Il deputato Rossano Sasso è tormentato: «Non ho ancora deciso. Non è facile per me, io ho fondato la Lega al Sud nel 2014 quando non c’era nulla…». Il collega Edoardo Ziello (entrambi hanno votato contro al decreto Ucraina in dissenso dal partito) pubblica sui social una parola sola, «Avanti», accompagnata da una bandiera italiana e dall’emoticon del saluto militare. Il consigliere regionale veneto Stefano Valdegamberi è tra color che son sospesi: «Per il momento sto riflettendo anche insieme ad altri esponenti politici, sindaci ed ex consiglieri regionali». L’unico, tra quelli indicati tra i compagni di strada di Roberto Vannacci in Futuro Nazionale, che non ha esitazioni ad abbandonare la Lega per seguire il suo generale è il consigliere regionale toscano Massimiliano Simoni: «Assolutamente sì, l’ho detto fin dall’inizio. Ho condiviso con lui tutto questo percorso, fin dal primo momento». E così il Carroccio sparirà dal Consiglio regionale per l’intera legislatura.  A caldo, invece, non si esprime Domenico Furgiuele, da sempre vicinissimo all’ormai ex vicesegretario leghista, di cui condivide le posizioni estremiste sulla remigrazione fino a volerne fare oggetto della conferenza stampa alla Camera in compagnia di partiti e movimenti neofascisti che la settimana scorsa è saltata per l’occupazione dei deputati di centrosinistra. Agli amici fa sapere che anche lui sta riflettendo. Condizione che condivide con altri parlamentari della Lega con collegi elettorali nel Centro Sud.  Il reclutamento vannacciano punta su chi, guardando alle elezioni politiche del 2027, teme di non essere ricandidato o di non riuscire a essere rieletto per il possibile ridimensionamento del Carroccio. Futuro Nazionale potrebbe essere una calamita anche per chi non si trova più a suo agio in Fratelli d’Italia oppure, anche in questo caso, ha paura di non poter proseguire l’esperienza parlamentare.  Ma la vera sfida per Vannacci sarà sui territori. Non tutte le esperienze tentate finora hanno avuto successo. Alcuni sostenitori della prima ora hanno abbandonato il generale, come la «Bersagliera» Stefania Bardelli che solo pochi mesi fa a Pontida si accaldava per diffondere il verbo del leader. Nei giorni scorsi i Team Vannacci di Milano, Varese, Busto Arsizio e Verona hanno interrotto i rapporti liquidando l’esperienza con parole ultimative: «Quello che negli slogan viene raccontato come un movimento organizzato, strutturato e combattivo, nella realtà dei fatti si è rivelato l’esatto opposto: un caos permanente, privo di guida, di metodo e di credibilità». Ecco dov’è la vera sfida per Vannacci. Prendere voti è relativamente facile, costruire un partito molto più faticoso e complicato.