della storia bancaria svizzera e assicura piena collaborazione. Ma non sono mancate tensioni con i legislatori americani, che in audizione hanno lamentato ritardi e mancate consegne di documenti chiave. […]

 

L’ACCORDO MILIARDARIO DEL 1998

Il precedente pesa come un macigno. Nel 1998 — con la formalizzazione l’anno successivo — le principali banche svizzere accettarono di versare oltre un miliardo di dollari per chiudere le rivendicazioni legate ai conti dell’era nazista. Quell’accordo fu presentato come una resa dei conti definitiva. Ma ogni nuovo fascicolo che emerge oggi solleva una domanda scomoda: quanto era completo, allora, il perimetro della verità? […]

CREDIT SUISSEhitleradolf hitler josef mengele Hitler as a saylor by Hoffmannnazisti 4UBS CREDIT SUISSECredit Suisse CREDIT SUISSE UBS CREDIT SUISSE

 

giorgia meloni piantedosi torino mattarella mantovano vannacci

DAGOREPORT – SONO GIORNI DIFFICILI PER GIORGIA MELONI: AL TRUMPISMO ON “ICE” E AL VANNACCISMO COL FEZ, ORA SI E’ AGGIUNTA LA RIMONTA DEL “NO” AL REFERENDUM SULLA RIFORMA DELLA GIUSTIZIA. IN CASO DI SCONFITTA, LA “FIAMMA MAGICA” DI PALAZZO CHIGI CERCA DI CONVINCERE LA DUCETTA CHE E’ MEGLIO ANDARE SUBITO AL VOTO ANTICIPATO, APPROFITTANDO DI UN CENTROSINISTRA IMBELLE E ANTICIPANDO LA NASCITA DEL PARTITO ULTRA-FASCIO DI VANNACCI – COME MAI A TORINO CERTI GRUPPUSCOLI EVERSIVI, DA TEMPO BEN ATTENZIONATI DALLA DIGOS, POSSONO DEVASTARE LA REDAZIONE DE “LA STAMPA” E PRENDERE A MARTELLATE UN POLIZIOTTO? PERCHÉ NON C’È STATA ADEGUATA PREVENZIONE? – RICICCIA LA “STRATEGIA DELLA TENSIONE” PERFETTA PER DISTRARRE L’ATTENZIONE DALLE MAGAGNE DEL GOVERNO? E IL DECRETO SICUREZZA SERVE PER NON PERDERE QUELLO ZOCCOLO DURO DELL’ELETTORATO DI DESTRA DELUSO DAL SUO CAMALEONTISMO DEMOCRISTIANO ED ECCITATO DAL VANNACCISMO? 

bruno valentinetti giorgia meloni angelo san lorenzo in lucina daniela memmo antonio damelio

DAGOREPORT – CI MANCAVANO SOLO I FASCIO-MONARCHICI! PER CAPIRE DA DOVE ARRIVA L’AFFRESCO DELL’ANGELO CON LE FATTEZZE DI GIORGIA MELONI, ALLA BASILICA DI SAN LORENZO IN LUCINA, A ROMA, BISOGNA GUARDARE ALLA VECCHIA ARISTOCRAZIA NERA ROMANA, CHE HA IN QUELLA CHIESA UN PUNTO DI RIFERIMENTO – LA CAPPELLA IN QUESTIONE È DEDICATA A UMBERTO II (IN ASSENZA DI UNA TOMBA AL PANTHEON, SOGNATA DAGLI EREDI) E IL RESTAURO PRECEDENTE, NEL 2003, FU FINANZIATO DA DANIELA MEMMO E DAL MARITO, ANTONIO D’AMELIO, FIGLIO DEL MINISTRO DELLA REAL CASA DI SAVOIA, CARLO – CHI HA PAGATO L’EX MILITANTE DELL’MSI BRUNO VALENTINETTI PER IL “RITOCCO” MELONIANO? IL COMMITTENTE SAPEVA CHE SAREBBE COMPARSO IL FACCIONE DI GIORGIA? IL PARROCO PARLA DI “SPONSOR, ASSOCIAZIONI E DUE FONDAZIONI”. QUALI? – IL SALDISSIMO RAPPORTO DEI CONIUGI MEMMO-D’AMELIO CON SVARIATI ESPONENTI DELLA DESTRA, A PARTIRE DA GIANNI ALEMANNO: IL LORO SALOTTO DI PALAZZO RUSPOLI È DIVENTATO IL CENACOLO PREFERITO DAL PIO ALFREDO MANTOVANO…

