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Sonia Bergamasco: «I miei sessant’anni? Conquistati vivendoli»
Sonia Bergamasco al San Ferdinando è protagonista e regista di «La principessa di Lampedusa» di Cappuccio. Il compleanno-giro di boa: «Mi accorgo del passato, ma amo vivere nel presente tra persone che amo»

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11:20
La terrorista Giulia nella «Meglio gioventù»; la dottoressa Sironi in «Quo vado» di Zalone; Livia, eterna fidanzata di Montalbano; Giuliana Sgrena nel «Nibbio» (ora su Netflix); poi Elettra, Cassandra, Mirandolina a teatro… Attrice tra le più duttili; regista, musicista, scrittrice, poetessa, Sonia Bergamasco, che qui firma anche la regia, sarà da stasera a domenica al San Ferdinando nella «Principessa di Lampedusa», che Ruggero Cappuccio, prima in forma di romanzo, poi scenica, ha dedicato a Beatrice Mastrogiovanni Tasca di Cutò, madre di Tomasi di Lampedusa, l’autore del Gattopardo. L’allestimento debuttò in giugno al «Campania teatro festival».
Da sola in azione, in una scenografia che evoca le tre arcate del palazzo dei Lampedusa a Palermo, la Bergamasco darà vita a «una donna colta e forte, eversiva, impetuosa, fonte d’ispirazione per il figlio futuro scrittore, carica di una storia famigliare segnata da lutti e tragedie che lei, però, seppe contrastare sempre rilanciandosi». Il testo letterario segue la sua vita cronologicamente. Nella riscrittura teatrale, invece, Cappuccio ha composto quel che definisce una «camera polifonica della memoria», in cui Sonia-Beatrice, anzi il suo spettro, «chiama a raccolta voci e corpi delle persone care: figli, amanti, padre, sorella, madre, amici… Ma lo spettacolo non ha nulla di etereo. È un racconto fisico, carnale, umano, che coinvolge perfino la nostalgia». Ed è anche una prova d’attrice, perché la Bergamasco, in un’atmosfera onirica, visionaria, si moltiplica, ora dialogando con voci registrate, ora mutando la propria per impersonare altri: «Il gioco è teatrale, e io l’ho esaltato inserendo un’altalena, ispirandomi a un ricordo personale, una terracotta che mi colpì, anni fa, al museo di Heraklion, a Creta, una figurina fermata nell’attimo in cui oscilla, appunto, su un’altalena. Quell’oggetto ludico è un gate, la porta d’accesso a un altrove, immagine vivente di ciò che volevo rappresentare».
Il ruolo della musica?
«Cruciale, si va da Nino Rota e dal “Faust” di Gounod a un bel tema originale di Marco Betta e ai suoni orchestrati, su mia indicazione, da Ivo Parlati».
Parliamo d’altro: Nel suo libro di poesie «Il quaderno» scrive: «Il mio corpo è tutto quello che ho e tutto quello che non ho». E Un corpo per tutti s’intitola la sua «biografia del mestiere d’attrice»: perché?
«Il corpo è lo strumento dell’attrice ma anche della persona. Ne senti la potenza e, quando si ammala, la fragilità. È evidenza e mistero; l’attore se ne serve per moltiplicarsi e trovare altre voci e risonanze. È tangibile e intangibile; è tutto ciò che non ho, non conosco e a cui ambisco; e muta nel tempo, cresce, poi si attorciglia e muore; e mai lo conoscerai se non attraverso l’ascolto, fondamento di ogni creazione».
«Com’è andato «Il nibbio?». Il film di Tondi (2025) ricostruisce la vicenda di Nicola Calipari, agente del Sismi ucciso in Iraq dal fuoco amico per difendere la giornalista Giuliana Sgrena, rapita, e grazie a lui rilasciata.
«Esperienza forte e profonda. Ho rappresentato una donna sopravvissuta a un episodio terribile, distorto da persone che non si stancano di diffondere falsità; e il pensiero va a Calipari, ucciso dagli americani in un garbuglio bellico e politico, conclusosi con un processo-farsa, privo di colpevoli».
Progetti?
«Ho da poco finito di girare “Cambogia”, commedia e opera prima di Valerio Lundini; a teatro, dopo “La locandiera”, sarò ancora diretta da Latella, ma non posso rivelare il titolo. Io e Antonio siamo in sintonia perché condividiamo la stessa visione e, cioè, l’ascolto profondo del testo, mettendo al centro il lavoro dell’attore». Il 16 gennaio ha compiuto 60 anni. È donna di bilanci? «La mia età è poca cosa se guardo la Luna. Mi accorgo del passato, ho conquistato tanto con dolore, gioia, frustrazioni, ma amo vivere nel presente, nonostante il buio che ci circonda. Ho la fortuna di poter contare su persone che amo e su una visione del mondo che esiste malgrado l’orrore».
