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La prima del teatro San Carlo? Sempre il 4 novembre
Il sovrintendente in attesa di risolvere lo scontro con Manfredi, pensa a una data fissa per l’avvio di stagione, come la Scala. Ipotesi probabile quella del compleanno del teatro, inaugurato nel 1737, e dell’onomastico del sovrano di cui porta il nome

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Buon compleanno e buon onomastico, San Carlo. In attesa di risolvere lo scontro con Manfredi, il neosovrintendente Fulvio Adamo Macciardi pensa a una data fissa per l’inaugurazione della stagione lirico-sinfonica, da aprire, sempre nel segno della tradizione, con opere composte proprio per il teatro. Il suo progetto è ancora top secret, ma alcuni punti sarebbero ormai delineati a sentire i bene informati. Cominciando con l’indicazione di un giorno preciso, non più ballerino, come fa la Scala: una scelta che potrebbe, però, non facilitare l’arrivo delle star internazionali, se indisponibili in quel periodo. Di certo, è da evitare di finire nei «paraggi» del 7 dicembre, come quest’anno, quando vip in platea non si sono quasi visti per la pur straordinaria «Medea» di Martone, preferendo l’indomani lo stile e la mondanità di Milano.
Ma anche qui, nel «teatro più bello del mondo», e più antico ancora in funzione, la prima potrebbe essere l’occasione per celebrare un anniversario: legato al San Carlo e alla sua storia, invece che direttamente alla città e al suo patrono, come per Sant’Ambrogio. Ricordando la prima assoluta nel lirico, ben 41 anni prima della Scala (quindi, un altro primato): il 4 novembre del 1737, in coincidenza con l’onomastico del sovrano che commissionò la costruzione della sala. Duecentottantanove anni fa andò in scena «Achille in Sciro» di Pietro Metastasio, musica di Domenico Sarro che diresse l’orchestra.
Il programma artistico, almeno nell’incipit del 2026/2027, potrebbe puntare sui titoli scritti al tempo delle grandi stagioni promosse dal «principe degli impresari» Domenico Barbaja. Con Gioacchino Rossini che, a 23 anni, firmò «Elisabetta regina d’Inghilterra», con un cast stellare per l’epoca. E, poco dopo, un altro astro nascente nel mondo del melodramma, Gaetano Donizetti, compose 17 opere per il teatro, tra cui «Maria Stuarda», «Roberto Devereux», «Lucia di Lammermoor». E Barbaja diede anche fiducia a Vincenzo Bellini, studente siciliano di San Pietro a Majella, al debutto con «Bianca e Gernando». Fu un tiepido successo «Alzira», la prima opera scritta per il San Carlo da Giuseppe Verdi che riscosse più entusiasmo con «Luisa Miller» cui seguì «Gustavo III», ostacolata dalla censura e ritirata dal compositore che trasferì lo spettacolo con un nuovo titolo, «Un ballo in maschera», a Roma, al teatro Apollo. Tra i titoli nel segno della tradizione, peraltro non tutti sopravvissuti all’usura del tempo ed entrati nella letteratura lirica, Macciardi vorrebbe scegliere proposte per una stagione a suo dire più «originale», mentre rimane sul tappeto il problema dei rapporti con il sindaco Manfredi e con il governatore Fico, che non si sente rappresentato dal professore di economia Riccardo Realfonzo, nominato nel cdi dal suo predecessore De Luca.
Fin qui la storia di ieri e oggi. Resta da individuare il direttore musicale. Stando alle intenzioni di Macciardi, la figura più adatta è un superspecialista del repertorio italiano, proprio per andare a ripercorrere alcune delle più importanti produzioni composte e realizzate per il teatro, dal Settecento napoletano fino ad arrivare a Rossini, Donizetti, Verdi. «Un italiano, insomma, e comunque di una scuola italiana importante». L’identikit corrisponde al profilo di Michele Mariotti, sul podio dell’Opera di Roma dal 2022, insignito del Premio Abbiati e, in precedenza, dal 2008 direttore principale e poi direttore musicale fino al 2018 del Comunale di Bologna (da cui proviene lo stesso Macciardi). Anche se indiscrezioni lo indicano come prossimo direttore dell’orchestra Rai. Un altro professionista, presente al San Carlo, è Riccardo Frizza: natali a Milano, direttore artistico e musicale del festival Donizetti, Opera di Bergamo, oltre che direttore principale della Hungarian Radio Symphony Orchestra and Choir. Ma è ancora presto per fare nomi. Anche perché, per una programmazione di livello, è decisivo poter contare su più fondi. Considerata la relativa partecipazione di sponsor e privati, Macciardi punta dritto su Roma: a ottenere finanziamenti extra, da parte del ministero, in vista dei 300 anni del teatro, magari con una «manovra di avvicinamento», prevedendo alcuni appuntamenti già con la ricorrenza dei 290 anni dalla fondazione. Auguri.
