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Intervista a Tommaso Foti: «La crescita del Sud blindata e rafforzata dalle riforme e dal Pnrr»
Il ministro: «L’Italia raggiungerà nei tempi tutti gli obiettivi»

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23:30
Ministro Foti, il rush finale del Pnrr è in corso, la chiusura dei cantieri resta fissata al 31 agosto, la rendicontazione delle spese al 31 dicembre 2026. Lei ha sempre detto che gli obiettivi saranno raggiunti, resta di questa idea?
«Assolutamente si. Come è noto, il 30 dicembre scorso abbiamo presentato la richiesta di pagamento della nona rata, che comprende 50 obiettivi per un valore complessivo di 12,8 miliardi di euro. Attualmente sono in corso le valutazioni della Commissione europea, finalizzate a verificare il pieno conseguimento di 16 milestone e 34 target previsti. Parallelamente, ci stiamo preparando alla rendicontazione della decima rata entro agosto, che riguarda 159 obiettivi per un valore di 28,4 miliardi di euro. Nella scorsa settimana si sono svolte due importanti cabine di regia: una dedicata alla Missione Salute e una con gli enti locali, con l’obiettivo di accelerare e rendere più omogenea la rendicontazione delle singole misure. Proprio per questo, sono stati attivati dei tavoli tecnici di coordinamento per rafforzare il monitoraggio degli interventi e favorire una più rapida risoluzione delle criticità operative. Il lavoro prosegue con la massima attenzione per conseguire tutti gli obiettivi previsti dal Piano».
Il ministro Foti: «Piano Casa, recuperiamo gli immobili abbandonati»
Le risorse destinate al Sud, la quota del 40 per cento, sono state tutte impegnate o restano margini di incertezza per alcune missioni?
«Il monitoraggio del 40 per cento delle risorse destinate al Mezzogiorno viene verificato sulla base dei Codici Unici di Progetto, attivi sulle singole missioni, a garanzia del pieno rispetto del vincolo previsto per le misure “territorializzabili”. Oggi non siamo più nella fase delle assegnazioni, ma in quella dell’analisi puntuale dei singoli progetti. I risultati di tale rilevazione sono contenuti nella settima Relazione al Parlamento, approvata dalla Cabina di regia di dicembre. Come ribadito anche dalla Svimez, i dati sulla crescita del Pil e dell’occupazione nel Sud confermano l’efficacia dello strumento Pnrr e, soprattutto, la capacità degli enti territoriali di affrontare questa importante sfida».
Ma il dopo-Pnrr rischia o no di frenare la rincorsa del Sud nonostante i buoni numeri che continua a sfornare la Zes unica?
«Come ho ricordato più volte, il Pnrr non è solo un programma straordinario di investimenti, ma ha messo in campo riforme strutturali che rappresentano un lascito duraturo per il futuro, in grado di consolidare e rendere permanenti i risultati ottenuti. È proprio grazie a questo impianto riformatore che gli investimenti attivati potranno continuare a produrre effetti anche attraverso le altre risorse destinate al Mezzogiorno. La Zes unica è un esempio concreto di questa impostazione: un modello che unisce semplificazione amministrativa e strumenti di investimento, come il credito d’imposta e le altre misure sostenute da fondi nazionali ed europei, rafforzando in modo strutturale la capacità di crescita del Mezzogiorno».
SuperZes, da industriali sì al «modello Sicilia». No della Cgil: regole certe
Le Regioni hanno accettato di destinare un miliardo di risorse della Coesione all’housing sociale. Ma si aspettava anche altro dalle Regioni visto che le priorità della riforma dell’Unione europea non si limitano alla casa?
«Si tratta in tutta evidenza di risorse concordate, in sede di Conferenza Stato-Regioni, nell’ambito di una definizione condivisa degli stanziamenti da destinare, in considerazione della necessità di affrontare congiuntamente il problema dell’emergenza abitativa, tema caro al governo Meloni. È la prima volta che in detta Conferenza si condivide un obiettivo di questa rilevanza. Tali risorse rappresentano solo una parte degli interventi complessivamente destinati all’abitare, tenuto conto anche dei fondi messi a disposizione dalle singole Regioni nell’ambito degli accordi di coesione già sottoscritti. Complessivamente contiamo di vedere impegnati circa 4 miliardi di euro per contribuire a mettere a disposizione più case per coloro che hanno maggiore difficoltà a disporne».
Pnrr, lo sprint decisivo spesi oltre 100 miliardi
A proposito di Svimez: che ne pensa della proposta dell’Associazione di utilizzare risorse della Coesione già previste nell’Accordo della Coesione della Sicilia per circa 1,2 miliardi per mettere in sicurezza l’isola sul piano idrogeologico?
«La Regione Sicilia, nell’ambito dell’Accordo di coesione, ha già destinato risorse rilevanti al contrasto del dissesto idrogeologico. È in corso un confronto costante per verificare l’eventuale disponibilità di ulteriori spazi finanziari da destinare a questa priorità. Le risorse, dunque, non mancano; è però fondamentale che siano destinate a interventi cantierabili, con tempi certi per la progettazione, l’espletamento delle procedure di gara e la conclusione dei lavori, così da garantire un utilizzo efficace e tempestivo dei fondi. Questo non è altro che il modello Pnrr, che il governo Meloni ha già in parte utilizzato nella riforma degli accordi di coesione».
