La domanda è se lo strappo del generale Roberto Vannacci certifichi solo la rottura della Lega o dell’intera destra. È un interrogativo al quale si potrà dare risposta solo nei prossimi mesi. Il dato di fatto, tuttavia, è che per la prima volta da quando si è formato il governo di Giorgia Meloni, un frammento si stacca. Finora, unico in Europa, l’esecutivo aveva tenuto dentro europeisti e antieuropeisti, membri del Ppe come FI, dei Conservatori come FdI e dei Patrioti d’Europa coma la Lega. Lo scarto di Vannacci, uno dei più filorussi e anti Ue del Carroccio, certifica un addio spregiudicato e sospetto. E, per quanto appaia una decisione solitaria, preoccupa sia simbolicamente, sia per le ripercussioni elettorali. Il tema non riguarda solo il partito di Matteo Salvini, che ieri si è dichiarato deluso dal vicesegretario: tanto più che era una sua creatura e aveva minimizzato il problema. La scheggia di Futuro nazionale, come Vannacci ha chiamato il movimento, con tricolore camuffato da ali nel simbolo, sarà certamente «un corpo estraneo» per la Lega. Così lo ha definito l’ex governatore del Veneto Luca Zaia, uno dei suoi avversari. E i vertici del partito del Nord hanno preso atto della rottura quasi con sollievo, senza neppure marcare le responsabilità politiche di Salvini. Rimane da capire se non possa diventare una sponda, per quanto scivolosa e ingannevole, per altri settori dell’elettorato. Lo è per la Lega, alla quale aveva portato in dote alle Europee del 2024 mezzo milione di voti. Ma potrebbe esserlo per il partito della premier, che ha sempre osservato con un filo di inquietudine le frange estremiste e nostalgiche; e sa che la scelta di appoggiare con coerenza l’Ucraina insieme con l’Ue contro la Russia di Vladimir Putin suscita qualche sofferenza nel radicalismo di destra. Non è un caso che a livello europeo la maggior parte delle formazioni populiste attratte da Donald Trump e da Putin militino tra i Patrioti d’Europa. Ma Vannacci non farà parte nemmeno di quel gruppo. Non è da escludersi che lo strappo punti ad attrarre anche pezzi dell’astensionismo del M5S. L’ambizione di sfondare elettoralmente, la tesi di un’Italia «polveriera pronta a deflagrare», l’appello alla «vera destra» sono sfide all’intera maggioranza. Francesco Giubilei, il giovane fondatore di Nazione Futura, vicina a FdI, definisce il generale «un traditore» che aiuterebbe la sinistra. La tentazione del governo di alzare la soglia di ingresso in Parlamento al 4 per cento già viene definita «clausola anti-Vannacci». Ma l’ex generale che diventa uno spauracchio segnala le contraddizioni irrisolte della destra italiana.