La prima del teatro San Carlo? Sempre il 4 novembre
Il sovrintendente in attesa di risolvere lo scontro con Manfredi, pensa a una data fissa per l’avvio di stagione, come la Scala. Ipotesi probabile quella del compleanno del teatro, inaugurato nel 1737, e dell’onomastico del sovrano di cui porta il nome

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Buon compleanno e buon onomastico, San Carlo. In attesa di risolvere lo scontro con Manfredi, il neosovrintendente Fulvio Adamo Macciardi pensa a una data fissa per l’inaugurazione della stagione lirico-sinfonica, da aprire, sempre nel segno della tradizione, con opere composte proprio per il teatro. Il suo progetto è ancora top secret, ma alcuni punti sarebbero ormai delineati a sentire i bene informati. Cominciando con l’indicazione di un giorno preciso, non più ballerino, come fa la Scala: una scelta che potrebbe, però, non facilitare l’arrivo delle star internazionali, se indisponibili in quel periodo. Di certo, è da evitare di finire nei «paraggi» del 7 dicembre, come quest’anno, quando vip in platea non si sono quasi visti per la pur straordinaria «Medea» di Martone, preferendo l’indomani lo stile e la mondanità di Milano.
Ma anche qui, nel «teatro più bello del mondo», e più antico ancora in funzione, la prima potrebbe essere l’occasione per celebrare un anniversario: legato al San Carlo e alla sua storia, invece che direttamente alla città e al suo patrono, come per Sant’Ambrogio. Ricordando la prima assoluta nel lirico, ben 41 anni prima della Scala (quindi, un altro primato): il 4 novembre del 1737, in coincidenza con l’onomastico del sovrano che commissionò la costruzione della sala. Duecentottantanove anni fa andò in scena «Achille in Sciro» di Pietro Metastasio, musica di Domenico Sarro che diresse l’orchestra.
Il programma artistico, almeno nell’incipit del 2026/2027, potrebbe puntare sui titoli scritti al tempo delle grandi stagioni promosse dal «principe degli impresari» Domenico Barbaja. Con Gioacchino Rossini che, a 23 anni, firmò «Elisabetta regina d’Inghilterra», con un cast stellare per l’epoca. E, poco dopo, un altro astro nascente nel mondo del melodramma, Gaetano Donizetti, compose 17 opere per il teatro, tra cui «Maria Stuarda», «Roberto Devereux», «Lucia di Lammermoor». E Barbaja diede anche fiducia a Vincenzo Bellini, studente siciliano di San Pietro a Majella, al debutto con «Bianca e Gernando». Fu un tiepido successo «Alzira», la prima opera scritta per il San Carlo da Giuseppe Verdi che riscosse più entusiasmo con «Luisa Miller» cui seguì «Gustavo III», ostacolata dalla censura e ritirata dal compositore che trasferì lo spettacolo con un nuovo titolo, «Un ballo in maschera», a Roma, al teatro Apollo. Tra i titoli nel segno della tradizione, peraltro non tutti sopravvissuti all’usura del tempo ed entrati nella letteratura lirica, Macciardi vorrebbe scegliere proposte per una stagione a suo dire più «originale», mentre rimane sul tappeto il problema dei rapporti con il sindaco Manfredi e con il governatore Fico, che non si sente rappresentato dal professore di economia Riccardo Realfonzo, nominato nel cdi dal suo predecessore De Luca.
Fin qui la storia di ieri e oggi. Resta da individuare il direttore musicale. Stando alle intenzioni di Macciardi, la figura più adatta è un superspecialista del repertorio italiano, proprio per andare a ripercorrere alcune delle più importanti produzioni composte e realizzate per il teatro, dal Settecento napoletano fino ad arrivare a Rossini, Donizetti, Verdi. «Un italiano, insomma, e comunque di una scuola italiana importante». L’identikit corrisponde al profilo di Michele Mariotti, sul podio dell’Opera di Roma dal 2022, insignito del Premio Abbiati e, in precedenza, dal 2008 direttore principale e poi direttore musicale fino al 2018 del Comunale di Bologna (da cui proviene lo stesso Macciardi). Anche se indiscrezioni lo indicano come prossimo direttore dell’orchestra Rai. Un altro professionista, presente al San Carlo, è Riccardo Frizza: natali a Milano, direttore artistico e musicale del festival Donizetti, Opera di Bergamo, oltre che direttore principale della Hungarian Radio Symphony Orchestra and Choir. Ma è ancora presto per fare nomi. Anche perché, per una programmazione di livello, è decisivo poter contare su più fondi. Considerata la relativa partecipazione di sponsor e privati, Macciardi punta dritto su Roma: a ottenere finanziamenti extra, da parte del ministero, in vista dei 300 anni del teatro, magari con una «manovra di avvicinamento», prevedendo alcuni appuntamenti già con la ricorrenza dei 290 anni dalla fondazione. Auguri.
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