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Colon-retto, dallo screening alle nuove terapie: a Napoli il confronto sul “continuum of care”
Dalla prevenzione alla presa in carico multidisciplinare, fino alle opzioni nelle fasi più avanzate della malattia, questi i temi attorno a cui si è sviluppato l’evento

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Dalla prevenzione alla presa in carico multidisciplinare, fino alle opzioni nelle fasi più avanzate della malattia, questi i temi attorno a cui si è sviluppato l’evento a Bologna che ha messo a confronto alcuni tra i maggiori specialisti, richiamando l’attenzione sull’esigenza di intercettare precocemente e di trattare meglio le neoplasie del colon retto.
L’evento ha visto come protagonisti alcuni tra i maggiori specialisti campani, in particolare: Antonio Avallone, direttore dell’Oncologia Clinica Sperimentale Addome dell’Istituto Nazionale Tumori IRCCS Fondazione Pascale ed Erika Martinelli, professoressa di Oncologia Medica all’Università della Campania “L. Vanvitelli”.
In Italia il colon-retto resta tra i tumori più frequenti: il Ministero della Salute stima per il 2024 circa 48.706 nuove diagnosi, con una sopravvivenza a 5 anni intorno al 65–66%. Sul fronte della mortalità, i dati più recenti indicano un calo dei decessi più marcato proprio per il colon-retto.
Per Antonio Avallone «per migliorare l’adesione ai programmi di screening, il primo passo fondamentale è rafforzare la comunicazione». Perché «una comunicazione efficace è essenziale per far comprendere alla popolazione il valore dello screening, che non si limita alla diagnosi precoce ma permette di prevenire attivamente l’insorgenza dei tumori».
In questo contesto si inserisce il concetto di “continuum of care” ovvero un percorso che non termina con la terapia, ma tiene insieme prevenzione, diagnosi, trattamenti, gestione degli effetti collaterali e supporto psicologico. Avallone sostiene: «più che aggiungere giorni alla vita, dobbiamo imparare ad aggiungere vita ai giorni». Un obiettivo che, secondo lo specialista, richiede anche infrastrutture organizzative adeguate: «Le reti oncologiche hanno un ruolo fondamentale» perché possono diventare la piattaforma per diffondere questa cultura e garantire accesso agli elementi di supporto, incluso quello psicologico. Quando la malattia è avanzata o metastatica, la parola d’ordine diventa integrazione.
Erika Martinelli descrive poi un modello in cui «il paziente viene preso in carico in ambito multidisciplinare» da chirurgo, radiologo, radioterapista, radiologo interventista, psicologo e nutrizionista: «in questo modo si prende in carico il paziente a tutto tondo».
Fondamentali anche le opzioni terapeutiche nelle fasi successive di trattamento. Martinelli spiega che un trattamento a base di fruquintinib è molto efficace come trattamento nelle “linee avanzate”, sottolineando due aspetti pratici: da un lato l’efficacia clinica, dall’altro l’impatto sulla quotidianità. Centrale il tema della comunicazione. «Spesso – dice Martinelli – abbiamo a disposizione slot ambulatoriali molto brevi», e proprio per questo «le parole sono importanti» e la chiarezza del linguaggio è determinante per costruire “l’alleanza terapeutica” tra medico e paziente.
Colon-retto, dallo screening alle nuove terapie: a Napoli il confronto sul “continuum of care”
Dalla prevenzione alla presa in carico multidisciplinare, fino alle opzioni nelle fasi più avanzate della malattia, questi i temi attorno a cui si è sviluppato l’evento

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Dalla prevenzione alla presa in carico multidisciplinare, fino alle opzioni nelle fasi più avanzate della malattia, questi i temi attorno a cui si è sviluppato l’evento a Bologna che ha messo a confronto alcuni tra i maggiori specialisti, richiamando l’attenzione sull’esigenza di intercettare precocemente e di trattare meglio le neoplasie del colon retto.
L’evento ha visto come protagonisti alcuni tra i maggiori specialisti campani, in particolare: Antonio Avallone, direttore dell’Oncologia Clinica Sperimentale Addome dell’Istituto Nazionale Tumori IRCCS Fondazione Pascale ed Erika Martinelli, professoressa di Oncologia Medica all’Università della Campania “L. Vanvitelli”.
In Italia il colon-retto resta tra i tumori più frequenti: il Ministero della Salute stima per il 2024 circa 48.706 nuove diagnosi, con una sopravvivenza a 5 anni intorno al 65–66%. Sul fronte della mortalità, i dati più recenti indicano un calo dei decessi più marcato proprio per il colon-retto.
Per Antonio Avallone «per migliorare l’adesione ai programmi di screening, il primo passo fondamentale è rafforzare la comunicazione». Perché «una comunicazione efficace è essenziale per far comprendere alla popolazione il valore dello screening, che non si limita alla diagnosi precoce ma permette di prevenire attivamente l’insorgenza dei tumori».
In questo contesto si inserisce il concetto di “continuum of care” ovvero un percorso che non termina con la terapia, ma tiene insieme prevenzione, diagnosi, trattamenti, gestione degli effetti collaterali e supporto psicologico. Avallone sostiene: «più che aggiungere giorni alla vita, dobbiamo imparare ad aggiungere vita ai giorni». Un obiettivo che, secondo lo specialista, richiede anche infrastrutture organizzative adeguate: «Le reti oncologiche hanno un ruolo fondamentale» perché possono diventare la piattaforma per diffondere questa cultura e garantire accesso agli elementi di supporto, incluso quello psicologico. Quando la malattia è avanzata o metastatica, la parola d’ordine diventa integrazione.
Erika Martinelli descrive poi un modello in cui «il paziente viene preso in carico in ambito multidisciplinare» da chirurgo, radiologo, radioterapista, radiologo interventista, psicologo e nutrizionista: «in questo modo si prende in carico il paziente a tutto tondo».
Fondamentali anche le opzioni terapeutiche nelle fasi successive di trattamento. Martinelli spiega che un trattamento a base di fruquintinib è molto efficace come trattamento nelle “linee avanzate”, sottolineando due aspetti pratici: da un lato l’efficacia clinica, dall’altro l’impatto sulla quotidianità. Centrale il tema della comunicazione. «Spesso – dice Martinelli – abbiamo a disposizione slot ambulatoriali molto brevi», e proprio per questo «le parole sono importanti» e la chiarezza del linguaggio è determinante per costruire “l’alleanza terapeutica” tra medico e paziente.
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