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Pompei esoterica: tra domus e templi lo spettacolo dell’occulto

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2 febbraio, 12:00
«L’archeologia si dedica alla ricerca dei fatti. Non della verità. Se vi interessa la verità, l’aula di filosofia del professor Tyre è in fondo al corridoio» (Indiana Jones e l’ultima crociata)
* * *
A distanza di quasi duemila anni dall’eruzione che la ridusse in cenere, Pompei non smette di regalare emozioni, con il suo teatro di ombre. Le vestigia dell’antica città romana sepolta dal vulcano non svelano solo il grande spettacolo della Storia, il vertiginoso baratro su cui la nostra civiltà è affacciata, i culti e le tradizioni di un popolo e la parabola di un destino che stava per compiersi. Ma raccontano anche la storia dell’esoterismo in Occidente tra archetipi e simboli, misteriose geometrie, culti del passato. La dimensione misterica nella città che fu anche sannita, etrusca e soprattutto greca, ci dice molto di quella «Campania magica» che lo storico e studioso britannico Peter Kingsley ha definito «una regione mitologica e geologica che si estende ben oltre i confini visibili». Magica prima ancora che felix (fertile), la Campania fu uno straordinario snodo nevralgico per quella rete di relazioni, flussi, scambi e corrispondenze che animò tutta l’area mediterranea nel tempo in cui la filosofia era «un “sapere” religioso concepito come una tradizione segreta, una dottrina esoterica rivelata soltanto a un’élite di iniziati», come ha spiegato lo storico Franz Cumont. I primi filosofi furono non solo grandi pensatori ma “maghi” o sciamani. In quel crogiuolo solo apparentemente lontano va collocata la genesi di un itinerario che si snoda tra ermetismo, alchimia, massoneria e molto altro. Itinerario percorso dal giornalista e studioso Antonio Emanuele Piedimonte nel suo ultimo appassionante libro, «Pompei segreta – Piccola guida sui generis per una passeggiata esoterica tra culti misterici, riti iniziatici, oracoli, incantesimi, amuleti e altre antiche magie» (editore Sub Rosa, disponibile su Amazon in versione solo cartacea).
L’importante è partecipare: Napoli, la Sirena-dea e le Olimpiadi moderne
Viaggiare nella Pompei esoterica ci permette di muoverci nello spazio e nel tempo: dal Nilo al Vesuvio, da Babilonia alle Colonne d’Ercole, dalle vestigia egiziane nelle strade delle città campane a quelle custodite nelle sale del Mann, ed ancora, nel segno della “grande madre” Iside, da Benevento a Pozzuoli passando per piazzetta Nilo. Domus e templi sono dunque il punto di partenza, a volte solo un suggestivo pretesto, per regalare ai viaggiatori “del tempo e dello spazio” uno spettacolare excursus tra mito e filosofia, magia e religione, occulti rituali e segreti iniziatici. Una Pompei tutta da riscoprire, attraverso i segni e i simboli veicolati dalle divinità che ne caratterizzarono la storia religiosa: Venere (la dea che ha dato il nome alla colonia romana), Apollo, Ermes, Minerva, Ecate, Giano, Ercole, Pan, Efesto, Cerere e quel dio Sabazio il cui culto di origine orientale (come quasi tutti del resto) ispirò la realizzazione di uno degli oggetti magici più suggestivi in assoluto: le “Mani pantee” (antichi amuleti in bronzo di epoca romana) rivenute nel cosiddetto Complesso dei Riti Magici.
* * *
Proviamo allora a puntare lo sguardo su un mondo dove l’esoterismo era in bella vista: nei segni di oracoli e delle sibille, tra numeri e geometrie, dentro gli orditi dell’arte, nelle arti e tecniche divinatorie e persino nelle ritualità apotropaiche. Città dalle mille superstizioni, scrive Piedimonte per rammentarci ciò che univa gli aegyptiaca (gli scarabei e gli altri amuleti di origina egizia) ai celebri falli in erezione che oggi affollano le sale del Gabinetto segreto del Museo archeologico di Napoli, passando per il “Quadrato magico” (l’enigmatico Sator, i cui primi esempi conosciuti sono proprio quelli rinvenuti a Pompei, nelle regio I e II), e per alcune particolari prassi religiose come gli ex voto per gli spiriti dei morti e le altre tracce di quella scienza dell’ignoto suggellata dall’incontro tra il senso del sacro dei Romani e l’altrove di etruschi, greci, egizi. Un caleidoscopio di riferimenti esoterici, dunque, che formano una sorta di mappa alternativa dell’area archeologica.
