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«Su temi come la sicurezza, l’unità è sempre auspicabile». Presidente della Commissione Difesa del Senato dal 2013 al 2018, ex collaboratore di D’Alema e direttore generale dell’Agenzia Industrie Difesa, Nicola Latorre spera nella coesione della politica sul nuovo decreto sicurezza. Una posizione unitaria che metta da parte qualunque premessa per la salvaguardia del Paese.
Come deve rispondere la politica agli scontri di Torino?
«Nel dibattito sulla sicurezza che si sta facendo in questi giorni, bisogna avere consapevolezza che tutto nasce da questi atti di violenza politica, che devono contemplare strumenti normativi adeguati e anche una responsabilità da parte dei soggetti politici nel fronteggiare la situazione in cui ci troviamo. Solo una combinazione di questi due elementi può produrre dei risultati effettivi».
In questo caso è la sinistra italiana a dover fare i conti con il tema della sicurezza. Dove ha sbagliato?
«La sinistra, rispetto a queste manifestazioni, sarebbe stata decisamente più convincente se si fosse dichiarata d’accordo con la chiusura di Askatasuna al momento del suo sgombero. I centri sociali spesso erano luoghi di raccolta anche per manifestazioni di violenza politica. La decisione di chiuderli doveva essere supportata. Se addirittura non solo non si supportano queste decisioni, ma si decide di condividere le manifestazioni, non dobbiamo stupirci se accadono queste situazioni. Bisogna riconquistare una credibilità».
Elly Schlein, a tal proposito, ha detto di essere preoccupata dalle strumentalizzazioni della destra sulla vicenda. Dovrebbe prendere le distanze più nettamente dai violenti in piazza?
«Certo, è sbagliato porla in questi termini. Le condanne si fanno senza se e senza ma. Sarebbe importante – ad esempio in riferimento alla proposta unitaria di Meloni sul decreto sicurezza – che la sinistra rispondesse in modo propositivo, condividendo una strategia e delle misure collettive».
Restiamo sull’invito della premier, Conte si è mostrato disponibile, ma alle sue condizioni. Il Pd non ha ancora preso una posizione netta. La risposta della sinistra sarà anch’essa unitaria?
«È un’opportunità per condividere un piano comune, ovviamente in base a un confronto che deve avvenire, però, senza precondizioni. Servirebbe anche a trasmettere un messaggio: il tema della sicurezza non può dividere la sinistra o la destra, ma è una di quelle priorità sulle quali la ricerca dell’unità è sempre auspicabile».
Dal fermo preventivo alla stretta su coltelli e armi da taglio nelle mani dei minorenni fino allo scudo penale. Come si profila il decreto sicurezza?
«Si dovranno tenere sicuramente presenti le modalità in cui questi temi vengono proposti. La possibilità di intervenire preventivamente sulla partecipazione alle manifestazioni dei soggetti più pericolosi è giusta e opportuna. Allo stesso modo dovremo preoccuparci di rafforzare la tutela delle nostre forze dell’ordine, sempre mantenendo quell’equilibrio con i principi costituzionali che abbiamo sempre osservato».
Nell’informativa alla Camera di ieri, Piantedosi ha denunciato la presenza di dinamiche squadristiche e terroristiche appartenenti al nostro passato storico. È un paragone esagerato o lo trova attuale?
«Basandomi sulle mie conoscenze, non posso dare una risposta precisa. Tuttavia, anche quando negli anni ’70 nascevano movimenti come Autonomia Operaia, c’era una parte di sinistra che insisteva nel ripetere che non eravamo di fronte a manifestazioni di terrorismo. All’inizio non ci trovavamo davanti a una strategia terroristica esplicitata, ma poi è accaduto quello che sappiamo. C’è stata per fortuna, però, una sinistra che si è resa conto dei rischi dell’ambiguità. Oggi bisogna evitare che manifestazioni, come quella a cui abbiamo appena assistito, possano essere propedeutiche a scenari di questo genere».
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Michele Carniani
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