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«Assolutamente si. Come è noto, il 30 dicembre scorso abbiamo presentato la richiesta di pagamento della nona rata, che comprende 50 obiettivi per un valore complessivo di 12,8 miliardi di euro. Attualmente sono in corso le valutazioni della Commissione europea, finalizzate a verificare il pieno conseguimento di 16 milestone e 34 target previsti. Parallelamente, ci stiamo preparando alla rendicontazione della decima rata entro agosto, che riguarda 159 obiettivi per un valore di 28,4 miliardi di euro. Nella scorsa settimana si sono svolte due importanti cabine di regia: una dedicata alla Missione Salute e una con gli enti locali, con l’obiettivo di accelerare e rendere più omogenea la rendicontazione delle singole misure. Proprio per questo, sono stati attivati dei tavoli tecnici di coordinamento per rafforzare il monitoraggio degli interventi e favorire una più rapida risoluzione delle criticità operative. Il lavoro prosegue con la massima attenzione per conseguire tutti gli obiettivi previsti dal Piano».
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Le risorse destinate al Sud, la quota del 40 per cento, sono state tutte impegnate o restano margini di incertezza per alcune missioni?
«Il monitoraggio del 40 per cento delle risorse destinate al Mezzogiorno viene verificato sulla base dei Codici Unici di Progetto, attivi sulle singole missioni, a garanzia del pieno rispetto del vincolo previsto per le misure “territorializzabili”. Oggi non siamo più nella fase delle assegnazioni, ma in quella dell’analisi puntuale dei singoli progetti. I risultati di tale rilevazione sono contenuti nella settima Relazione al Parlamento, approvata dalla Cabina di regia di dicembre. Come ribadito anche dalla Svimez, i dati sulla crescita del Pil e dell’occupazione nel Sud confermano l’efficacia dello strumento Pnrr e, soprattutto, la capacità degli enti territoriali di affrontare questa importante sfida».
Ma il dopo-Pnrr rischia o no di frenare la rincorsa del Sud nonostante i buoni numeri che continua a sfornare la Zes unica?
«Come ho ricordato più volte, il Pnrr non è solo un programma straordinario di investimenti, ma ha messo in campo riforme strutturali che rappresentano un lascito duraturo per il futuro, in grado di consolidare e rendere permanenti i risultati ottenuti. È proprio grazie a questo impianto riformatore che gli investimenti attivati potranno continuare a produrre effetti anche attraverso le altre risorse destinate al Mezzogiorno. La Zes unica è un esempio concreto di questa impostazione: un modello che unisce semplificazione amministrativa e strumenti di investimento, come il credito d’imposta e le altre misure sostenute da fondi nazionali ed europei, rafforzando in modo strutturale la capacità di crescita del Mezzogiorno».
SuperZes, da industriali sì al «modello Sicilia». No della Cgil: regole certe
Le Regioni hanno accettato di destinare un miliardo di risorse della Coesione all’housing sociale. Ma si aspettava anche altro dalle Regioni visto che le priorità della riforma dell’Unione europea non si limitano alla casa?
«Si tratta in tutta evidenza di risorse concordate, in sede di Conferenza Stato-Regioni, nell’ambito di una definizione condivisa degli stanziamenti da destinare, in considerazione della necessità di affrontare congiuntamente il problema dell’emergenza abitativa, tema caro al governo Meloni. È la prima volta che in detta Conferenza si condivide un obiettivo di questa rilevanza. Tali risorse rappresentano solo una parte degli interventi complessivamente destinati all’abitare, tenuto conto anche dei fondi messi a disposizione dalle singole Regioni nell’ambito degli accordi di coesione già sottoscritti. Complessivamente contiamo di vedere impegnati circa 4 miliardi di euro per contribuire a mettere a disposizione più case per coloro che hanno maggiore difficoltà a disporne».
Pnrr, lo sprint decisivo spesi oltre 100 miliardi
A proposito di Svimez: che ne pensa della proposta dell’Associazione di utilizzare risorse della Coesione già previste nell’Accordo della Coesione della Sicilia per circa 1,2 miliardi per mettere in sicurezza l’isola sul piano idrogeologico?
«La Regione Sicilia, nell’ambito dell’Accordo di coesione, ha già destinato risorse rilevanti al contrasto del dissesto idrogeologico. È in corso un confronto costante per verificare l’eventuale disponibilità di ulteriori spazi finanziari da destinare a questa priorità. Le risorse, dunque, non mancano; è però fondamentale che siano destinate a interventi cantierabili, con tempi certi per la progettazione, l’espletamento delle procedure di gara e la conclusione dei lavori, così da garantire un utilizzo efficace e tempestivo dei fondi. Questo non è altro che il modello Pnrr, che il governo Meloni ha già in parte utilizzato nella riforma degli accordi di coesione».
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