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«Secondo gli esperti frane di questa tipologia», come a Niscemi, «hanno una tipica tendenza alla retrogressione. L’arretramento del ciglio di scarpata tende infatti a propagarsi progressivamente verso monte, cioè verso il centro storico, in direzione del centro abitato, secondo un meccanismo già documentato negli eventi storici. Il fenomeno attuale è suscettibile di evoluzione retrogressiva, purtroppo. Sulla base delle geometrie osservate del confronto con la frana del 1997 e dell’evento storico del 1790 è plausibile ipotizzare, dicono ancora gli scienziati, un ulteriore arretramento del ciglio di scarpata dell’ordine di alcune decine di metri, soprattutto in caso di nuove piogge abbondanti». Così il ministro per la Protezione civile e le Politiche del mare, Nello Musumeci, nel corso dell’informativa al Senato sugli eventi meteorologici che hanno colpito Sicilia, Calabria e Sardegna. Un’evoluzione che «potrebbe coinvolgere ulteriori edifici posti in prossimità del margine instabile e compromettere in modo permanente tratti di viabilità strategica – aggiunge – allo stato attuale non è ancora definita la soluzione da dare alle famiglie che sono state costrette ad abbandonare per sempre le loro case. Spetta alle autorità comunali avanzare una proposta risolutiva».
Musumeci fa poi sapere di «aver istituito presso il dipartimento Casa Italia che si occupa di ricostruzione e di prevenzione e strutturale, una commissione di studio per indagare sulle possibili evoluzioni del fenomeno e perché in questi anni il fenomeno si è sviluppato così rapidamente. Entro poche settimane avremo il parere tecnico sugli interventi da effettuare naturalmente nel post emergenza».
«Ho il diritto e il dovere di respingere con fermezza la rappresentazione che isola strumentalmente un singolo passaggio negli ultimi tre mesi del mio mandato, dal maggio all’agosto del 22, quando cioè sarebbe stato a me notificato, ed è stata notificato, l’esito del Pai con R4», il rischio più elevato, a Niscemi, «di una parte di quel fronte franoso tentando così di coprire un quarto di secolo di inerzie, omissioni e sottovalutazioni di altri». Così il ministro per la Protezione civile e le Politiche del mare, Nello
Musumeci, nel corso dell’informativa al Senato sugli eventi meteorologici che hanno colpito Sicilia, Calabria e Sardegna. «Non è compito mio cercare i responsabili. Ci penseranno altre istituzioni – aggiunge – ma non sono disposto a fare da copertura a chi aveva il compito istituzionale dopo il 1997 di intervenire per mettere in sicurezza quel territorio e non lo ha fatto».
«Quando arrivo alla Regione nel dicembre del 2017 la Sicilia è l’unica regione italiana a non avere l’autorità di bacino quindi la pianificazione e la gestione delle frane del rischio idrico e del rischio idrogeologico era frammentata fra mille enti – spiega -. Abbiamo istituito l’autorità di bacino in appena tre mesi, lo voglio dire con legittimo orgoglio: la salvezza, la sicurezza, la tutela del territorio era il primo obiettivo del mio governo».
A maggio 2022, «mancano quattro mesi alla scadenza della mia legislatura, la conseguenza dell’aggiornamento Pai era relativo a una porzione di suolo di alcune strade provinciali a basso versante e diceva che il rischio ormai si era talmente consolidato da arrivare a R4, cioè il rischio più elevato – aggiunge Musumeci – Parliamo non dell’abitato, ma di una porzione a valle di territorio attraversata dalle arterie provinciali. Proprio grazie a quell’aggiornamento si apre una fase operativa nuova tra il dipartimento regionale di protezione civile e il Comune di Niscemi a cominciare da ulteriori sopralluoghi che furono effettuati nell’ottobre del 2022 per verificare la compatibilità tra i vecchi progetti del 1997 e lo Stato attuale dei luoghi. Si capì che non erano più attendibili».
Il ministro fa poi sapere che «il tema Niscemi approderà dopo qualche anno a Roma al dipartimento di protezione civile nazionale con una riunione risolutiva che affida al Comune il compito di quantificare finalmente la somma necessaria al piano di demolizione di 71 edifici inabitabili, adempimento che consente al Comune di Niscemi di ottenere le risorse necessarie e di potere quindi agire».
«Non intendo certo ignorare la campagna mediatica che in questi giorni si è sviluppata attorno a presunte inefficienze del governo e di questo ministro a proposito di attività di protezione civile. Una campagna che è andata ben oltre la normale dialettica politica. Giudizi sommari e frettolosi hanno cercato in malafede un capro espiatorio.
Soprattutto sulla frana di Niscemi, invece di provare a contribuire a una seria comprensione dei fatti non sono mancati veri e propri atti di sciacallaggio dentro e fuori varie istituzioni. Qualche volta anche dietro un’apparenza formale, non sono mancati gli sciacalli in giacca e cravatta. Prima di fare pagelle sulla credibilità degli altri bisognerebbe avere l’umiltà di pesare la propria credibilità», ha affermato Nello Musumeci.
«Il governo Meloni nei prossimi giorni provvederà a integrare alle tre regioni interessate» dal maltempo «le risorse che dovranno consentire gli interventi nel più breve tempo possibile e con la migliore qualità possibile. Si tratterà di un provvedimento interministeriale il cui finanziamento prescinde dai fondi per l’emergenza nazionale che dovessero essere integrati», ha detto il ministro Musumeci. «Intanto con le prime risorse erogate, i commissari delegati possono procedere all’affidamento degli incarichi per i progetti delle opere danneggiate e da ricostruire – prosegue – Alcune opere meno impegnative potrebbero essere realizzate nello spazio di pochi mesi, altre richiederanno più attenzione e più tempo».
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