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Premio Strega, 80 al Campidoglio
Dopo le polemiche dell’anno scorso con il ministro Giuli il più prestigioso premio letterario italiano festeggia il suo compleanno si mette in mostra al Macro e lavora alla digitalizzazione del suo prezioso archivio che racconta la storia …

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Ottant’anni, quasi una vita. O forse anche di più, perché il Premio Strega che si avvia a celebrare nell’edizione 2026 i suoi otto decenni di libri, discussioni, dispute e voti in fondo è nato prima: tra l’inverno e la primavera 1944, quando nelle stanze della casa di Maria e Goffredo Bellonci cominciarono a radunarsi giornalisti, scrittori, artisti e rappresentanti di quella varia umanità che in attesa della fine dell’incubo della guerra costruì un momento di speranza ideando un concorso letterario. Erano coloro che sarebbero stati riconosciuti come gli Amici della domenica, il nucleo fondatore del riconoscimento a cui l’industriale beneventano del celebre liquore, Guido Alberti, contribuì con il primo finanziamento di duecentomila lire.
Per celebrare i suoi 80 anni il Premio Strega ha deciso di cambiare la cornice della sua serata finale. Giovedì 8 luglio il successore di Andrea Bajani, vincitore l’anno scorso con L’anniversario (Feltrinelli), sarà decretato non al ninfeo del museo nazionale etrusco di Villa Giulia ma nello straordinario scenario di piazza del Campidoglio. Qui, già nel 2006, era stati festeggiati i 60 anni della Strega e della Carta costituzionale, omaggiando il più giovane costituente allora in vita Oscar Luigi Scalfaro. La decisione annunciata dal presidente e dal segretario della Fondazione Bellonci, Giovanni Solimene e Stefano Petrocchi, nel suo inattaccabile significato istituzionale sgombera il campo dalle polemiche accese dal ministro della Cultura, Alessandro Giuli, il quale intese non partecipare alla serata dell’anno scorso spiegando di non aver ricevuto i libri in gara – «Forse mi considerano nemico della domenica» – e ipotizzò il trasferimento a Cinecittà. Solimine e Petrocchi hanno voluto invece sottolineare il valore di un progetto culturale che racconta la Storia d’Italia in 1023 titoli, da Tempo di uccidere di Ennio Flaiano, vincitore della prima edizione del 1947, a Quasi una vita – appunto – premiato nel 1951 in una cinquina comprendente pure Mario Soldati, Carlo Levi, Alberto Moravia e Domenico Rea con Gesù, fate luce, fino a Donatella Di Pietrantonio e Andrea Bajani.
Questo 2026 recupera la memoria dei segni grafici di Mino Maccari e Fortunato Depero, offre il tratto nuovo di Marco Oggian, conferma le sezioni dedicate a saggistica, poesia e alla produzione internazionale, allarga il raggio d’azione al Messico, declina il suo percorso tra la mostra al Macro di Roma e la digitalizzazione del prezioso archivio. Un vasto programma, insomma, che comunque ha il suo perno sulla competizione. I giochi sono aperti: il 28 febbraio scadrà il termine per la presentazione delle candidature, i partecipanti – l’anno scorso 81, nel 2025 erano stati 80 – saranno resi noti il primo aprile. Il 12 giugno la selezione dei 12 semifinalisti, il 3 giugno al teatro romano di Benevento l’individuazione dei finalisti dell’8 luglio.
Intanto, i pronostici e le ambizioni. Per esempio di Monica Acito con La carità carnale e Giuseppe de Alteriis con Non dormire e sogna, entrambi campani e pubblicati da Bompiani. O, per rimanere a Napoli, di Piera Ventre, autrice di Stella randagia (Nne). Grande ressa in casa Einaudi dove rimbalza il nome di un papabile vincitore, Michele Mari con I convitati di pietra, e insieme gli altri di Antonella Lattanzi (Chiara), Elena Stancanelli (La gioia di ieri), Nadeesha Uyangoda (Acqua sporca), Alcide Pierantozzi (Lo sbilico) e Marcello Fois (L’immensa distrazione). Mondadori potrebbe puntare su Nicola Gardini (Daddy), Mattia Insolia (La vita giovane), Fabrizio Sinisi (Il prodigio), Leonardo Colombati (Non vi sarà più notte), Teresa Ciabatti (Donnaregina). Feltrinelli punta su Matteo Nucci (Platone. Una storia d’amore), La nave di Teseo su Christian Raimo con L’invenzione del colore e Mauro Covacich con Lina e il sasso. Ponte alle Grazie ha in serbo Francesco Pecoraro (La fine del mondo) e Enzo Fileno Carabba (L’arca d Noé). Guanda prepara Elena Varvello (La vita sempre). Adelphi pensa a Rosa Matteucci (Cartagloria), Bollati Boringhieri a Giulia Lombezzi (L’estate che ho ucciso mio nonno), Quodlibet a Ermanno Cavazzoni (Storia di un’amicizia). Giusto per iniziare.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Premio Strega, 80 al Campidoglio
Dopo le polemiche dell’anno scorso con il ministro Giuli il più prestigioso premio letterario italiano festeggia il suo compleanno si mette in mostra al Macro e lavora alla digitalizzazione del suo prezioso archivio che racconta la storia …

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Ottant’anni, quasi una vita. O forse anche di più, perché il Premio Strega che si avvia a celebrare nell’edizione 2026 i suoi otto decenni di libri, discussioni, dispute e voti in fondo è nato prima: tra l’inverno e la primavera 1944, quando nelle stanze della casa di Maria e Goffredo Bellonci cominciarono a radunarsi giornalisti, scrittori, artisti e rappresentanti di quella varia umanità che in attesa della fine dell’incubo della guerra costruì un momento di speranza ideando un concorso letterario. Erano coloro che sarebbero stati riconosciuti come gli Amici della domenica, il nucleo fondatore del riconoscimento a cui l’industriale beneventano del celebre liquore, Guido Alberti, contribuì con il primo finanziamento di duecentomila lire.