leonardo maria del vecchio

DAGOREPORT – IL DISASTROSO DEBUTTO TELEVISIVO DI LEONARDO MARIA DEL VECCHIO, CHE DOVEVA INCORONARE LA NUOVA STAR DEL CAPITALISMO ITALIANO PRONTO A PRENDERE IL POSTO DI JOHN ELKANN IN FUGA, HA SPINTO GLI “ADDETTI AI LIVORI” A DOMANDARSI: “CHI GLI VUOLE COSI MALE DA SUGGERIRE CHE ERA GIUNTA L’ORA FATALE DI DARSI UN’IMMAGINE PUBBLICA, ESPONENDOLO A ‘STA FIGURACCIA DA MILIARDARIO RINCITRULLITO CHE IN MEZZ’ORA HA PROMOSSO QUELLO SVALVOLATO DI LAPO ELKANN IN ARISTOTELE?” – FORSE LA RISPOSTA ALL’”HARAKIRI CATODICO” DI DEL VECCHIO JR ARRIVERÀ DOMENICA 8 FEBBRAIO DA UN’INCHIESTA DI “REPORT” SU ‘’EQUALIZE’’, LA CRICCA DI SPIONI MILANESI CHE PER ANNI HA DOSSIERATO PER CONTO DI GRANDI AZIENDE, POLITICI, BANCHIERI E IMPRENDITORI, TRA I QUALI SPICCA PROPRIO IL RAM-POLLO DEL VECCHIO – DAI VERBALI DEI PM MILANESI ESPLODE UN DELIRIO DI TRUFFE, RICATTI, INTERCETTAZIONI:“VOGLIO SAPERE I SOLDI NASCOSTI CHE HA MIA MAMMA, MIO FRATELLO, L’ALTRO MIO FRATELLO, MIO CUGINO, TUTTA LA FAMIGLIA…” – “REPORT” TIRA IN BALLO NON SOLO LA GUERRA DELLA FAMIGLIA DEL VECCHIO SULL’EREDITA’ DA SOGNO, DA 4 ANNI FERMA AL PALO, MA ANCHE UN POSSIBILE COLLEGAMENTO DI QUESTE ATTIVITÀ ILLEGALI CON IL RISIKO BANCARIO MPS E MEDIOBANCA…

donald trump flavio briatore

CIAO “BULLONAIRE”, SONO DONALD! – TRUMP, CON TUTTI I CAZZI E I DAZI CHE GLI FRULLANO NELLA TESTA, ALMENO DUE VOLTE A SETTIMANA TROVA IL TEMPO PER CAZZEGGIARE AL TELEFONO CON IL SUO VECCHIO AMICO FLAVIO BRIATORE – DA QUANDO HA VENDUTO IL TWIGA, L’EX FIDANZATO DI NAOMI CAMBPELL E HEIDI KLUM E’ UN PO’ SPARITO: CENTELLINA LE SUE APPARIZIONI TV, UN TEMPO QUASI QUOTIDIANE – IN DUE MESI È APPARSO NEI SALOTTI TV SOLO UN PAIO DI VOLTE: UNA A DICEMBRE A “DRITTO E ROVESCIO” CHEZ DEL DEBBIO, L’ALTRA MERCOLEDÌ SCORSO A “REALPOLITIK” MA NESSUNO SE N’È ACCORTO (UN TEMPO BRIATORE FACEVA NOTIZIA)

donald trump giorgia meloni ixe sondaggio

DAGOREPORT – CHE COSA SI PROVA A DIVENTARE “GIORGIA CHI?”, DOPO ESSERE STATA CARAMELLATA DI SALAMELECCHI E LECCA-LECCA DA DONALD TRUMP, CHE LA INCORONÒ LEADER “ECCEZIONALE”, “FANTASTICA”, “PIENA DI ENERGIA’’ E ANCHE “BELLISSIMA”? – BRUTTO COLPO, VERO, SCOPRIRE CHE IL PRIMO DEMENTE AMERICANO SE NE FOTTE DELLA “PONTIERA” TRA USA E UE CHE SI È SBATTUTA COME MOULINEX CONTRO I LEADER EUROPEI IN DIFESA DEL TRUMPISMO, E ORA NON RACCATTA NEMMENO UN FACCIA A FACCIA DI CINQUE MINUTI, COME È SUCCESSO AL FORUM DI DAVOS? – CHISSÀ CHE EFFETTO HA FATTO IERI A PALAZZO CHIGI LEGGERE SUL QUEL “CORRIERE DELLA SERA” CHE HA SEMPRE PETTINATO LE BAMBOLE DELL’ARMATA BRANCA-MELONI, IL DURISSIMO EDITORIALE DI UN CONSERVATORE DOC COME MARIO MONTI – CERTO, PER TOGLIERE LA MASCHERA ALL’INSOSTENIBILE GRANDE BLUFF DELLA “GIORGIA DEI DUE MONDI”, C’È VOLUTO UN ANNO DI ”CRIMINALITÀ” DI TRUMP MA, SI SA, IL TEMPO È GALANTUOMO, I NODI ALLA FINE ARRIVANO AL PETTINE E LE CONSEGUENZE, A PARTIRE DAL REFERENDUM SULLA GIUSTIZIA DI FINE MARZO, POTREBBERO ESSERE MOLTO AMARE TRASFORMANDO IL ”NO” ALL’UNICA RIFORMA DEL GOVERNO IN UN “NO” AL LEGAME DI MELONI CON LA DERIVA FASCIO-AUTORITARIA DI TRUMP… 

tommaso cerno barbara d'urso durso d urso francesca chaouqui annamaria bernardini de pace

FLASH – IERI SERA GRAN RADUNO DI PARTY-GIANI ALLA CASA MILANESE DI TOMMASO CERNO, PER CELEBRARE IL 51ESIMO COMPLEANNO DEL DIRETTORE DEL “GIORNALE” – NON SI SONO VISTI POLITICI, AD ECCEZIONE DI LICIA RONZULLI. IN COMPENSO ERANO PRESENTI L’AVVOCATESSA ANNAMARIA BERNARDINI DE PACE E L’EX “PAPESSA” FRANCESCA IMMACOLATA CHAOUQUI. A RUBARE LA SCENA A TUTTE, PERÒ C’HA PENSATO UNA SFAVILLANTE BARBARA D’URSO STRETTA IN UN ABITINO DI DOLCE E GABBANA: “BARBARELLA” AVREBBE DELIZIATO I PRESENTI ANNUNCIANDO CHE, DOPO FABRIZIO CORONA, ANCHE LEI TIRERÀ FUORI QUALCHE VECCHIA MAGAGNA…

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