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Saranno spostati nei locali della curia i beni preziosi della chiesa delle Grazie a Niscemi al limite della zona rossa. Lo ha deciso la soprintendente ai beni culturali Daniela Vullo al termine del sopralluogo previsto per una ricognizione in zona rossa ma anche in tutto il resto del centro storico. «Sono delle tele e delle sculture – ha detto Daniela Vullo – per essere sicuri che siano in sicurezza se prossimamente la zona sarà dichiarata fuori pericolo ritorneranno nel luogo di origine perché così è giusto che sia».
Il punto della situazione a fine mattinata in Comune. Il nodo è la biblioteca con i quattromila libri da salvare, l’edificio si trova sull’orlo del precipizio. La stanza che ospita i libri è quella che rischia di cadere da un momento all’altro.
«Faremo il possibile per salvare i libri – ha detto la soprintendente -. Ma ci rimettiamo alle decisioni della protezione civile e dei vigili del fuoco, non sta a noi decidere». Anche per la soprintendente delegata dall’assessore ai beni culturali Francesco Scarpinato non è stato possibile entrare all’interno dei i palazzi storici che si trovano in zona rossa.
Il palazzo Iacona di Castellana che si affaccia sul burrone è dice Daniela Vullo: «Uno dei palazzi più belli direi non solo di Niscemi ma anche di tutta la Sicilia con una tradizione storica e architettonicamente interessante situato in una zona ad altissimo rischio». Lo “ius populandi”, di Niscemi fu concesso a Donna Giovanna Branciforti nel 1626. Niscemi è un paese di nuova fondazione, direbbero gli storici, si parla tuttavia di beni architettonici di inestimabile valore. Dimore nobiliari, palazzi, chiese, costruzioni da tutelare e proteggere, alcuni in questo momento sono a rischio.
Nel perimetro della frana due beni monumentali di costruzione civile con dichiarazione di bene culturale Villa Jacona di Castellena oltre il Belvedere e palazzo Branciforti e al limite della zona rossa si trova la chiesa delle Grazie. Tutti gli altri, chiese e palazzi stanno a un passo dalla linea di confine dei 150 metri dalla soglia della frana.
Il nucleo originario di Niscemi fu costruito proprio nella zona interessata al cedimento. Niscemi ha subito anche la devastazione di un terremoto nel 1693 come racconta Daniela Vullo in un libello dal titolo “Niscemi 1693-1993, tre secoli di storia”. Nel febbraio del 1693 pochi giorni dopo il disastroso terremoto il principe Carlo Maria Caraffa chiese aiuti alla regia magna curia per la ricostruzione. Niscemi sembra essere un paese segnato sin dagli albori dalle calamità naturali.
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