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Mirko Casadei con il padre Raoul
Ravenna, 4 febbraio 2026 – La Ca’ del Liscio finisce all’asta ed il mondo della musica accusa una ulteriore mazzata. Lo storico locale di Ravenna proprio quest’anno avrebbe compiuto 50 anni di vita, ma dopo anni di successi, nel nuovo secolo ha vissuto stagioni di sofferenza, al pari di tanti altri locali da ballo.
Il sogno del 1976: da Mina a Vasco Rossi
Era il 1976 quando Raoul Casadei, all’epoca all’apice del suo successo, inaugurò l’attività, estesa 5mila metri quadrati su due piani, circondata da cinque ettari di verde e un ampio parcheggio per auto e pullman di gruppi che provenivano da tutta Italia, richiamati da un cartellone ricchissimo di nomi di primo piano. Raoul Casadei e la sua orchestra tennero centinaia di spettacoli, in quello che aveva immaginato come un vero e proprio centro del divertimento dove aveva previsto anche bar, ristoranti, piscine, alberghi e campi da tennis. Qui si sono esibiti Mina, Ray Charles, Grace Jones, Gloria Gaynor, Vasco Rossi, Raffaella Carrà, Adriano Celentano, Claudio Baglioni, Renato Zero, Riccardo Cocciante e altri big.

Il fallimento e la base d’asta milionaria
Recentemente la Ca’ del Liscio, che è stata poi ribattezzata Ca’ del Ballo, era chiusa, con la scritta vendesi sui cancelli in via Dismano nelle campagne di Ravenna, affissa dalla proprietà, il gruppo Angeletti con sede a Orciano Terre Roveresche in provincia di Pesaro-Urbino. Con la pandemia del 2020, la gestione era diventata complicata e la situazione debitoria ha raggiunto livelli alti, sino ad un anno fa, nel gennaio 2025, quando la società è stata ammessa alla procedura di concordato in continuità con vendita dei beni. Ci sono stati molti tentativi di salvarla, ma alla fine tutto si è concluso con un nulla di fatto, obbligando di fatto il tribunale di Ravenna ad ufficializzare il fallimento e a pubblicare una vendita all’asta per 4,7 milioni di euro.
Mirko Casadei: “Papà investì miliardi, era un visionario”
Raoul ci ha lasciati cinque anni fa, il 13 marzo 2021, stroncato dal Covid all’età di 83 anni, tuttavia il figlio Mirko, quando seppe della possibile vendita, lo scorso anno propose ai potenziali acquirenti di fare il direttore artistico e rilanciare la Ca’ del Liscio, ma anche questa idea naufragò, con grande amarezza.
Mirko non demorde, ma mette in guardia le istituzioni su possibili speculazioni: “Da più parti arrivano appelli per non perdere e rilanciare il locale da ballo dove si sono tenuti grandi spettacoli e concerti di livello nazionale ed internazionale, mio padre ha costruito la Ca’ del Liscio con i suoi soldi, investendo miliardi di vecchie lire. Era un progetto visionario, con un’architettura moderna e futurista, una struttura in cemento armato sorretta e sospesa sulle colonne”.
“Qui si sono esibiti i più grandi artisti dell’epoca”
“Nell’arena da 5mila posti si sono esibiti i più grandi artisti dell’epoca e ogni sera arrivavano centinaia di auto e più di venti pullman – prosegue Mirko Casadei -. All’epoca mio padre soltanto per aprire i cancelli spendeva l’equivalente di 10-15mila euro, ma l’idea fu vincente e ospitammo appassionati di musica provenienti da tutta Italia e anche dall’estero. Raoul poi vendette il locale e la nuova proprietà diede una diversa impostazione. Il locale andò giù e poi la crisi delle discoteche diede il colpo di grazia ai gestori”.
L’appello contro gli speculatori
In questi giorni sono in tanti a farsi avanti, ma il figlio del Re del Liscio storce il naso: “Oggi vedo e sento tanti personaggi proporsi, ma sono soltanto persone che vogliono speculare, inclusi sedicenti imprenditori del liscio. A mio avviso occorre un imprenditore facoltoso, ma che abbia amore e una visione innovativa come mio padre, con l’idea e l’obiettivo di portare grandi eventi. Io in quel caso sarei disponibile a sostenere il progetto e a dare il mio contributo. L’alternativa sarebbe un intervento pubblico, anche se la Regione e il Comune, ritengo che debbano occuparsi d’altro. Ci vuole un privato in grado di investire per rilanciare la Ca’ del Liscio come un grande centro internazionale della musica, dove far esibire le orchestre romagnole, ma anche i grandi artisti che spaziano dal jazz al pop, dal rock alla musica classica”.
Quella volta che Baglioni fece crollare le porte
Mirko Casadei ricorda un aneddoto: “Il record di presenze lo toccammo con il concerto di Claudio Baglioni, quando registrammo 6mila persone, ma erano talmente pressate che hanno divelto le porte, roba da matti”.
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