Traffico e smaltimento illecito di rifiuti: sequestrato impianto di Biogas a Chiari

by

in

[analyse_image type=”featured” src=”https://gfx.bresciaoggi.it/image/contentid/policy:1.12918397:1770214196/image.jpeg?f=16×9&h=450&w=800&$p$f$h$w=e1eae93″]

Sigilli a un impianto di biogas a Chiari. Lo comunica l’Arma, spiegando che i militari del Gruppo Carabinieri Forestale di Brescia, unitamente a personale tecnico di ARPA Lombardia – Dipartimento di Brescia, hanno dato esecuzione a un decreto di sequestro preventivo emesso dal GIP del Tribunale di Brescia su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia bresciana. A seguito di una complessa indagine, coordinata dalla DDA, sarebbe emerso il traffico illecito di un imponente quantitativo di rifiuti liquidi che vede coinvolti gli amministratori e i gestori di una società operante nel settore della produzione di energia rinnovabile da biogas: oltre 209.000 mc, volume sufficiente a riempire 83 piscine olimpioniche o circa 7.000 autobotti. Oltre al sequestro è stato anche nominato un amministratore giudiziario. È stato inoltre eseguito il sequestro preventivo per equivalente di beni fino alla concorrenza di € 1.249.335,04.

La denuncia dei cittadini

Irregolarità e anomalie più volte segnalate dai cittadini, tra questi Daniele Bulgarini che, con maggiore insistenza, ha portato all’attenzione le problematiche sui biogas di Chiari.   «Sulla gestione dei liquami a Chiari, anche da parte di altri impianti, c’è da mettersi le mani nei capelli. Ho mandato segnalazioni a tutti, magistratura, forze dell’ordine e amministratori pubblici. Ci sono voluti anni ma quello che conta è che si arrivi al dunque».  Già in tre occasioni gli impianti a biogas di Chiari sono stati sospesi. Ora questo grave precedente.  Bulgarini negli scorsi anni ha denunciato anche due gravissime aggressioni documentate   dalle telecamere: una bomba molotov nel cortile della propria abitazione e un colpo di pistola alla sua auto.

Spandimento di materiale in terreni agricoli o canali

Secondo quanto emerso dalle indagini, focalizzate sul quadriennio 2021-2024, l’azienda, al fine di massimizzare i profitti derivanti dalla produzione energetica e azzerare i costi di gestione ambientale, avrebbe mantenuto strutturalmente spento o inattivo l’impianto di abbattimento dell’azoto (denominato SBR Sequencing Batch Reactor). Tale condotta avrebbe comportato il sistematico superamento del limite annuale di 170 kg di azoto per ettaro l’anno, soglia invalicabile fissata per le ‘Zone Vulnerabili ai Nitrati’ a tutela delle acque sotterranee.

Il materiale in uscita (“digestato”) sarebbe stato poi oggetto di spandimento sui terreni agricoli di 8 comuni tra le province di Brescia e Bergamo (Chiari, Urago d’Oglio, Pontoglio, Rudiano, Castelcovati, Palazzolo sull’Oglio, Coccaglio e Calcio) o, in alcuni casi, illecitamente sversato direttamente nei canali irrigui.

Sono 5 le persone iscritte nel registro degli indagati a vario titolo, per attività organizzate per il traffico illecito di rifiuti, smaltimento illecito, falso in atto pubblico e impedimento al controllo. Significativa è la contestazione alla società della responsabilità amministrativa (D.Lgs. 231/2001), volta a neutralizzare il presunto vantaggio economico derivante dal reato in danno all’ambiente e alla leale concorrenza.

L’impianto a biogas di Chiari sequestrato

Le ipotesi di reato e le responsabilità penali dovranno essere provate in giudizio alla luce del principio di presunzione di innocenza fino a sentenza definitiva.

[analyse_source url=”https://www.bresciaoggi.it/territorio-bresciano/bassa/nitrati-fantasma-sequestrato-impianto-di-biogas-a-chiari-1.12918374″]


Analyse


Post not analysed yet. Do the magic.