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Alberto Cirio è un fiume in piena. La rabbia per l’assalto di Torino traspare fin dai primi secondi di telefonata: «Per settimane Askatasuna ha chiamato a raccolta da tutta Italia e dall’estero gruppi organizzati di violenti, invocando una “guerra di liberazione nazionale” e “la resa dei conti con lo Stato democratico”». E mentre si discute del nuovo decreto Sicurezza, il governatore del Piemonte invoca il Daspo contro i vandali nelle manifestazioni.
Spesso ha definito Askatasuna «un covo di delinquenti». Presumo che aveva già immaginato l’assalto di sabato…
«Ciò che è accaduto sabato non era solo immaginabile, era annunciato, previsto e premeditato. Stiamo parlando di un assalto annunciato, deliberato e premeditato alla città di Torino da parte di una realtà che da trent’anni sfrutta ogni causa – la Tav, la Palestina, il clima, l’Imam – per portare avanti una strategia di violenza, devastazione e illegalità».
Come giudica il lavoro della magistratura in questi anni?
«La magistratura in Piemonte ha fatto un lavoro enorme conducendo indagini complesse e delicate con grande professionalità e fermezza. In questo senso, credo che anche lo sgombero di Askatasuna a dicembre abbia dato un segnale importante e fondamentale: si era creata infatti, intorno al centro sociale e ai suoi militanti, una sensazione di impunità fortemente diseducativa innanzitutto nei confronti dei giovani e, per certi versi, addirittura incentivante per chi vuole creare in città un clima di insicurezza e pericolo».
I partiti che hanno deciso di partecipare alle manifestazioni ora si dissociano ed esprimono solidarietà agli agenti feriti, ma dovrebbero assumersene la responsabilità politica…
«Chi ha partecipato nella consapevolezza che sarebbe diventato un attacco alla città ha una responsabilità politica molto forte. Per la Regione Piemonte, la permanenza nelle istituzioni è incompatibile con qualsiasi possibilità di camminare fianco a fianco e partecipare alla stessa manifestazione nella quale si prende a calci la testa di un poliziotto a terra».

Da giorni il centrodestra chiede le dimissioni dell’assessore Jacopo Rosatelli. Il sindaco Lo Russo dovrebbe mandarlo via dalla Giunta?
«La presenza nelle istituzioni è incompatibile con chi fiancheggia consapevolmente un’iniziativa che è fatta contro lo Stato e contro la legalità. La costituzione di parte civile, annunciata da Comune di Torino, si ufficializza con un atto di Giunta: come può quell’assessore votarla contro coloro con cui il suo partito si è schierato?».
Il professor Ugo Volli, al Riformista, ha svelato la regia che c’è dietro i teppisti: un «gruppo eversivo» che forma «squadre paramilitari». Lei è a conoscenza di altri dettagli sulle sigle e sulle organizzazioni che formano questo «esercito»?
«Io sono abituato a frequentare i gruppi alpini e le Proloco, non i centri sociali, quindi non sono in grado di rispondere. Mi lasci però dire: quello striscione iniziale, “Torino partigiana”, usato per esprimere la solidarietà ad Askatasuna, è un insulto alla memoria dei partigiani e alla Resistenza perché parliamo di una realtà che non rispetta minimamente i valori fondanti della nostra Costituzione, violando la legge e quei princìpi democratici che sono nel Dna della nostra società proprio grazie al sacrificio dei partigiani».
Eppure c’è chi accusa lo Stato di conoscere i violenti e di non essere intervenuto, per far sfociare le violenze e poi giustificare nuove misure di repressione. È un delirante complotto?
«Non merita nemmeno di essere commentato: nei giorni precedenti alla manifestazione, le Forze dell’ordine hanno fermato quasi 800 persone. Il grande lavoro svolto ha evitato che si verificassero danni ben più gravi. Io dico che se ci fosse stato già il decreto Sicurezza, molti dei controlli che le Forze dell’ordine hanno fatto avrebbero potuto concretizzarsi in fermi preventivi, proibendo a chi ha precedenti specifici di partecipare ai cortei, esattamente come avviene per le tifoserie violente allo stadio. Bloccare i violenti e fermare l’illegalità è a vantaggio di chi vuole manifestare pacificamente».
Il governo sta per varare un nuovo decreto Sicurezza, ma i precedenti non hanno dato i risultati sperati. Al di là delle ipotesi sul fermo preventivo e sulla cauzione per chi organizza i cortei, qual è la misura che davvero colpirebbe nel fianco gli antagonisti?
«Se il fermo preventivo fosse già legge, buona parte dei disordini di Torino sarebbe stata evitata. Infatti si tratta di uno strumento che – in specifiche circostanze dettagliate e riscontrabili di precedenti di aggressioni, devastazione, danneggiamenti – dà la possibilità alle forze di polizia di trattenere una persona per 12 ore, impedendogli di fatto di partecipare alla manifestazione. Lo stesso dicasi per il Daspo che esiste per evitare le violenze negli stadi, e non vedo perché non possa essere esteso alle violenze nelle manifestazioni».
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Luca Sablone
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