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Casal di Principe, mafia nigeriana: sequestro di persona e ricatti
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Lo sequestrarono minacciando di ucciderlo e se i suoi familiari non avessero pagato il debito avrebbero ammazzato anche loro. È quanto è emerso dall’indagine dei carabinieri della Compagnia di Casal di Principe, al comando del capitano Marco Busetto, che ieri mattina hanno arrestato, su ordine del Gip presso il Tribunale di Napoli e su richiesta della Dda di Napoli, B. U. 32 anni e M. S. 27 anni, entrambi di origine nigeriana e con permessi di soggiorno in Italia. Il 27enne è stato raggiunto dalla misura cautelare in carcere nel penitenziario di Secondigliano dove era già detenuto per altro.
I due, secondo gli inquirenti, apparterrebbero alla temibile mafia nigeriana ed in particolare al gruppo criminale denominato Eiye.
Le accuse per loro, a vario titolo, sono di sequestro di persona a scopo di estorsione, lesioni personali, rapina e violenza privata, tutto con l’aggravante del metodo mafioso. I fatti, accertati dai carabinieri, risalgono all’ottobre del 2022 quando la vittima J. A., nigeriano anche lui, venne prelevato con la forza da una sorta di circolo ricreativo privato, usato come punto di ritrovo dalla comunità nigeriana, chiamato “Mama Nelly” che si trova a Casapesenna in via Guglielmo Marconi angolo via Leonardo Da Vinci. Venne poi portato in una casa a Casal di Principe e qui minacciato e tenuto sotto chiave per una notte intera.
I mafiosi nigeriani capeggiati, secondo gli investigatori, da Peter Omoregie 31enne nigeriano, arrestato a febbraio del 2024 e detenuto nel carcere di Santa Maria Capua Vetere, sequestrarono il connazionale accusandolo di non aver pagato un debito di 1.500 euro. Per ottenere il denaro contattarono i familiari di J.A. in Nigeria, obbligandoli ad eseguire in tempi brevissimi due bonifici di 750 euro cadauno. Se non avessero pagato il ragazzo sarebbe stato ucciso e poi sarebbero stati raggiunti anche loro in Nigeria per avere la stessa pena. I soldi vennero immediatamente versati e, solo dopo averli ricevuti, la vittima venne rilasciata. Durante la prigionia, sarebbe stato aggredito, ferito, privato del telefono cellulare e successivamente intimidito per evitare che denunciasse l’accaduto. Liberatosi dei suoi carcerieri J. A. andò però dai carabinieri a denunciare ogni cosa, avvalorando il racconto che per sommi capi aveva già fatto un suo amico che preoccupatosi si era rivolto ai militari chiedendo loro di cercarlo.
Aversa, arriva la stretta: «Sicurezza, controlli e tolleranza zero»
L’attività investigativa, supportata anche da strumenti tecnici, non ha ancora chiarito perché i mafiosi pretendessero 1.500 euro e dunque se era un debito di usura o altro ma ha permesso di ricostruire, da ottobre 2022 a febbraio 2024, un grave quadro a carico degli arrestati oltre ad una allarmante situazione per la presenza della mafia nigeriana, Eiye e Black Axe, non solo a Castel Volturno, dove era emersa già in passato, ma anche nell’entroterra casertano ed in particolar modo tra Casapesenna e Casal di Principe.
In origine erano gruppi studenteschi nate come confraternite universitarie poi trasformatisi. Sconcertante è la violenza dei metodi utilizzati per controllare il mercato delle armi, della droga, tratta degli esseri umani e della prostituzione ma anche sofisticati traffici informatici con truffe online. Capirne l’organizzazione non è facile ma si sa che è piramidale come nelle famiglie mafiose italiane, il vertice è sempre in Nigeria mentre i vice, i cosiddetti Don internazionali e nazionali controllano i livelli più bassi fino ai “soldati” per i quali uccidere o minacciare non fa differenza.
