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America’s Cup 2027, operai al lavoro: «Noi, fieri di contribuire al rilancio del territorio»
Le testimonianze: «Gli sbocchi professionali sono concreti ho inviato il curriculum, mi hanno preso»

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4 febbraio, 08:45
«Non capisco perché c’è gente del mio quartiere che mi incontra e mi dice che sono passato al “nemico”, ma di cosa parlano? Qui a Bagnoli non c’è nulla da 30 anni e quando siamo entrati al cantiere della Coppa America c’era una discarica. Io invece sono orgoglioso di lavorare per la mia Bagnoli e vederla finalmente rinascere».
A parlare è Ciro Canale 71 anni, forse il più anziano dei 300 lavoratori che stanno risanando l’area ex Italsider e in particolare la colmata a mare dove ci sarà la base operativa della Coppa America. E i giovani? Ci sono, certo che ci sono ma almeno per qualche tempo la struttura commissariale di Bagnoli – ieri rappresentata sul cantiere dal sub commissario e docente Filippo De Rossi e da Attilio Auricchio – preferisce non esporli troppo. C’è l’orgoglio di lavorare per il proprio quartiere ma c’è chi non la pensa così. E un minimo di tensione per i presidi e i blocchi stradali di Comitati e Associazioni – gli stessi di 30 anni fa – c’è. «Ci hanno augurato – racconta il geometra Roberto Canale fratello di Ciro che da una vita lavora su e per Bagnoli – di morire di tumore ma qui tutto è trasparente e tutto è in sicurezza e finalmente si sta facendo qualcosa riavremo il mare e il quartiere rinascerà».
America’s Cup, Napoli piace attesi altri tre team: c’è anche l’Australia
Sveglia alle sei e in cantiere alle 7 fino al tramonto «e spesso si lavora anche di sabato e domenica perché il tempo è poco e dobbiamo essere pronti per l’estate». A Bagnoli – nella sostanza – sono tornati gli operai, non hanno più il casco giallo ma bianco e la tuta non è blu notte ma, di un colore giallo abbagliante. Tutti, come si dice in questi casi “espressione del territorio”, sono di Napoli e dell’area flegrea in particolare proprio di Bagnoli. Come la ditta per la quale lavorano la “Antonio Savarese costruzione”. La territorialità è importante perché l’orgoglio di lavorare per il proprio quartiere è uno stimolo in più che viene trasmesso anche a chi è nato in altre parti della città. E presto a rinforzare la pattuglia bagnolese e flegrea ci saranno altri operai, perché sta per scattare la clausola sociale con la quale il 15% delle maestranze deve essere reclutata sul territorio. Parola ancora a Ciro Canale che ha una bella storia personale: «Facevo il docente di elettronica e quando si è aperto il cantiere dell’America’s Cup ho inviato il curriculum e sono stato preso, mi occupo di sicurezza del cantiere. Ieri sono venuti al cantiere poliziotti del commissariati locale hanno voluto vedere cosa trasportano i camion. E li abbiamo scoperti così possono verificare il contenuto anche i residenti: pietre, brecciolino e poco altro».
I racconti
Antonio Pastore è il capo cantiere cresciuto a Bagnoli e oggi residente nella vicinissima Agnano. A Bagnoli nonostante il trentennale stallo e la chiusura della fabbrica del ferro le case hanno aumentato il loro valore e di molto. «Gestisco – dice Pastore – uomini e mezzi e lo sforzo che stiamo facendo è grande. Perché il tempo è poco e c’è da fare tanto, ma siamo pienamente nel rispetto del cronoprogramma». Pastore aggiunge: «Non ci sono pericoli di inquinamento sono un padre di famiglia sarebbe assurdo lavorare per mettere a rischio la mia salute. Sono stato il primo a entrare in questo cantiere e quello che ho trovato è una discarica dove era stato buttato di tutto. Era un posto abbandonato. Ma non c’era nulla di pericoloso, solo rifiuti. Sto parlando da cittadino nato a Bagnoli. Per il mio quartiere questi lavori di risanamento segnano la rinascita dove tutto era fermo da tanti anni». Sulla Coppa America Pastore è categorico: «Un bene che ci sia ma, il nostro obiettivo è ultimare il risanamento di Bagnoli, noi abbiamo a cuore questo aspetto del cantiere. Infatti una volta finita la competizione continueranno le attività per completare il risanamento a terra».
Domenico Bronzi 53 anni, operai specializzato il suo strumento di lavoro sono gli escavatori è anche lui di Bagnoli. «Cosa faccio io? Mi alzo la mattina presto e alle 7 sto alla guida dell’escavatore. Controllo che funzioni bene poi si parte. È una postazione di 5 persone. Io sul mezzo e quattro operai che riempiono i cassoni di cemento che quando si solidifica diventa uno dei 7000 scogli per rinforzare la scogliera già installata». Bronzi prosegue il suo racconto. «Sono di Bagnoli nato e cresciuto qui e da un mese sono stato riportato nel mio quartiere. È questo mi ha soddisfatto molto e riempito di orgoglio. È bello vedere che per quella scogliera c’è anche il mio lavoro. Anche io sento qualcuno che protesta, ma posso dire che la sicurezza nel cantiere è massima. Per noi operai e anche rispetto al materiale che trattiamo. Tutto è controllato e certificato, anche il nostro operato».