C’è un’altra divinità che, come sottolinea Piedimonte, ha svolto un ruolo decisivo per la storia segreta di Pompei: Dioniso, ovvero il Signore dei Misteri. È al suo culto e, soprattutto, ai suoi raffinati rituali misterici di iniziazione che sono ispirati i famosi affreschi di “Villa dei Misteri” e anche quelli, emersi qualche mese fa, che hanno dato il nome alla “Casa del Tiaso”. Due prodigi artistici ed esoterici: si tratta infatti di rarissime testimonianze visive relative a rituali misterico-iniziatici dell’antichità. Immagini che emozionano i visitatori e fanno dibattere gli studiosi; basterà ricordare cosa scriveva nel secolo scorso un celebre archeologo, Vittorio Macchioro: «Spiegando il significato di queste scene (si riferiva a Villa dei Misteri, ndr) noi non abbiamo ricostruito dei riti che si celebravano assai lontano, ma abbiamo rievocato scene che erano avvenute proprio lì, a Pompei». Così un altro eminente studioso, Arturo Reghini, matematico e massone vissuto a cavallo tra 800 e 900: «I Misteri romani, dunque, esistevano; esistevano le corporazioni in possesso di una scienza iniziatica esse sopravvissero alla rovina dell’Impero».
* * *
Su questo spettacolo dell’occulto si è da poco accesa una nuova, splendida luce con la scoperta di un altro incredibile affresco misterico, nell’insula 10 della regio IX, del quale il direttore del Parco Gabriel Zuchtriegel ha detto: «Il tiaso non era da tutti. Bisognava aderire attraverso un apposito rituale di iniziazione. Anticamente, il culto iniziatico del dio era affidato soprattutto alle donne».
Una tappa imprescindibile tra quelle segnate nella più visibile delle “mappe” tracciate dal libro di Piedimonte è il Tempio di Iside, luogo speciale che ha sedotto generazioni di studiosi, appassionati, visitatori e, ovviamente, artisti; si pensi solo a Louis-Jean Desprez e alla sua magnifica incisione (realizzata nel 1779) che ci fa vedere i primi turisti della storia di Pompei (la scoperta dell’Iseo fu il primo evento mediatico) mentre s’aggirano sul sito del santuario dedicato alla dea, primo luogo di culto rinvenuto negli Scavi. Tra loro, specie nell’Ottocento, ci saranno molti amanti, cultori e studiosi dell’esoterismo: pitagorici, massoni (compreso Goethe) e teosofi in primis, tutti lettori di Apuleio: «Il vecchio mi condusse all’entrata del grande tempio dove trasse certi libri scritti in caratteri sconosciuti e anche segni a forma di nodo, di ruota e di viticci che impedivano la comprensione da parte dei profani egli mi lesse le istruzioni necessarie per la mia iniziazione».
Già nel Settecento, del resto, la passione per i segreti della terra dei Faraoni aveva dato vita a una nuova “egittomania”, molto diversa da quella che aveva sedotto l’impero romano all’indomani della conquista da parte di Augusto. Un riverbero del radicato legame che unisce miti e misteri egizi all’organizzazione iniziatica più grande del mondo, la Libera-muratoria. Apuleio il primo e unico “iniziato” che ha lasciato una testimonianza diretta del rituale isiaco e l’antico Egitto ci riportano Pitagora, Plutarco, Platone e alle altre fonti di quell’universo ermetico che ha affascinato giganti come Marsilio Ficino, Pico della Mirandola, Giordano Bruno e, per restare in ambito campano, il più famoso dei gran maestri, il principe di Sansevero. Raimondo di Sangro, infatti, insieme al cugino e “fratello” Luigi d’Aquino, sarà tra gli animatori e divulgatori della cosiddetta “massoneria egizia”.
* * *
Simboli, riti, misteri, quella con la maiuscola (legati ai culti misterici) e quelli con la minuscola, cioè le narrazioni letterarie e che daranno un’impronta gotica e fantastica all’immaginario pompeiano e ispireranno film e altre opere d’arte. Eros e thanatos ma soprattutto apparizioni e incursioni di spiriti, mostri e fantasmi, ispirati dalla perturbante visione dei primi corpi delle vittime dell’eruzione (le orme nei calchi di gesso). Turbamenti inconsci che attireranno l’attenzione del massimo esperto in circolazione, Sigmund Freud, il quale, analizzando la novella «Gradiva, fantasia pompeiana», dello scrittore tedesco Wilheim Jensen, perlustrò proprio i rapporti tra psicanalisi, arte ed archeologia. Arrivando alla conclusione che anche la passione ossessiva per un reperto archeologico può provocare il fenomeno psicosomatico (capogiri e vertigini) universalmente noto come Sindrome di Stendhal.
