Famiglia nel bosco, madre allontanata dai figli? Da Catherine «atteggiamenti rigidi e dissidi con il personale»: perché rischia

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Famiglia nel bosco, madre allontanata dai figli? Da Catherine «atteggiamenti rigidi e dissidi con il personale»: perché rischia

Gli assistenti sociali prendono tempo, ma la donna potrebbe essere allontanata

Uno scatto della famiglia anglo-australiana, che viveva nel bosco di Palmoli, in provincia di Chieti, pubblicato sul sito web della mamma, Caterine Louise Birmingham. La mamma, il padre Nathan e i tre bambini sono ritratti nei pressi della loro...
di Sonia Paglia
4 Minuti di Lettura
sabato 10 gennaio 2026, 00:25 – Ultimo aggiornamento: 11 gennaio, 12:08
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«Sto male e stanno male i miei figli. Sono pronta a farmi aiutare». È l’appello di Catherine, la mamma della famiglia nel bosco, ai consulenti e ai difensori. La permanenza della madre nella casa protetta di Vasto insieme ai suoi bambini (una femmina di 8 anni e due gemelli, maschio e femmina, di 6) è considerata un ostacolo al percorso dei figli e quindi si starebbe valutando un possibile allontanamento. È definita «rigida e non collaborativa». E i rapporti all’interno della struttura sarebbero spesso tesi.

L’incontro

Dall’incontro fissato per ieri tra la tutrice, l’avvocata Maria Luisa Palladino, gli assistenti sociali e i responsabili della struttura, con l’obiettivo di definire un piano educativo per i minori, è emerso come la decisione definitiva è rimandata alla prossima settimana.

Anche se proprio la tutrice ha incontrato un’insegnante che ha dato disponibilità a insegnare ai bambini nella casa famiglia. Nel corso dell’incontro, a quanto si apprende, anche la possibilità di un allontanamento proprio di mamma Catherine per i suoi comportamenti all’interno della struttura.

Da quasi due mesi, i minori, figli della coppia anglo-australiana, non svolgerebbero nessuna attività scolastica. Dal 20 novembre sono stati collocati nella struttura di Vasto, insieme alla madre, che però può incontrarli solo per poche ore al giorno. Vivono in piani separati. Un dato oggettivo che si inserisce in un procedimento delicato davanti al Tribunale per i minorenni dell’Aquila. Prima i bambini seguivano un percorso di istruzione parentale ispirato al metodo Steiner-Waldorf, svolto nella casa nel bosco con Catherine.

La difesa

«Il nostro suggerimento per la scuola, se è possibile – afferma lo psichiatra Tonino Cantelmi, consulente della famiglia – è pensare a una scolarizzazione parentale con i genitori e l’aiuto di qualche insegnante. Una scuola migliorata laddove non è adeguata». Cantelmi richiama anche l’attenzione su un aspetto comunicativo rilevante: «Nathan e Catherine hanno paura di essere fraintesi. Ecco perché i colloqui li facciamo in lingua madre con interprete. E questo ha creato una buona alleanza». Nel quadro dell’inchiesta in corso, lo psichiatra ribadisce la fiducia nel percorso tracciato dall’autorità giudiziaria, sottolineando tuttavia criticità di fondo: «Confermo la fiducia nel percorso che il Tribunale ha stabilito e i tempi sono quelli tecnici della perizia. I tentativi finora messi in atto sono falliti perché credo non si sia stabilita un’adeguata alleanza fra genitori ed esperti».

Il nodo, secondo Cantelmi, è strutturale: «Il punto centrale di tutta la questione è mettere in campo strumenti per creare un’alleanza virtuosa fra i genitori e le figure professionali che con loro interagiscono. Dobbiamo mettere in campo strumenti nuovi e sono disponibile a collaborare lealmente con tutte le figure professionali che hanno a cuore la risoluzione migliore di questa situazione». Sulla permanenza della madre nella casa famiglia, Cantelmi ha detto: «Ho già espresso più volte l’ipotesi che la sottrazione delle figure genitoriali, che si sono sempre mostrate affettuose e benevole nei confronti di questi bimbi, non sia esente da insidie e rischi per la salute mentale dei bambini che vogliamo proteggere. Ritengo fondamentale consentire ai genitori e ai bimbi la possibilità di interagire il più possibile anche in situazioni di parziale sottrazione. Nel colloquio che ho avuto con lei, che stiamo cercando di sostenere ed incoraggiare, si è mostrata empatica, disponibile e ha chiesto esplicitamente aiuto. Credo che viva una situazione di stress formidabile e non credo abbia risorse sufficienti per reggere uno stress così prolungato e doloroso».

Lo psichiatra dovrà incontrare anche i tre minori: «In questo momento è in corso un accertamento peritale e dobbiamo stare ai tempi che stabilisce il perito nominato dal tribunale». Con gli accertamenti che inizieranno il 23 gennaio. Intanto Leonora Carusi, che ha dato in affitto gratis il B&B a Nathan, sottolinea come 500 persone abbiano già firmato e condiviso il suo esposto presentato giovedì ai carabinieri di Ortona e indirizzato alla procura dell’Aquila, a quella di Campobasso e al procuratore generale della Corte di cassazione contro l’allontanamento dei bambini.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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