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«Non capisco perché c’è gente del mio quartiere che mi incontra e mi dice che sono passato al “nemico”, ma di cosa parlano? Qui a Bagnoli non c’è nulla da 30 anni e quando siamo entrati al cantiere della Coppa America c’era una discarica. Io invece sono orgoglioso di lavorare per la mia Bagnoli e vederla finalmente rinascere».
A parlare è Ciro Canale 71 anni, forse il più anziano dei 300 lavoratori che stanno risanando l’area ex Italsider e in particolare la colmata a mare dove ci sarà la base operativa della Coppa America. E i giovani? Ci sono, certo che ci sono ma almeno per qualche tempo la struttura commissariale di Bagnoli – ieri rappresentata sul cantiere dal sub commissario e docente Filippo De Rossi e da Attilio Auricchio – preferisce non esporli troppo. C’è l’orgoglio di lavorare per il proprio quartiere ma c’è chi non la pensa così. E un minimo di tensione per i presidi e i blocchi stradali di Comitati e Associazioni – gli stessi di 30 anni fa – c’è. «Ci hanno augurato – racconta il geometra Roberto Canale fratello di Ciro che da una vita lavora su e per Bagnoli – di morire di tumore ma qui tutto è trasparente e tutto è in sicurezza e finalmente si sta facendo qualcosa riavremo il mare e il quartiere rinascerà».
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Sveglia alle sei e in cantiere alle 7 fino al tramonto «e spesso si lavora anche di sabato e domenica perché il tempo è poco e dobbiamo essere pronti per l’estate». A Bagnoli – nella sostanza – sono tornati gli operai, non hanno più il casco giallo ma bianco e la tuta non è blu notte ma, di un colore giallo abbagliante. Tutti, come si dice in questi casi “espressione del territorio”, sono di Napoli e dell’area flegrea in particolare proprio di Bagnoli. Come la ditta per la quale lavorano la “Antonio Savarese costruzione”. La territorialità è importante perché l’orgoglio di lavorare per il proprio quartiere è uno stimolo in più che viene trasmesso anche a chi è nato in altre parti della città. E presto a rinforzare la pattuglia bagnolese e flegrea ci saranno altri operai, perché sta per scattare la clausola sociale con la quale il 15% delle maestranze deve essere reclutata sul territorio. Parola ancora a Ciro Canale che ha una bella storia personale: «Facevo il docente di elettronica e quando si è aperto il cantiere dell’America’s Cup ho inviato il curriculum e sono stato preso, mi occupo di sicurezza del cantiere. Ieri sono venuti al cantiere poliziotti del commissariati locale hanno voluto vedere cosa trasportano i camion. E li abbiamo scoperti così possono verificare il contenuto anche i residenti: pietre, brecciolino e poco altro».
I racconti
Antonio Pastore è il capo cantiere cresciuto a Bagnoli e oggi residente nella vicinissima Agnano. A Bagnoli nonostante il trentennale stallo e la chiusura della fabbrica del ferro le case hanno aumentato il loro valore e di molto. «Gestisco – dice Pastore – uomini e mezzi e lo sforzo che stiamo facendo è grande. Perché il tempo è poco e c’è da fare tanto, ma siamo pienamente nel rispetto del cronoprogramma». Pastore aggiunge: «Non ci sono pericoli di inquinamento sono un padre di famiglia sarebbe assurdo lavorare per mettere a rischio la mia salute. Sono stato il primo a entrare in questo cantiere e quello che ho trovato è una discarica dove era stato buttato di tutto. Era un posto abbandonato. Ma non c’era nulla di pericoloso, solo rifiuti. Sto parlando da cittadino nato a Bagnoli. Per il mio quartiere questi lavori di risanamento segnano la rinascita dove tutto era fermo da tanti anni». Sulla Coppa America Pastore è categorico: «Un bene che ci sia ma, il nostro obiettivo è ultimare il risanamento di Bagnoli, noi abbiamo a cuore questo aspetto del cantiere. Infatti una volta finita la competizione continueranno le attività per completare il risanamento a terra».
Domenico Bronzi 53 anni, operai specializzato il suo strumento di lavoro sono gli escavatori è anche lui di Bagnoli. «Cosa faccio io? Mi alzo la mattina presto e alle 7 sto alla guida dell’escavatore. Controllo che funzioni bene poi si parte. È una postazione di 5 persone. Io sul mezzo e quattro operai che riempiono i cassoni di cemento che quando si solidifica diventa uno dei 7000 scogli per rinforzare la scogliera già installata». Bronzi prosegue il suo racconto. «Sono di Bagnoli nato e cresciuto qui e da un mese sono stato riportato nel mio quartiere. È questo mi ha soddisfatto molto e riempito di orgoglio. È bello vedere che per quella scogliera c’è anche il mio lavoro. Anche io sento qualcuno che protesta, ma posso dire che la sicurezza nel cantiere è massima. Per noi operai e anche rispetto al materiale che trattiamo. Tutto è controllato e certificato, anche il nostro operato».
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