Famiglia nel bosco, lo psichiatra: «Dai bimbi gesti autolesionisti e scatti d’ira». Le lacrime dei genitori: «Catherine sta cedendo»

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Famiglia nel bosco, lo psichiatra: «Dai bimbi gesti autolesionisti e scatti d’ira». Le lacrime dei genitori: «Catherine sta cedendo»

Lo specialista Tonino Cantelmi: «Gesti di autolesionismo e scatti d’ira, i genitori preoccupati». Ai piccoli era stato raccontato che sarebbero partiti per una vacanza

Famiglia nel bosco, l'allarme dello psichiatra: «I bimbi traumatizzati, si fanno male da soli e hanno scatti d'ira»
di Sonia Paglia
4 Minuti di Lettura
martedì 6 gennaio 2026, 00:07 – Ultimo aggiornamento: 7 gennaio, 09:55
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Sono usciti mano nella mano e hanno mangiato una pizza. Gli occhi quasi spaesati, segnati dal dolore e dalle lacrime per un incontro che ha toccato tante corde emotive. Soprattutto la preoccupazione per i figli, che negli ultimi giorni nella casa famiglia di Vasto avrebbero compiuto gesti di autolesionismo. Catherine Birmingham e Nathan Trevallion, i genitori della famiglia nel bosco di Palmoli, ieri hanno incontrato per la prima volta a Chieti lo psichiatra Tonino Cantelmi nello studio dei loro legali, Danila Solinas e Marco Femminella. Lo specialista romano è uno degli esperti del pool messo in campo dagli stessi avvocati per giungere il prima possibile al ricongiungimento. «La coppia è preoccupata per la salute psicologica dei figli. Piccoli gesti di autolesionismo, grida, reazioni di intemperanza, cambiamenti che li allarmano profondamente. Nulla di impressionante, ma segnali inquietanti per i genitori» dice lo stesso Cantelmi.

RICHIESTA DI SOSTEGNO 

«I bambini vivevano immersi nella natura in una realtà di digital detox.

Ma meglio nella natura che in un contesto di mafia, di camorra, di illegalità, abuso e violenza» ha proseguito Cantelmi che ha incontrato (assieme alla psicologa Martina Aiello) i due genitori nelle stesse ore in cui la consulente tecnica Simona Ceccoli prendeva l’incarico ufficialmente dal tribunale dei minori dell’Aquila per le perizie psicologiche su genitori e bambini, che cominceranno dal 23 gennaio. 

La coppia ha pianto e chiesto sostegno, dimostrando disponibilità a farsi aiutare. «Catherine ha detto che sta cedendo, ha avuto momenti di intemperanza nella casa protetta, delle reazioni contro gli operatori ma legate al fatto che non regge più lo stress della separazione con i figli – ha continuato Cantelmi -. Per lei è stato tutto doloroso e incomprensibile». Hanno fornito la documentazione su questo ma anche sul benessere dei bambini quando stavano a casa. «Loro vedono dei segnali di un potenziale traumatismo». Ai bambini, durante l’allontanamento, è stato detto che sarebbero andati in una breve vacanza: «Qualcosa di simile, ma di fatto i bambini non comprendono perché non possono vedere il padre, perché non possono cercare la madre, incontrarla quando vogliono. Catherine ha avuto momenti di crisi, di panico, ansia, ha chiesto aiuto, un contatto continuo per poterla sostenere ed aiutarla». Cantelmi non ha ancora incontrato i bambini, ma valuta positivamente la perizia disposta dal tribunale: «Sono contento che il tribunale abbia disposto una perizia anche se capisco che i tempi si allungano e questo rende tutto più doloroso e traumatico. Però mi sembra che il tribunale abbia preso una decisione giusta, perché con la perizia si può fare chiarezza e sono sicuro che al termine di tutto questo prevarrà il buon senso». I genitori chiedono se un eventuale trauma dei figli possa essere superato. «Io credo di sì. Confido molto nella perizia, il fatto che si possa andare fino in fondo e chiarire la situazione» ha concluso Cantelmi. La coppia ha mostrato la documentazione sanitaria dei figli e dichiarando la disponibilità a completare il ciclo vaccinale, favorire la socializzazione e discutere i percorsi scolastici, purché rispettosi dei loro valori.

TRAUMA REALE

Ancora, sempre secondo gli esperti nominati dagli avvocati della famiglia, la possibilità che la madre possa essere un ostacolo nella casa famiglia per il percorso dei figli «conferma la rigidità del sistema. È davvero incomprensibile che un padre non violento non possa incontrare i propri figli se non due ore a settimana in modo vigilato e non possa passare con loro le feste. Per i bambini, la separazione rappresenta un trauma reale. Catherine incontra i figli mattina, pranzo e cena. Per un bambino di sei anni che viveva nel contesto familiare affettuoso e costante, con genitori presenti questo è traumatico. Catherine non riesce a lavorare e pensa solo a questa situazione». Nella casa famiglia di Vasto, infine, è cambiato il responsabile e questo pare abbia suscitato qualche interrogativo.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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