Pompei esoterica: tra domus e templi lo spettacolo dell’occulto

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2 febbraio, 12:00
«L’archeologia si dedica alla ricerca dei fatti. Non della verità. Se vi interessa la verità, l’aula di filosofia del professor Tyre è in fondo al corridoio» (Indiana Jones e l’ultima crociata)
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A distanza di quasi duemila anni dall’eruzione che la ridusse in cenere, Pompei non smette di regalare emozioni, con il suo teatro di ombre. Le vestigia dell’antica città romana sepolta dal vulcano non svelano solo il grande spettacolo della Storia, il vertiginoso baratro su cui la nostra civiltà è affacciata, i culti e le tradizioni di un popolo e la parabola di un destino che stava per compiersi. Ma raccontano anche la storia dell’esoterismo in Occidente tra archetipi e simboli, misteriose geometrie, culti del passato. La dimensione misterica nella città che fu anche sannita, etrusca e soprattutto greca, ci dice molto di quella «Campania magica» che lo storico e studioso britannico Peter Kingsley ha definito «una regione mitologica e geologica che si estende ben oltre i confini visibili». Magica prima ancora che felix (fertile), la Campania fu uno straordinario snodo nevralgico per quella rete di relazioni, flussi, scambi e corrispondenze che animò tutta l’area mediterranea nel tempo in cui la filosofia era «un “sapere” religioso concepito come una tradizione segreta, una dottrina esoterica rivelata soltanto a un’élite di iniziati», come ha spiegato lo storico Franz Cumont. I primi filosofi furono non solo grandi pensatori ma “maghi” o sciamani. In quel crogiuolo solo apparentemente lontano va collocata la genesi di un itinerario che si snoda tra ermetismo, alchimia, massoneria e molto altro. Itinerario percorso dal giornalista e studioso Antonio Emanuele Piedimonte nel suo ultimo appassionante libro, «Pompei segreta – Piccola guida sui generis per una passeggiata esoterica tra culti misterici, riti iniziatici, oracoli, incantesimi, amuleti e altre antiche magie» (editore Sub Rosa, disponibile su Amazon in versione solo cartacea).
L’importante è partecipare: Napoli, la Sirena-dea e le Olimpiadi moderne
Viaggiare nella Pompei esoterica ci permette di muoverci nello spazio e nel tempo: dal Nilo al Vesuvio, da Babilonia alle Colonne d’Ercole, dalle vestigia egiziane nelle strade delle città campane a quelle custodite nelle sale del Mann, ed ancora, nel segno della “grande madre” Iside, da Benevento a Pozzuoli passando per piazzetta Nilo. Domus e templi sono dunque il punto di partenza, a volte solo un suggestivo pretesto, per regalare ai viaggiatori “del tempo e dello spazio” uno spettacolare excursus tra mito e filosofia, magia e religione, occulti rituali e segreti iniziatici. Una Pompei tutta da riscoprire, attraverso i segni e i simboli veicolati dalle divinità che ne caratterizzarono la storia religiosa: Venere (la dea che ha dato il nome alla colonia romana), Apollo, Ermes, Minerva, Ecate, Giano, Ercole, Pan, Efesto, Cerere e quel dio Sabazio il cui culto di origine orientale (come quasi tutti del resto) ispirò la realizzazione di uno degli oggetti magici più suggestivi in assoluto: le “Mani pantee” (antichi amuleti in bronzo di epoca romana) rivenute nel cosiddetto Complesso dei Riti Magici.
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Proviamo allora a puntare lo sguardo su un mondo dove l’esoterismo era in bella vista: nei segni di oracoli e delle sibille, tra numeri e geometrie, dentro gli orditi dell’arte, nelle arti e tecniche divinatorie e persino nelle ritualità apotropaiche. Città dalle mille superstizioni, scrive Piedimonte per rammentarci ciò che univa gli aegyptiaca (gli scarabei e gli altri amuleti di origina egizia) ai celebri falli in erezione che oggi affollano le sale del Gabinetto segreto del Museo archeologico di Napoli, passando per il “Quadrato magico” (l’enigmatico Sator, i cui primi esempi conosciuti sono proprio quelli rinvenuti a Pompei, nelle regio I e II), e per alcune particolari prassi religiose come gli ex voto per gli spiriti dei morti e le altre tracce di quella scienza dell’ignoto suggellata dall’incontro tra il senso del sacro dei Romani e l’altrove di etruschi, greci, egizi. Un caleidoscopio di riferimenti esoterici, dunque, che formano una sorta di mappa alternativa dell’area archeologica.
