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America’s Cup, Napoli piace attesi altri tre team: c’è anche l’Australia
Slitta al 31 marzo il termine per iscriversi, sprint degli Usa e di un’altra barca italiana. Già scattati due mesi di tempo in più: «Beneficio anche per Mascalzone latino»

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22:56
Da coppa Extra small a coppa Extra large e così l’Ac Partnership, l’organismo che governa l’America’s cup che si compone dei cinque team partecipanti alla Coppa America napoletana, ha deciso di posticipare le iscrizioni tardive al 31 marzo. Due mesi di tempo per dare la possibilità a più team di aderire a quella che ora sembra una flotta ben composta rispetto al numero esiguo di qualche mese fa.
Avranno più tempo gli Americani di Riptide Racing che a dicembre hanno manifestato l’intenzione di partecipare e sono a caccia di investitori. Avrà tempo un team australiano di cui si parla che possa arrivare a Napoli anche in proiezione 2029. Avrà tempo Mascalzone Latino. La sfida napoletana che fa capo a Vincenzo Onorato è rimasta sempre nell’ombra. Non si sa in che modo potrebbe partecipare, se con l’AC75 oppure con i giovani. Ma anche in questo caso è una questione di tempo e di soldi. Avere una barca partenopea può dare più sale all’America’s cup anche se la possibilità rimane nel campo del vorrei ma non posso.
Dalton
È stato lo stesso Ceo di America’s Cup Grant Dalton ad ufficializzare in qualche modo la possibilità di nuove sfide nel podcast diffuso in questi giorni da America’s Cup. Un video girato a Napoli nel quale parla della possibilità di aderire da parte di team dell’ultimo minuto e con quali barche potrebbero partecipare. «È possibile – ha detto – la nostra barca del 2001 sia utilizzabile, ma servono circa 20.000 ore di lavoro per adattarla al nuovo regolamento. Alcuni team hanno chiesto informazioni: australiani, un team americano, Riptide, e altri che stanno valutando come Mascalzone Latino. Eventuali estensioni delle scadenze ora non dipendono più da noi, ma dal Challenger of Record. Sarà una decisione del board». Riptide Racing è probabilmente la barca più accreditata per aumentare il numero dei partecipanti. Gli americani hanno spiegato di puntare a un budget complessivo di 50 milioni di dollari, con l’obiettivo di raccoglierne circa 30 milioni in tempo per rispettare la scadenza allora prevista del 31 gennaio 2026. Con il nuovo termine fissato a fine marzo, il team dispone ora di un margine temporale più ampio per raggiungere il traguardo finanziario prefissato.
L’entusiasmo
L’America’s Cup tutta è rimasta estasiata dalla presentazione dei team a Palazzo Reale: «Quando a maggio abbiamo annunciato che saremmo venuti a Napoli – prosegue Dalton – , lo abbiamo fatto a Castel dell’Ovo, sul lungomare, ed è stato il caos totale. Ma andava benissimo così. La presentazione a palazzo Reale era molto più organizzata. Gli ingressi erano praticamente introvabili, il teatro era completamente pieno, solo posti in piedi». La partnership tra i cinque team ha sicuramente dato un impulso notevole al decollo della Coppa America. «Da quando abbiamo rimesso tutto in carreggiata a luglio, c’è stato un approccio più collaborativo. La prova è nel risultato. Non so come sarà stare nella stessa stanza con alcuni di questi ragazzi: parliamo di 175 anni di storia. Il gioco, storicamente, è sempre stato odiare l’altro. Ora invece siamo tutti dalla stessa parte. Si potrebbe dire che, a livello generazionale, è quasi sbagliato che stiamo nella stessa stanza, perché dovremmo detestarci. E loro di certo non piacciono a me, su questo non ci sono dubbi. Quindi bisogna mettersi i “pantaloni da grandi”, perché altrimenti siamo la generazione sbagliata per fare questa cosa. Potremmo rovinare tutto in una settimana, semplicemente litigando e non trovando accordi. Tutti hanno dovuto cedere qualcosa. Se non l’avessimo fatto, la Coppa non sarebbe morta – ha già attraversato alti e bassi – ma era sicuramente in difficoltà».
Protocollo
Un protocollo di 700 pagine rivisto 27 volte e rigorosamente top secret. Chi firma ora è dentro anche per il 2029. Un risultato importante soprattutto per i tifosi di coppa. «Io credo che dobbiamo tutto ai tifosi. Ogni sport lo dice. Dobbiamo molto anche a Napoli e all’Italia. Serve equilibrio: tempo per costruire barche veloci e tempo per regatare, per tenere vivo il fuoco. In questo ciclo lo faremo con due o tre regate quest’anno e poi l’evento principale l’anno prossimo. Ma, onestamente, tutto inizia davvero a maggio dell’anno prossimo. Per l’America’s Cup, quello è praticamente domani». Il primo appuntamento sarà a maggio a Cagliari dal 21 al 24 maggio. Poi si parla di una tappa napoletana 25-28 giugno. Una terza tappa di avvicinamento si potrebbe tenere a settembre o in primavera. Poi la Louis Vuitton Cup e la data da segnare con il circoletto rosso: 10 luglio 2027 quando comincerà la sfida per l’America’s Cup.
