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Famiglia nel bosco, i figli restano nella casa protetta. La Corte d’Appello: «Apprezzabili i progressi dei genitori». Ipotesi ricorso in Cassazione
Nella decisione viene sì confermato da un lato che erano presenti i presupposti per l’emissione dell’ordinanza di sospensione della genitorialità, ma al tempo stesso viene dato atto di tutta una serie di progressi che sono stati fatti concretamente dai genitori

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I bambini della famiglia nel bosco di Palmoli resteranno nella casa protetta di Vasto. Niente via libera quindi al ricongiungimento di tutta la famiglia: lo ha stabilito la sentenza con cui la Corte d’Appello dell’Aquila ha rigettato il ricorso presentato dai legali dei genitori, Nathan e Catherine. Nella decisione viene sì confermato da un lato che erano presenti i presupposti per l’emissione dell’ordinanza di sospensione della genitorialità, ma al tempo stesso viene dato atto di tutta una serie di progressi che sono stati fatti concretamente dai genitori, ritenendoli «apprezzabili». La decisione definitiva sulla vicenda è comunque rimessa al Tribunale per i minorenni dell’Aquila.
Ipotesi ricorso in Cassazione
«Non abbiamo ancora deciso», dice all’Ansa uno degli avvocati della coppia angloaustraliana, Danila Solinas, sull’eventuale ricorso in Cassazione.
I giudici hanno rigettato il reclamo contro l’ordinanza del Tribunale per i Minorenni dell’Aquila che aveva sospeso la responsabilità genitoriale a Nathan e Catherine e disposto il collocamento dei loro tre figli minori in una casa famiglia a Vasto. Qui si trova, comunque, anche la madre che può stare con i bambini in alcuni momenti della giornata.
Il proprietario della casa offerta: «Nathan era speranzoso»
«Spero ancora che possa succedere qualcosa per Natale. Mi sembra troppo altrimenti. Se non fosse stato per le festività, forse non si sarebbero create queste aspettative», ha detto l’imprenditore di Ortona, originario di Palmoli, Armando Carusi, proprietario del casolare nel bosco concesso in comodato d’uso gratuito a Nathan Trevallion. Carusi, insieme alla figlia Leonora, aveva concesso la loro residenza di famiglia alla coppia proprio per permettere all’uomo di avere una dimora adatta per accogliere di nuovo a casa i figli e la moglie Catherine e, nel contempo, sistemare il casolare nel bosco. «Penso che ci sia ancora margine di decisione su come passare il Natale» aggiunge Carusi perché – spiega – «c’è il Tribunale dei minori dell’Aquila che potrebbe sciogliere le riserve». «Questa mattina prima della decisione della Corte d’Appello, ho inviato un messaggio a Nathan in cui esprimevo fiducia per la situazione – ha concluso – e lui mi ha scritto: speriamo. Fino a quando non arriva Natale ci spero sempre».
Salvini: «Solo una parola: vergogna»
«Per questi giudici una sola parola: vergogna. I bambini non sono proprietà dello Stato, i bambini devono poter vivere e crescere con l’amore di mamma e papà!», ha scritto sui social Matteo Salvini.
«E così, neanche per Natale i bambini della cosiddetta “famiglia nel bosco” potranno tornare a casa con mamma e papà», ha scritto invece la ministra per la Famiglia, la Natalità e le Pari Opportunità Eugenia Roccella in un post su Facebook. «Di questa famiglia abbiamo letto tutto e di tutto, con un’intromissione di apparati dello Stato in scelte e stili di vita che – aggiunge – ciascuno è libero di non condividere ma che ancora non si capisce cosa abbiano a che fare con una decisione, quella di separare i figli dai genitori, che dovrebbe essere assunta solo in casi estremi e di fronte a pericoli vitali. Abbiamo letto sui giornali le valutazioni dei magistrati e dei servizi sociali sulle potenziali conseguenze di abitudini e scelte educative, ma assai meno sembra che ci si preoccupi delle conseguenze psicologiche che l’allontanamento dalla famiglia può produrre su bambini così piccoli, e che sono destinate a durare. Non si tratta di contrapporre l’Eden del bosco al Moloch statale, ma di ribadire un concetto che troppo spesso ormai sembra essere dimenticato: gli allontanamenti dei minori devono essere un’extrema ratio, dettata da rischi gravissimi e immediati, non decisioni che, con tutto il rispetto, legittimano il sospetto che ci si trovi al tempo stesso di fronte a una deriva ideologica e a un arroccamento corporativo. Quando ci sono di mezzo i bambini – conclude la ministra – non devono esistere né ideologie né corporazioni. Faremo tutto ciò che è possibile e che è necessario per cambiare questo sistema, nel supremo interesse dei minori».
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