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Btp, domanda da record richieste 11 volte l’offerta. E vola il tasso del Bund
Per le obbligazioni a 15 anni collocate dal Mef (per 14 miliardi) la domanda ha superato 157 miliardi. Corre il rendimento del trentennale tedesco che tocca i massimi dal 2011

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Collocamento da record per il nuovo Btp a 15 anni offerto dal ministero dell’Economia e delle Finanze. La grande domanda raccolta ha spinto il Tesoro a emettere titoli per 14 miliardi di euro, la cifra più alta di sempre per questo comparto di bond. Una risposta forte nello stesso giorno in cui il rendimento del Bund trentennale tedesco ha raggiunto i massimi dal 2011, toccando quota 3,56%.
Dagli investitori istituzionali che hanno partecipato al collocamento tramite sindacato gestito da un pool di banche, composto da Bbva, Bank of America, Citibank, Deutsche Bank, Goldman Sachs e Jp Morgan, sono arrivate richieste per oltre 157 miliardi di euro. Si tratta di 11,2 volte la somma messa sul mercato dal dicastero di Via XX Settembre e come per l’offerta si tratta del massimo mai richiesto per questa scadenza, a conferma dell’attrattività che il debito italiano sta avendo tra banche, fondi e grandi investitori istituzionali. Forte la presenza europea e in particolare modo degli investitori britannici e scandinavi, con nuovi investitori per questo tipo di collocamenti. Gli italiani sono attorno al 15%, secondo quanto risulta e buona la presenza dal Medio Oriente.
L’Italia continua a essere una delle scelte predilette dagli operatori. «Mantiene una buona disciplina fiscale e investimenti finanziati dall’Unione europea», spiega in una analisi Capital Group.
Una risposta degli investitori di dieci, undici o dodici volte quanto collocato dal Tesoro sta diventando una costante delle emissioni. Il tutto in un quadro in cui il mercato del debito pubblico si fa affollato. La Germania ha allentato il freno sul debito ed è pronta a collocare più Bund per finanziare gli investimenti in difesa e infrastrutture.
Proprio per questo i mercati chiedono rendimenti maggiori sapendo che Berlino dovrà indebitarsi di più per favorire la crescita e riprendersi dopo la recessione e con una industria in difficoltà.
Le operazioni via sindacato mantengono così il ritmo. Via XX Settembre aveva aperto l’anno con uno scatto. Nel primo collocamento del 2026, il Tesoro aveva emesso titoli per 20 miliardi e raccolto ordini per oltre 265 miliardi di euro. Di questi 15 miliardi sono arrivati dal solo settennale, mentre per il Btp Green il Mef aveva limitato la cifra a 5 miliardi. Numeri sostenuti anche in quel caso dalla domanda estera. Oltre l’80% del collocamento di gennaio è infatti andato a investitori stranieri.
IL RATING
Il risultato di ieri si colloca nei piani alti delle raccolta per un singolo prodotto, pareggiando i 14 miliardi emessi nel giugno 2020 sul benchmark a 10 anni. Ha inoltre contribuito a contenere lo spread, limitato a 8 punti base rispetto al rendimento del Btp in scadenza il 10 gennaio 2040. Il titolo è stato collocato al prezzo di 99,99 corrispondente a un rendimento lordo annuo all’emissione del 3,99%.
Quanto allo spread tra il decennale tedesco e italiano ieri ha chiuso in calo a 60 punti, livello sul quale ormai il differenziale tra i Bund e i Btp decennali si è attestato da diverse settimane.
Il debito pubblico italiano continua a veleggiare sull’onda dei giudizi positivi delle agenzie di rating che lo scorso anno hanno uno dopo l’altro corretto sempre al rialzo il giudizio su Paese. In questa fase il Tesoro ha deciso di affidare il mandato alle banche a stretto giro dalla decisione di S&P, presa venerdì scorso, di rivedere al rialzo le prospettive sull’economia e le finanze pubbliche italiane, portando l’outlook da stabile a positivo. Una valutazione che apre, in futuro, a una nuova possibile promozione dopo quella dello scorso aprile che ha portato il rating sui Btp a BBB+. Se questo dovesse accadere l’Italia potrebbe ottenere nuovamente una A in pagella da una delle tre principali società di rating al mondo. Le premesse affinché ciò avvenga ci sono.
Gli investitori continuano a puntare sull’affidabilità di Roma e sulla sua capacità di mantenere in linea i conti pubblici. Per l’agenzia Roma sarà capace di continuare il suo percorso di consolidamento di bilancio e, a partire dal 2028 inizierà la graduale discesa del debito pubblico.
