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Una costituzione europea per un’unione più forte
Il vecchio ordine mondiale è defunto e l’Europa deve sapere rinegoziare i rapporti e le relazioni internazionali, senza subordinazioni e divisioni

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Per l’Europa ci vuole un “federalismo pragmatico”. Draghi dixit, nei giorni scorsi, all’Università di Lovanio. La proposta nasce dall’obiettivo di smarcare l’Europa dall’essere un grande mercato, soggetto alle priorità altrui, per diventare una grande potenza federata, specialmente in settori strategici come la difesa, la politica industriale e gli affari esteri. Anche per fronteggiare la forza economica degli Stati Uniti e della Cina. Ci troviamo davvero davanti a un tornante decisivo della storia.
Il vecchio ordine mondiale è defunto e l’Europa deve sapere rinegoziare i rapporti e le relazioni internazionali, senza subordinazioni e divisioni. Ben venga il federalismo e che sia pragmatico, all’interno di una cornice normativa certa e condivisa, che non può che essere una Costituzione europea. La Carta fondamentale di tutti i cittadini europei, dove prevedere e prescrivere diritti, doveri e poteri.
Marina degli Stati Uniti abbatte drone iraniano. «Era vicino alla portaerei Lincoln nel Mar Arabico»
Da tempo non se ne parla più. Una ventina di anni fa vi fu il tentativo di dare vita a una ibridazione giuridica: il Trattato costituzionale europeo. Tentativo che fallì a causa del voto contrario in alcuni referendum nazionali, come quello in Francia e nei Paesi Bassi. Fallì anche perché non era né un Trattato né una Costituzione ma un “ermafrodito”, come lo definì Giuliano Amato. Un Trattato è l’accordo fra Stati, la Costituzione è il patto fra cittadini. La differenza è profonda. Sono due codificazioni distinte e distanti, che non possono essere confuse e mischiate altrimenti non rimane nulla sia dell’una sia dell’altra. Torna alla mente quella vecchia storiella del libertino di mezza età che aveva due amanti, una giovane e una meno giovane: la prima gli strappava i capelli bianchi perché voleva che gli restassero solo quelli neri, la seconda faceva il contrario. E il libertino rimase calvo. Il Trattato costituzionale europeo ha fatto la stessa fine.
Allora, rilanciamola e chiamiamola come merita: Costituzione europea. Un testo nel quale consolidare valori, principi e obiettivi della Ue. Dove riconoscere i diritti e i doveri del cittadino europeo. Dove affermare le strutture organizzative dell’edificio costituzionale europeo. Anche e soprattutto in prospettiva di un federalismo, a maggior ragione pragmatico. Quindi, bisogna transitare definitivamente da un ordinamento a tendenza internazionale a uno veramente costituzionale, attraverso una serie di interventi. Un’autentica attribuzione delle competenze all’Unione per materie piuttosto che per aree e politiche di intervento, secondo un modello di tipo costituzionale federale. Una razionalizzazione del sistema parlamentare, con un Parlamento quale autentica assemblea rappresentativa, legislativa e di controllo sul governo. Ancora: la Carta dei diritti fondamentali europei nella prima parte della Costituzione e la Corte di giustizia quale organo di giustizia costituzionale europea.
Rimane un problema da risolvere. Con la Costituzione europea che fine farebbero le Costituzioni nazionali? Sarebbero ridimensionate? È questo quello che gli Stati nazionali temono, nel nome e per conto della propria sovranità da difendere. Certo, sarà soltanto l’evoluzione del processo costituente europeo – anche e soprattutto in senso materiale – a dirci se saremo in presenza di una contrapposizione di costituzioni. Anche se l’Unione ha l’esplicito mandato di rispettare l’uguaglianza degli Stati membri davanti alle loro Costituzioni e alla loro identità nazionale. Sul punto, però vorrei provare ad andare oltre un’ipotesi statica del rapporto fra ordinamento europeo e ordinamenti nazionali. E quindi, il rapporto sarebbe meglio se si muovesse secondo una concezione dinamica, che dovrebbe essere fondata sul costituzionalismo multilivello europeo, inteso come un nuovo ordine giuridico “sui generis” su base non gerarchica ma interattiva e cooperativa. In tal modo, potrebbe venire meno sia la concorrenza sia la uniformità tra gli ordinamenti per far prevalere i principi costituzionali, che dovranno livellarsi su più piani a seconda del diritto costituzionale da tutelare. Quindi, una Costituzione europea “pragmatica”. Una Costituzione europea che ci unisce e ci rafforza.