America’s Cup, Napoli piace attesi altri tre team: c’è anche l’Australia
Slitta al 31 marzo il termine per iscriversi, sprint degli Usa e di un’altra barca italiana. Già scattati due mesi di tempo in più: «Beneficio anche per Mascalzone latino»

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Da coppa Extra small a coppa Extra large e così l’Ac Partnership, l’organismo che governa l’America’s cup che si compone dei cinque team partecipanti alla Coppa America napoletana, ha deciso di posticipare le iscrizioni tardive al 31 marzo. Due mesi di tempo per dare la possibilità a più team di aderire a quella che ora sembra una flotta ben composta rispetto al numero esiguo di qualche mese fa.
Avranno più tempo gli Americani di Riptide Racing che a dicembre hanno manifestato l’intenzione di partecipare e sono a caccia di investitori. Avrà tempo un team australiano di cui si parla che possa arrivare a Napoli anche in proiezione 2029. Avrà tempo Mascalzone Latino. La sfida napoletana che fa capo a Vincenzo Onorato è rimasta sempre nell’ombra. Non si sa in che modo potrebbe partecipare, se con l’AC75 oppure con i giovani. Ma anche in questo caso è una questione di tempo e di soldi. Avere una barca partenopea può dare più sale all’America’s cup anche se la possibilità rimane nel campo del vorrei ma non posso.
Dalton
È stato lo stesso Ceo di America’s Cup Grant Dalton ad ufficializzare in qualche modo la possibilità di nuove sfide nel podcast diffuso in questi giorni da America’s Cup. Un video girato a Napoli nel quale parla della possibilità di aderire da parte di team dell’ultimo minuto e con quali barche potrebbero partecipare. «È possibile – ha detto – la nostra barca del 2001 sia utilizzabile, ma servono circa 20.000 ore di lavoro per adattarla al nuovo regolamento. Alcuni team hanno chiesto informazioni: australiani, un team americano, Riptide, e altri che stanno valutando come Mascalzone Latino. Eventuali estensioni delle scadenze ora non dipendono più da noi, ma dal Challenger of Record. Sarà una decisione del board». Riptide Racing è probabilmente la barca più accreditata per aumentare il numero dei partecipanti. Gli americani hanno spiegato di puntare a un budget complessivo di 50 milioni di dollari, con l’obiettivo di raccoglierne circa 30 milioni in tempo per rispettare la scadenza allora prevista del 31 gennaio 2026. Con il nuovo termine fissato a fine marzo, il team dispone ora di un margine temporale più ampio per raggiungere il traguardo finanziario prefissato.
L’entusiasmo
L’America’s Cup tutta è rimasta estasiata dalla presentazione dei team a Palazzo Reale: «Quando a maggio abbiamo annunciato che saremmo venuti a Napoli – prosegue Dalton – , lo abbiamo fatto a Castel dell’Ovo, sul lungomare, ed è stato il caos totale. Ma andava benissimo così. La presentazione a palazzo Reale era molto più organizzata. Gli ingressi erano praticamente introvabili, il teatro era completamente pieno, solo posti in piedi». La partnership tra i cinque team ha sicuramente dato un impulso notevole al decollo della Coppa America. «Da quando abbiamo rimesso tutto in carreggiata a luglio, c’è stato un approccio più collaborativo. La prova è nel risultato. Non so come sarà stare nella stessa stanza con alcuni di questi ragazzi: parliamo di 175 anni di storia. Il gioco, storicamente, è sempre stato odiare l’altro. Ora invece siamo tutti dalla stessa parte. Si potrebbe dire che, a livello generazionale, è quasi sbagliato che stiamo nella stessa stanza, perché dovremmo detestarci. E loro di certo non piacciono a me, su questo non ci sono dubbi. Quindi bisogna mettersi i “pantaloni da grandi”, perché altrimenti siamo la generazione sbagliata per fare questa cosa. Potremmo rovinare tutto in una settimana, semplicemente litigando e non trovando accordi. Tutti hanno dovuto cedere qualcosa. Se non l’avessimo fatto, la Coppa non sarebbe morta – ha già attraversato alti e bassi – ma era sicuramente in difficoltà».
Protocollo
Un protocollo di 700 pagine rivisto 27 volte e rigorosamente top secret. Chi firma ora è dentro anche per il 2029. Un risultato importante soprattutto per i tifosi di coppa. «Io credo che dobbiamo tutto ai tifosi. Ogni sport lo dice. Dobbiamo molto anche a Napoli e all’Italia. Serve equilibrio: tempo per costruire barche veloci e tempo per regatare, per tenere vivo il fuoco. In questo ciclo lo faremo con due o tre regate quest’anno e poi l’evento principale l’anno prossimo. Ma, onestamente, tutto inizia davvero a maggio dell’anno prossimo. Per l’America’s Cup, quello è praticamente domani». Il primo appuntamento sarà a maggio a Cagliari dal 21 al 24 maggio. Poi si parla di una tappa napoletana 25-28 giugno. Una terza tappa di avvicinamento si potrebbe tenere a settembre o in primavera. Poi la Louis Vuitton Cup e la data da segnare con il circoletto rosso: 10 luglio 2027 quando comincerà la sfida per l’America’s Cup.
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