«Giorgia, ho appena parlato con lui: mi ha detto che lascia la Lega». Lunedì sera Matteo Salvini dopo aver incontrato a Roma Roberto Vannacci ha avvisato la premier. La notizia, di carambola, è stata comunicata subito anche ad Antonio Tajani. Ed è questo a rendere chiaro il perché ci sia stata penuria di dichiarazioni degli esponenti FdI e Forza Italia sull’uscita dell’europarlamentare. Segno di una strategia quasi concordata: la faccenda Vannacci, per ora, la gestisce Salvini. E infatti è proprio il capo della Lega, deluso e arrabbiato, a cercare di segnare un confine: nessuna alleanza con chi tradisce. Tradotto: il partito del generale non entrerà in maggioranza, non farà parte della coalizione di governo. È questo il veto posto dal vicepremier del Carroccio, ammesso che lo scenario sia nella mente dell’europarlamentare. Visto che in molti sostengono il contrario. E così il pensiero si ribalta e si fa complesso dalle parti dell’esecutivo: per la prima volta il governo Meloni potrebbe avere un «nemico» a destra. Una dinamica inedita, molto frequente invece a sinistra. Ufficialmente i colonnelli della premier, ministri e dirigenti apicali di FdI dicono di «non essere preoccupati da questa mossa». Spiegano che il generale «è partito troppo presto, che le elezioni sono lontane» e che «i like sono una cosa, i voti un’altra». A proposito del peso elettorale di Vannacci, Salvini durante il Consiglio federale ha vaticinato che da solo non vale più di centomila voti, a fronte del mezzo milione preso alle ultime europee con la Lega. Livio Gigliuto, presidente dell’Istituto Piepoli, a questo proposito spiega: «Oggi è ancora sotto il 2 per cento. Perché non basta un singolo. Un contenitore del 5-6% si fa con la struttura. Ovvero con i consiglieri comunali, regionali». Per Antonio Noto, direttore dell’omonimo istituto di sondaggi, «il suo partito è in una forbice compresa tra il 2,5 e il 4,5%». Secondo i dati YouTrend per SkyTg24, la lista si collocherebbe al 4,2%: «E il generale toglie più a Fratelli d’Italia (23%) che alla Lega (18%)».  Sono percentuali al momento senza appigli reali che però potrebbero spingere il centrodestra verso due strade: alzare la soglia di sbarramento al 4% della prossima legge elettorale oppure non frenare del tutto davanti a un ingresso di Vannacci in coalizione alle prossime Politiche del 2027. Su questo scenario, da Forza Italia e Fratelli d’Italia non arriva una chiusura netta. Per il momento guidano gli umori e le scelte di Salvini, a ridosso delle elezioni si vedrà. «Non lo so», commenta Giovanni Donzelli, coordinatore del partito di via della Scrofa. È tutto molto prematuro nel centrodestra perché le mosse del «fuoriuscito con le stellette» sono difficili da calcolare. C’è chi dice, per esempio, che potrebbe correre da solo anche alle Comunali delle grandi città, a partire da Roma e Milano, recando un danno esiziale ai sogni del centrodestra. E c’è anche chi, dentro Forza Italia, pensa di poterlo coinvolgere nell’alleanza che sfiderà il centrosinistra alle Politiche del 2027. Un po’ come fece nel 2006 Silvio Berlusconi con l’estrema destra di Alternativa sociale (il cartello guidato da Alessandra Mussolini) per cercare di contrastare, senza fortuna, la vittoria di Romano Prodi.