C’è un’altra divinità che, come sottolinea Piedimonte, ha svolto un ruolo decisivo per la storia segreta di Pompei: Dioniso, ovvero il Signore dei Misteri. È al suo culto e, soprattutto, ai suoi raffinati rituali misterici di iniziazione che sono ispirati i famosi affreschi di “Villa dei Misteri” e anche quelli, emersi qualche mese fa, che hanno dato il nome alla “Casa del Tiaso”. Due prodigi artistici ed esoterici: si tratta infatti di rarissime testimonianze visive relative a rituali misterico-iniziatici dell’antichità. Immagini che emozionano i visitatori e fanno dibattere gli studiosi; basterà ricordare cosa scriveva nel secolo scorso un celebre archeologo, Vittorio Macchioro: «Spiegando il significato di queste scene (si riferiva a Villa dei Misteri, ndr) noi non abbiamo ricostruito dei riti che si celebravano assai lontano, ma abbiamo rievocato scene che erano avvenute proprio lì, a Pompei». Così un altro eminente studioso, Arturo Reghini, matematico e massone vissuto a cavallo tra 800 e 900: «I Misteri romani, dunque, esistevano; esistevano le corporazioni in possesso di una scienza iniziatica esse sopravvissero alla rovina dell’Impero».
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Su questo spettacolo dell’occulto si è da poco accesa una nuova, splendida luce con la scoperta di un altro incredibile affresco misterico, nell’insula 10 della regio IX, del quale il direttore del Parco Gabriel Zuchtriegel ha detto: «Il tiaso non era da tutti. Bisognava aderire attraverso un apposito rituale di iniziazione. Anticamente, il culto iniziatico del dio era affidato soprattutto alle donne».
Una tappa imprescindibile tra quelle segnate nella più visibile delle “mappe” tracciate dal libro di Piedimonte è il Tempio di Iside, luogo speciale che ha sedotto generazioni di studiosi, appassionati, visitatori e, ovviamente, artisti; si pensi solo a Louis-Jean Desprez e alla sua magnifica incisione (realizzata nel 1779) che ci fa vedere i primi turisti della storia di Pompei (la scoperta dell’Iseo fu il primo evento mediatico) mentre s’aggirano sul sito del santuario dedicato alla dea, primo luogo di culto rinvenuto negli Scavi. Tra loro, specie nell’Ottocento, ci saranno molti amanti, cultori e studiosi dell’esoterismo: pitagorici, massoni (compreso Goethe) e teosofi in primis, tutti lettori di Apuleio: «Il vecchio mi condusse all’entrata del grande tempio dove trasse certi libri scritti in caratteri sconosciuti e anche segni a forma di nodo, di ruota e di viticci che impedivano la comprensione da parte dei profani egli mi lesse le istruzioni necessarie per la mia iniziazione».
Già nel Settecento, del resto, la passione per i segreti della terra dei Faraoni aveva dato vita a una nuova “egittomania”, molto diversa da quella che aveva sedotto l’impero romano all’indomani della conquista da parte di Augusto. Un riverbero del radicato legame che unisce miti e misteri egizi all’organizzazione iniziatica più grande del mondo, la Libera-muratoria. Apuleio il primo e unico “iniziato” che ha lasciato una testimonianza diretta del rituale isiaco e l’antico Egitto ci riportano Pitagora, Plutarco, Platone e alle altre fonti di quell’universo ermetico che ha affascinato giganti come Marsilio Ficino, Pico della Mirandola, Giordano Bruno e, per restare in ambito campano, il più famoso dei gran maestri, il principe di Sansevero. Raimondo di Sangro, infatti, insieme al cugino e “fratello” Luigi d’Aquino, sarà tra gli animatori e divulgatori della cosiddetta “massoneria egizia”.
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Simboli, riti, misteri, quella con la maiuscola (legati ai culti misterici) e quelli con la minuscola, cioè le narrazioni letterarie e che daranno un’impronta gotica e fantastica all’immaginario pompeiano e ispireranno film e altre opere d’arte. Eros e thanatos ma soprattutto apparizioni e incursioni di spiriti, mostri e fantasmi, ispirati dalla perturbante visione dei primi corpi delle vittime dell’eruzione (le orme nei calchi di gesso). Turbamenti inconsci che attireranno l’attenzione del massimo esperto in circolazione, Sigmund Freud, il quale, analizzando la novella «Gradiva, fantasia pompeiana», dello scrittore tedesco Wilheim Jensen, perlustrò proprio i rapporti tra psicanalisi, arte ed archeologia. Arrivando alla conclusione che anche la passione ossessiva per un reperto archeologico può provocare il fenomeno psicosomatico (capogiri e vertigini) universalmente noto come Sindrome di Stendhal.
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