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Famiglia nel bosco, dalla poca igiene alla scarsa alfabetizzazione: i nodi che pesano sulla scelta dei giudici
I minorenni sono restii a lavarsi e la bimba di otto anni sarebbe tuttora capace di scrivere il nome solo sotto dettatura

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Una battaglia su quattro fronti. Ma se due possono definirsi ormai superati, gli altri due rappresentano invece dei nodi al momento ancora da sciogliere. I bimbi del bosco abruzzese di Palmoli per ora restano nella casa famiglia di Vasto perché, se per quanto riguarda una casa dotata di bagno in casa e la disponibilità dei genitori a portare avanti il ciclo vaccinale e far tenere sotto controllo la situazione sanitaria dei figli le problematiche sembrano ormai superate, su istruzione e socialità probabilmente ancora non del tutto.
Sono questi infatti i due temi cardine che hanno guidato la decisione dei giudici dell’Aquila sul ricorso contro l’ordinanza di sospensione della responsabilità genitoriale da parte di Nathan e Catherine.
Secondo i giudici non è stata ancor sanata quella «lesione del diritto alle relazioni» da parte dei bambini che ha portato, ormai un mese fa, il Tribunale dei minori alla tanto discussa ordinanza di allontanamento.
SOTTO OSSERVAZIONE
Da quasi un mese, ormai, gli assistenti sociali stanno tenendo sotto osservazione i minori nella casa famiglia di Vasto, dove è ospitata anche la mamma alla quale è concesso di vedere i figli tre volte al giorno, a colazione, pranzo e cena. Pur registrando dei miglioramenti, le relazioni cristallizzano però una situazione al limite, con uno scarso grado di alfabetizzazione dei minori, in particolare della bimba di 8 anni che sarebbe in grado di scrivere il proprio nome «soltanto sotto dettatura» ma anche di poca igiene personale. Si tratta di «deprivazioni» dovute alla situazione socio-ambientale in cui i bimbi hanno vissuto fino al 20 novembre scorso, data in cui sono stati trasferiti nella struttura protetta.
Secondo quanto scritto dai servizi sociali, nei primi tempi i minori, che comunque si sono sempre trovati a loro agio nella casa famiglia, erano restii alla doccia o ad osservare regole base dell’igiene personale, non volendo per esempio usare i saponi messi a disposizione dalla struttura. Curiosità e stupore veniva mostrato nei confronti di oggetti di uso comune come il soffione della doccia, ma anche per i vestiti profumati o gli odori delle persone.
Ma l’elemento che più degli altri potrebbe continuare a pesare sull’eventuale decisione dei giudici di far ritornare i bimbi nel casolare offerto in comodato d’uso alla famiglia Birmingham-Trevallion è quello dell’istruzione. Secondo la tutrice Maria Luisa Palladino, infatti, i minori «non sanno leggere, stanno imparando ora l’alfabeto» e la più grande, di otto anni, «sa scrivere il suo nome sotto dettatura», nonostante una scuola di Brescia abbia certificato il suo grado di scolarizzazione in uno degli atti finito nelle carte del fascicolo.
Proprio per questo i legali della famiglia, Marco Femminella e Danila Solinas, avevano annunciato nei giorni passati di aver trovato un accordo con un’insegnante privata contattata dal sindaco di Palmoli, Giuseppe Masciulli.
Il primo cittadino è tra le figure che maggiormente si sono attivate in queste settimane per risolvere la situazione. «Natale è alle porte e mi auguro sia un Natale di pace e gioia per questa famiglia che non ha fatto nulla di male, voleva solo vivere in libertà, nel massimo rispetto delle leggi dello Stato che li sta ospitando» dice Masciulli che però al tempo stesso si trova ad ammettere come «non c’è ancora risposta dalla famiglia sulle lezioni domiciliari impartite dalla maestra di Palmoli». Anche sulla questione del progetto da presentare all’ufficio tecnico comunale in merito ad ampliamento e adeguamento del casolare nel bosco, Masciulli sostiene che «non è stato ancora depositato nulla in Comune». Il geometra Simone Agostino, che aveva dato la sua disponibilità a occuparsi del progetto per rendere l’abitazione più confortevole per i tre bambini, conferma di non aver ottenuto informazioni da Nathan Trevallion.
Sulla vicenda è intervenuto pure l’Osservatorio sui Diritti dei Minori secondo cui occorre «una riforma legislativa dell’istituto», visto che «l’attuale assetto normativo presenta criticità evidenti».
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