Sonia Bergamasco: «I miei sessant’anni? Conquistati vivendoli»
Sonia Bergamasco al San Ferdinando è protagonista e regista di «La principessa di Lampedusa» di Cappuccio. Il compleanno-giro di boa: «Mi accorgo del passato, ma amo vivere nel presente tra persone che amo»

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La terrorista Giulia nella «Meglio gioventù»; la dottoressa Sironi in «Quo vado» di Zalone; Livia, eterna fidanzata di Montalbano; Giuliana Sgrena nel «Nibbio» (ora su Netflix); poi Elettra, Cassandra, Mirandolina a teatro… Attrice tra le più duttili; regista, musicista, scrittrice, poetessa, Sonia Bergamasco, che qui firma anche la regia, sarà da stasera a domenica al San Ferdinando nella «Principessa di Lampedusa», che Ruggero Cappuccio, prima in forma di romanzo, poi scenica, ha dedicato a Beatrice Mastrogiovanni Tasca di Cutò, madre di Tomasi di Lampedusa, l’autore del Gattopardo. L’allestimento debuttò in giugno al «Campania teatro festival».
Da sola in azione, in una scenografia che evoca le tre arcate del palazzo dei Lampedusa a Palermo, la Bergamasco darà vita a «una donna colta e forte, eversiva, impetuosa, fonte d’ispirazione per il figlio futuro scrittore, carica di una storia famigliare segnata da lutti e tragedie che lei, però, seppe contrastare sempre rilanciandosi». Il testo letterario segue la sua vita cronologicamente. Nella riscrittura teatrale, invece, Cappuccio ha composto quel che definisce una «camera polifonica della memoria», in cui Sonia-Beatrice, anzi il suo spettro, «chiama a raccolta voci e corpi delle persone care: figli, amanti, padre, sorella, madre, amici… Ma lo spettacolo non ha nulla di etereo. È un racconto fisico, carnale, umano, che coinvolge perfino la nostalgia». Ed è anche una prova d’attrice, perché la Bergamasco, in un’atmosfera onirica, visionaria, si moltiplica, ora dialogando con voci registrate, ora mutando la propria per impersonare altri: «Il gioco è teatrale, e io l’ho esaltato inserendo un’altalena, ispirandomi a un ricordo personale, una terracotta che mi colpì, anni fa, al museo di Heraklion, a Creta, una figurina fermata nell’attimo in cui oscilla, appunto, su un’altalena. Quell’oggetto ludico è un gate, la porta d’accesso a un altrove, immagine vivente di ciò che volevo rappresentare».
Il ruolo della musica?
«Cruciale, si va da Nino Rota e dal “Faust” di Gounod a un bel tema originale di Marco Betta e ai suoni orchestrati, su mia indicazione, da Ivo Parlati».
Parliamo d’altro: Nel suo libro di poesie «Il quaderno» scrive: «Il mio corpo è tutto quello che ho e tutto quello che non ho». E Un corpo per tutti s’intitola la sua «biografia del mestiere d’attrice»: perché?
«Il corpo è lo strumento dell’attrice ma anche della persona. Ne senti la potenza e, quando si ammala, la fragilità. È evidenza e mistero; l’attore se ne serve per moltiplicarsi e trovare altre voci e risonanze. È tangibile e intangibile; è tutto ciò che non ho, non conosco e a cui ambisco; e muta nel tempo, cresce, poi si attorciglia e muore; e mai lo conoscerai se non attraverso l’ascolto, fondamento di ogni creazione».
«Com’è andato «Il nibbio?». Il film di Tondi (2025) ricostruisce la vicenda di Nicola Calipari, agente del Sismi ucciso in Iraq dal fuoco amico per difendere la giornalista Giuliana Sgrena, rapita, e grazie a lui rilasciata.
«Esperienza forte e profonda. Ho rappresentato una donna sopravvissuta a un episodio terribile, distorto da persone che non si stancano di diffondere falsità; e il pensiero va a Calipari, ucciso dagli americani in un garbuglio bellico e politico, conclusosi con un processo-farsa, privo di colpevoli».
Progetti?
«Ho da poco finito di girare “Cambogia”, commedia e opera prima di Valerio Lundini; a teatro, dopo “La locandiera”, sarò ancora diretta da Latella, ma non posso rivelare il titolo. Io e Antonio siamo in sintonia perché condividiamo la stessa visione e, cioè, l’ascolto profondo del testo, mettendo al centro il lavoro dell’attore». Il 16 gennaio ha compiuto 60 anni. È donna di bilanci? «La mia età è poca cosa se guardo la Luna. Mi accorgo del passato, ho conquistato tanto con dolore, gioia, frustrazioni, ma amo vivere nel presente, nonostante il buio che ci circonda. Ho la fortuna di poter contare su persone che amo e su una visione del mondo che esiste malgrado l’orrore».
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