L’allarme: «Le fonderie a un passo dal blocco produttivo»

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«Correggere urgentemente il Cbam, o c’è il rischio di una paralisi produttiva». L’entrata in vigore del Carbon Border Adjustment Mechanism – meccanismo di adeguamento del carbonio alle frontiere – avvenuta il primo gennaio, ha innescato una fase di estrema criticità che va oltre il semplice aumento dei costi: per Assofond, l’associazione di Confindustria che rappresenta le fonderie italiane, l’incertezza normativa sta paralizzando le transazioni commerciali, «mettendo a rischio la continuità operativa di filiere strategiche per l’industria italiana ed europea».

A preoccupare maggiormente è la paralisi degli acquisti di materie prime soggette a Cbam come ghisa in pani, ferroleghe, alluminio grezzo. «Il prezzo di questi input fondamentali per il settore è al momento impossibile da quantificare, dato che dipenderà dal valore dei certificati Cbam, che saranno chiari solo nel momento in cui gli importatori potranno procedere all’acquisto dei certificati stessi, cioè a partire da febbraio dell’anno prossimo – sottolinea Assofond -. Questo ha generato il caos: fornitori e acquirenti non sono al momento in grado di fissare un prezzo, condizione che sta determinando un blocco delle vendite».

Oltre allo stop operativo, il settore denuncia un grave difetto di progettazione del meccanismo. Le fonderie europee pagano dazi ambientali sugli input subendo rincari fino al 35%, ma la maggior parte dei loro prodotti finiti non gode di alcuna protezione equivalente. «Il problema è tecnico, ma le conseguenze sono devastanti – spiega Fabio Zanardi, presidente di Assofond -. Le nostre materie prime non vengono prodotte in Europa, se non in quantità insufficienti a soddisfare la domanda interna. Siamo quindi costretti a importarle a costi crescenti: è un chiaro incentivo alla delocalizzazione».

Le sollecitazioni

Per sanare questa distorsione, Assofond e la European Foundry Federation hanno individuato oltre 35 codici doganali specifici per i quali richiedono l’inclusione nel meccanismo. Per evitare una deindustrializzazione irreversibile dell’Italia e dell’Europa, Assofond ha chiesto supporto al Mimit. «Chiediamo al Governo di farsi portavoce in Europa di due istanze indifferibili – conclude il presidente Zanardi -. Da un lato, estendere il periodo transitorio, che si è concluso il 31 dicembre scorso, al biennio 2026-2027; dall’altro, allargare il perimetro Cbam ai codici doganali che abbiamo identificato. Il meccanismo così come è impostato ora non proteggerà l’ambiente, ma distruggerà solo l’industria europea più virtuosa a vantaggio di quella extra-Ue che risulta più inquinante».

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