Btp, domanda da record richieste 11 volte l’offerta. E vola il tasso del Bund
Per le obbligazioni a 15 anni collocate dal Mef (per 14 miliardi) la domanda ha superato 157 miliardi. Corre il rendimento del trentennale tedesco che tocca i massimi dal 2011

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Collocamento da record per il nuovo Btp a 15 anni offerto dal ministero dell’Economia e delle Finanze. La grande domanda raccolta ha spinto il Tesoro a emettere titoli per 14 miliardi di euro, la cifra più alta di sempre per questo comparto di bond. Una risposta forte nello stesso giorno in cui il rendimento del Bund trentennale tedesco ha raggiunto i massimi dal 2011, toccando quota 3,56%.
Dagli investitori istituzionali che hanno partecipato al collocamento tramite sindacato gestito da un pool di banche, composto da Bbva, Bank of America, Citibank, Deutsche Bank, Goldman Sachs e Jp Morgan, sono arrivate richieste per oltre 157 miliardi di euro. Si tratta di 11,2 volte la somma messa sul mercato dal dicastero di Via XX Settembre e come per l’offerta si tratta del massimo mai richiesto per questa scadenza, a conferma dell’attrattività che il debito italiano sta avendo tra banche, fondi e grandi investitori istituzionali. Forte la presenza europea e in particolare modo degli investitori britannici e scandinavi, con nuovi investitori per questo tipo di collocamenti. Gli italiani sono attorno al 15%, secondo quanto risulta e buona la presenza dal Medio Oriente.
L’Italia continua a essere una delle scelte predilette dagli operatori. «Mantiene una buona disciplina fiscale e investimenti finanziati dall’Unione europea», spiega in una analisi Capital Group.
Una risposta degli investitori di dieci, undici o dodici volte quanto collocato dal Tesoro sta diventando una costante delle emissioni. Il tutto in un quadro in cui il mercato del debito pubblico si fa affollato. La Germania ha allentato il freno sul debito ed è pronta a collocare più Bund per finanziare gli investimenti in difesa e infrastrutture.
Proprio per questo i mercati chiedono rendimenti maggiori sapendo che Berlino dovrà indebitarsi di più per favorire la crescita e riprendersi dopo la recessione e con una industria in difficoltà.
Le operazioni via sindacato mantengono così il ritmo. Via XX Settembre aveva aperto l’anno con uno scatto. Nel primo collocamento del 2026, il Tesoro aveva emesso titoli per 20 miliardi e raccolto ordini per oltre 265 miliardi di euro. Di questi 15 miliardi sono arrivati dal solo settennale, mentre per il Btp Green il Mef aveva limitato la cifra a 5 miliardi. Numeri sostenuti anche in quel caso dalla domanda estera. Oltre l’80% del collocamento di gennaio è infatti andato a investitori stranieri.
IL RATING
Il risultato di ieri si colloca nei piani alti delle raccolta per un singolo prodotto, pareggiando i 14 miliardi emessi nel giugno 2020 sul benchmark a 10 anni. Ha inoltre contribuito a contenere lo spread, limitato a 8 punti base rispetto al rendimento del Btp in scadenza il 10 gennaio 2040. Il titolo è stato collocato al prezzo di 99,99 corrispondente a un rendimento lordo annuo all’emissione del 3,99%.
Quanto allo spread tra il decennale tedesco e italiano ieri ha chiuso in calo a 60 punti, livello sul quale ormai il differenziale tra i Bund e i Btp decennali si è attestato da diverse settimane.
Il debito pubblico italiano continua a veleggiare sull’onda dei giudizi positivi delle agenzie di rating che lo scorso anno hanno uno dopo l’altro corretto sempre al rialzo il giudizio su Paese. In questa fase il Tesoro ha deciso di affidare il mandato alle banche a stretto giro dalla decisione di S&P, presa venerdì scorso, di rivedere al rialzo le prospettive sull’economia e le finanze pubbliche italiane, portando l’outlook da stabile a positivo. Una valutazione che apre, in futuro, a una nuova possibile promozione dopo quella dello scorso aprile che ha portato il rating sui Btp a BBB+. Se questo dovesse accadere l’Italia potrebbe ottenere nuovamente una A in pagella da una delle tre principali società di rating al mondo. Le premesse affinché ciò avvenga ci sono.
Gli investitori continuano a puntare sull’affidabilità di Roma e sulla sua capacità di mantenere in linea i conti pubblici. Per l’agenzia Roma sarà capace di continuare il suo percorso di consolidamento di bilancio e, a partire dal 2028 inizierà la graduale discesa del debito pubblico.
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