Presi in contropiede dalla guerriglia urbana di Torino, i conduttori dei talk show di TeleSchlein hanno cambiato le carte in tavola, accusando il ministro Matteo Piantedosi di mancata prevenzione. Il ragionamento non fa una grinza quanto ad ipocrisia.

Questi facinorosi – dicono – sono noti; alcuni vengono dall’estero; se non sono stati fermati vuol dire nel migliore dei casi che vi è incompetenza o addirittura complicità, nel senso che si lascia mano libera ai teppisti con l’obiettivo di limitare il sacrosanto diritto della protesta contro le infamie del governo, il quale non si vergogna di strumentalizzare i disordini per incolpare la sinistra e predisporre una svolta autoritaria, attraverso la mortificazione delle Procure, il varo di norme liberticide, il premierato e quant’altro. Il fatto è che la vicenda di Torino non è l’eccezione, ma la regola delle manifestazioni di piazza che finiscono sempre con le violenze, le aggressioni e le devastazioni di un pezzo di città.

Ormai la “coda” violenta non è solo possibile o prevedibile; viene persino annunciata con largo anticipo dagli organizzatori, come un tempo si faceva per lo sciopero nei servizi pubblici essenziali. A Torino si sapeva che sarebbe finita così in base al piano di guerriglia predisposto dagli stati maggiori dell’antagonismo. Fino a che punto allora è credibile una condanna a posteriori delle violenze, come se ci fosse da stupirsi di fatti che hanno pedissequamente seguito il copione previsto? Del resto, che cosa possiamo aspettarci quando un ex presidente della Camera dichiara in un’intervista che “la politica è svanita, le forze che si prefiggevano un cambiamento sono state sconfitte. E così resta la piazza”? È venuto il momento dell’assalto al Palazzo d’Inverno?

Nel loro comunicato dove cantano vittoria, gli antagonisti non si prendono neppure la briga di dichiarare di aver reagito alle violenze della Polizia (purtroppo lo ha insinuato qualche giornalista presente ai fatti), ma hanno confermato che il loro obiettivo era proprio quello di scontrarsi con gli agenti. E che questo non è che l’inizio. Il ragionamento di chi accusa la maggioranza di strumentalizzazione segue una logica discutibile: “Noi organizziamo, come è nostro diritto, una manifestazione pacifica e rispondiamo di questo; se vi sono provocatori che si aggregano non è un problema nostro ma del ministro dell’Interno”. Le Forze dell’ordine sono dunque invitate a compiere un’opera di prevenzione. In che cosa potrebbe consistere? Nell’arresto preventivo come chiedono dalle parti di Via Bellerio? Ma è ammissibile che un cittadino venga fermato perché potrebbe commettere un reato? E chi garantisce che non ci siano settori di opinione pubblica che scendano in piazza a manifestare per chiederne la liberazione?

Forse è ora di porre una domanda inquietante a tutti i partiti: i movimenti eversivi sono alla ricerca del morto, come avvenne durante il vertice del G8 di Genova nel 2001? Se questo tragico sbocco non si è ancora verificato, lo dobbiamo alla professionalità delle Forze dell’ordine.

Giuliano Cazzola