Per celebrare i suoi 80 anni il Premio Strega ha deciso di cambiare la cornice della sua serata finale. Giovedì 8 luglio il successore di Andrea Bajani, vincitore l’anno scorso con L’anniversario (Feltrinelli), sarà decretato non al ninfeo del museo nazionale etrusco di Villa Giulia ma nello straordinario scenario di piazza del Campidoglio. Qui, già nel 2006, era stati festeggiati i 60 anni della Strega e della Carta costituzionale, omaggiando il più giovane costituente allora in vita Oscar Luigi Scalfaro. La decisione annunciata dal presidente e dal segretario della Fondazione Bellonci, Giovanni Solimene e Stefano Petrocchi, nel suo inattaccabile significato istituzionale sgombera il campo dalle polemiche accese dal ministro della Cultura, Alessandro Giuli, il quale intese non partecipare alla serata dell’anno scorso spiegando di non aver ricevuto i libri in gara – «Forse mi considerano nemico della domenica» – e ipotizzò il trasferimento a Cinecittà. Solimine e Petrocchi hanno voluto invece sottolineare il valore di un progetto culturale che racconta la Storia d’Italia in 1023 titoli, da Tempo di uccidere di Ennio Flaiano, vincitore della prima edizione del 1947, a Quasi una vita – appunto – premiato nel 1951 in una cinquina comprendente pure Mario Soldati, Carlo Levi, Alberto Moravia e Domenico Rea con Gesù, fate luce, fino a Donatella Di Pietrantonio e Andrea Bajani.
Questo 2026 recupera la memoria dei segni grafici di Mino Maccari e Fortunato Depero, offre il tratto nuovo di Marco Oggian, conferma le sezioni dedicate a saggistica, poesia e alla produzione internazionale, allarga il raggio d’azione al Messico, declina il suo percorso tra la mostra al Macro di Roma e la digitalizzazione del prezioso archivio. Un vasto programma, insomma, che comunque ha il suo perno sulla competizione. I giochi sono aperti: il 28 febbraio scadrà il termine per la presentazione delle candidature, i partecipanti – l’anno scorso 81, nel 2025 erano stati 80 – saranno resi noti il primo aprile. Il 12 giugno la selezione dei 12 semifinalisti, il 3 giugno al teatro romano di Benevento l’individuazione dei finalisti dell’8 luglio.
Intanto, i pronostici e le ambizioni. Per esempio di Monica Acito con La carità carnale e Giuseppe de Alteriis con Non dormire e sogna, entrambi campani e pubblicati da Bompiani. O, per rimanere a Napoli, di Piera Ventre, autrice di Stella randagia (Nne). Grande ressa in casa Einaudi dove rimbalza il nome di un papabile vincitore, Michele Mari con I convitati di pietra, e insieme gli altri di Antonella Lattanzi (Chiara), Elena Stancanelli (La gioia di ieri), Nadeesha Uyangoda (Acqua sporca), Alcide Pierantozzi (Lo sbilico) e Marcello Fois (L’immensa distrazione). Mondadori potrebbe puntare su Nicola Gardini (Daddy), Mattia Insolia (La vita giovane), Fabrizio Sinisi (Il prodigio), Leonardo Colombati (Non vi sarà più notte), Teresa Ciabatti (Donnaregina). Feltrinelli punta su Matteo Nucci (Platone. Una storia d’amore), La nave di Teseo su Christian Raimo con L’invenzione del colore e Mauro Covacich con Lina e il sasso. Ponte alle Grazie ha in serbo Francesco Pecoraro (La fine del mondo) e Enzo Fileno Carabba (L’arca d Noé). Guanda prepara Elena Varvello (La vita sempre). Adelphi pensa a Rosa Matteucci (Cartagloria), Bollati Boringhieri a Giulia Lombezzi (L’estate che ho ucciso mio nonno), Quodlibet a Ermanno Cavazzoni (Storia di un’amicizia). Giusto per iniziare.
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