Casal di Principe, mafia nigeriana: sequestro di persona e ricatti
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Lo sequestrarono minacciando di ucciderlo e se i suoi familiari non avessero pagato il debito avrebbero ammazzato anche loro. È quanto è emerso dall’indagine dei carabinieri della Compagnia di Casal di Principe, al comando del capitano Marco Busetto, che ieri mattina hanno arrestato, su ordine del Gip presso il Tribunale di Napoli e su richiesta della Dda di Napoli, B. U. 32 anni e M. S. 27 anni, entrambi di origine nigeriana e con permessi di soggiorno in Italia. Il 27enne è stato raggiunto dalla misura cautelare in carcere nel penitenziario di Secondigliano dove era già detenuto per altro.
I due, secondo gli inquirenti, apparterrebbero alla temibile mafia nigeriana ed in particolare al gruppo criminale denominato Eiye.
Le accuse per loro, a vario titolo, sono di sequestro di persona a scopo di estorsione, lesioni personali, rapina e violenza privata, tutto con l’aggravante del metodo mafioso. I fatti, accertati dai carabinieri, risalgono all’ottobre del 2022 quando la vittima J. A., nigeriano anche lui, venne prelevato con la forza da una sorta di circolo ricreativo privato, usato come punto di ritrovo dalla comunità nigeriana, chiamato “Mama Nelly” che si trova a Casapesenna in via Guglielmo Marconi angolo via Leonardo Da Vinci. Venne poi portato in una casa a Casal di Principe e qui minacciato e tenuto sotto chiave per una notte intera.
I mafiosi nigeriani capeggiati, secondo gli investigatori, da Peter Omoregie 31enne nigeriano, arrestato a febbraio del 2024 e detenuto nel carcere di Santa Maria Capua Vetere, sequestrarono il connazionale accusandolo di non aver pagato un debito di 1.500 euro. Per ottenere il denaro contattarono i familiari di J.A. in Nigeria, obbligandoli ad eseguire in tempi brevissimi due bonifici di 750 euro cadauno. Se non avessero pagato il ragazzo sarebbe stato ucciso e poi sarebbero stati raggiunti anche loro in Nigeria per avere la stessa pena. I soldi vennero immediatamente versati e, solo dopo averli ricevuti, la vittima venne rilasciata. Durante la prigionia, sarebbe stato aggredito, ferito, privato del telefono cellulare e successivamente intimidito per evitare che denunciasse l’accaduto. Liberatosi dei suoi carcerieri J. A. andò però dai carabinieri a denunciare ogni cosa, avvalorando il racconto che per sommi capi aveva già fatto un suo amico che preoccupatosi si era rivolto ai militari chiedendo loro di cercarlo.
Aversa, arriva la stretta: «Sicurezza, controlli e tolleranza zero»
L’attività investigativa, supportata anche da strumenti tecnici, non ha ancora chiarito perché i mafiosi pretendessero 1.500 euro e dunque se era un debito di usura o altro ma ha permesso di ricostruire, da ottobre 2022 a febbraio 2024, un grave quadro a carico degli arrestati oltre ad una allarmante situazione per la presenza della mafia nigeriana, Eiye e Black Axe, non solo a Castel Volturno, dove era emersa già in passato, ma anche nell’entroterra casertano ed in particolar modo tra Casapesenna e Casal di Principe.
In origine erano gruppi studenteschi nate come confraternite universitarie poi trasformatisi. Sconcertante è la violenza dei metodi utilizzati per controllare il mercato delle armi, della droga, tratta degli esseri umani e della prostituzione ma anche sofisticati traffici informatici con truffe online. Capirne l’organizzazione non è facile ma si sa che è piramidale come nelle famiglie mafiose italiane, il vertice è sempre in Nigeria mentre i vice, i cosiddetti Don internazionali e nazionali controllano i livelli più bassi fino ai “soldati” per i quali uccidere o minacciare non fa differenza.
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