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È il grande visionario del rock italiano: un fiore all’occhiello della musica bresciana, sempre in movimento, sempre alla ricerca di nuove sfide e nuove avventure. Buon compleanno Mauro Pagani: domani il grande musicista, compositore e produttore di Chiari raggiunge il fatidico traguardo degli 80 anni e festeggia raccontandosi sul grande schermo.
Dal 16 al 18 febbraio arriva al cinema «Andando dove non so: Mauro Pagani, una vita da fuggiasco», docufilm diretto dalla regista Cristiana Mainardi che traccia il percorso straordinario dell’artista, dagli inizi con la Pfm alla grande collaborazione con Fabrizio De Andrè, dalle sue rade produzioni discografiche da solista fino alle Officine Meccaniche, gli studi di registrazione dai quali è passato mezzo mondo in cerca di giuste vibrazioni e buoni consigli. È il racconto di un’esistenza votata alla musica, dall’infanzia solitaria al bisogno di fuggire dalla provincia per sognare un mondo migliore, fino alla temporanea perdita di memoria che qualche anno fa ha fatto temere per la sua salute.
Memoria condivisa
Per ricostruire il suo archivio di ricordi, Pagani ha chiamato a raccolta amici, artisti, colleghi, tutti presenti nel film: da Manuel Agnelli a Giuliano Sangiorgi, da Marco Mengoni a Mahmood, da Dori Ghezzi a Ligabue, da Arisa ad Ornella Vanoni. Voci che insieme al protagonista intessono la trama di una memoria condivisa, di una testimonianza artistica ed umana che parte da lontano.
«Mio padre non voleva che io facessi il musicista – ha raccontato Pagani -. Erano tempi in cui i genitori erano estremamente severi, però mi sono goduto la campagna di una volta, un mondo che oggi non esiste più». Poi i primi film, il rock ‘n roll, i teddy boys, la sensazione di fermenti lontani che da qualche parte stavano radicalmente cambiando la coscienza, il costume e la cultura giovanile. «In provincia impari a sognare: e con l’arrivo degli anni ‘60 qualcuno, come me, ha cominciato a credere che quella musica si poteva anche suonarla, anziché limitarsi ad ascoltarla».
Da qui l’avventura con la Premiata Forneria Marconi, il primo importante capitolo di una carriera destinata a lasciare il segno: Pagani ha raccontato di aver visto il gruppo dal vivo al Paradise di Sant’Eufemia e di aver capito subito che sembravano arrivare da un altro pianeta, anche perché erano professionisti che avevano già inciso dischi con Mina e Battisti, tra gli altri. «È successo tutto all’improvviso – racconta Mauro nel film -. Per la prima volta un gruppo andava al primo posto in classifica». Ma il traguardo artistico più importante è stato certamente «Creuza de ma», il capolavoro di Fabrizio De Andrè nato da un sodalizio profondo. «Per Fabrizio fu un cambiamento epocale – ha raccontato Pagani-. Per me la possibilità di realizzare un lavoro di ricerca sulla cultura musicale del Mediterraneo che portavo avanti ormai da anni. Mi piaceva il tipo di saggezza che aveva Fabrizio: mi ha insegnato a spostare continuamente la macchina da presa». Poi, in una fredda sera di gennaio del 2020, l’improvviso ricovero in ospedale per un malore, cui è seguito un lungo periodo di riabilitazione per recuperare pienamente la memoria.
Un’esperienza raccontata anche nel libro «Nove vite e Dieci blues», autobiografia pubblicata nel 2023 da Bompiani (con attenta revisione del bresciano Franco Zanetti, decano dei critici musicali italiani e direttore di Rockol). «Di colpo i ricordi erano diventati vaghi, per questo ho dovuto cominciare a leggere, chiamare amici, rievocare vecchi episodi, riscoprire le cose che mi sono accadute per ricostruire il mio passato». Da qui anche l’avventura di «Andando dove non so»: titolo che ben simboleggia un cammino ancora ben lontano dal capolinea.
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