Una costituzione europea per un’unione più forte
Il vecchio ordine mondiale è defunto e l’Europa deve sapere rinegoziare i rapporti e le relazioni internazionali, senza subordinazioni e divisioni

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Per l’Europa ci vuole un “federalismo pragmatico”. Draghi dixit, nei giorni scorsi, all’Università di Lovanio. La proposta nasce dall’obiettivo di smarcare l’Europa dall’essere un grande mercato, soggetto alle priorità altrui, per diventare una grande potenza federata, specialmente in settori strategici come la difesa, la politica industriale e gli affari esteri. Anche per fronteggiare la forza economica degli Stati Uniti e della Cina. Ci troviamo davvero davanti a un tornante decisivo della storia.
Il vecchio ordine mondiale è defunto e l’Europa deve sapere rinegoziare i rapporti e le relazioni internazionali, senza subordinazioni e divisioni. Ben venga il federalismo e che sia pragmatico, all’interno di una cornice normativa certa e condivisa, che non può che essere una Costituzione europea. La Carta fondamentale di tutti i cittadini europei, dove prevedere e prescrivere diritti, doveri e poteri.
Marina degli Stati Uniti abbatte drone iraniano. «Era vicino alla portaerei Lincoln nel Mar Arabico»
Da tempo non se ne parla più. Una ventina di anni fa vi fu il tentativo di dare vita a una ibridazione giuridica: il Trattato costituzionale europeo. Tentativo che fallì a causa del voto contrario in alcuni referendum nazionali, come quello in Francia e nei Paesi Bassi. Fallì anche perché non era né un Trattato né una Costituzione ma un “ermafrodito”, come lo definì Giuliano Amato. Un Trattato è l’accordo fra Stati, la Costituzione è il patto fra cittadini. La differenza è profonda. Sono due codificazioni distinte e distanti, che non possono essere confuse e mischiate altrimenti non rimane nulla sia dell’una sia dell’altra. Torna alla mente quella vecchia storiella del libertino di mezza età che aveva due amanti, una giovane e una meno giovane: la prima gli strappava i capelli bianchi perché voleva che gli restassero solo quelli neri, la seconda faceva il contrario. E il libertino rimase calvo. Il Trattato costituzionale europeo ha fatto la stessa fine.
Allora, rilanciamola e chiamiamola come merita: Costituzione europea. Un testo nel quale consolidare valori, principi e obiettivi della Ue. Dove riconoscere i diritti e i doveri del cittadino europeo. Dove affermare le strutture organizzative dell’edificio costituzionale europeo. Anche e soprattutto in prospettiva di un federalismo, a maggior ragione pragmatico. Quindi, bisogna transitare definitivamente da un ordinamento a tendenza internazionale a uno veramente costituzionale, attraverso una serie di interventi. Un’autentica attribuzione delle competenze all’Unione per materie piuttosto che per aree e politiche di intervento, secondo un modello di tipo costituzionale federale. Una razionalizzazione del sistema parlamentare, con un Parlamento quale autentica assemblea rappresentativa, legislativa e di controllo sul governo. Ancora: la Carta dei diritti fondamentali europei nella prima parte della Costituzione e la Corte di giustizia quale organo di giustizia costituzionale europea.
Rimane un problema da risolvere. Con la Costituzione europea che fine farebbero le Costituzioni nazionali? Sarebbero ridimensionate? È questo quello che gli Stati nazionali temono, nel nome e per conto della propria sovranità da difendere. Certo, sarà soltanto l’evoluzione del processo costituente europeo – anche e soprattutto in senso materiale – a dirci se saremo in presenza di una contrapposizione di costituzioni. Anche se l’Unione ha l’esplicito mandato di rispettare l’uguaglianza degli Stati membri davanti alle loro Costituzioni e alla loro identità nazionale. Sul punto, però vorrei provare ad andare oltre un’ipotesi statica del rapporto fra ordinamento europeo e ordinamenti nazionali. E quindi, il rapporto sarebbe meglio se si muovesse secondo una concezione dinamica, che dovrebbe essere fondata sul costituzionalismo multilivello europeo, inteso come un nuovo ordine giuridico “sui generis” su base non gerarchica ma interattiva e cooperativa. In tal modo, potrebbe venire meno sia la concorrenza sia la uniformità tra gli ordinamenti per far prevalere i principi costituzionali, che dovranno livellarsi su più piani a seconda del diritto costituzionale da tutelare. Quindi, una Costituzione europea “pragmatica”. Una Costituzione europea che ci unisce e ci rafforza.
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