Comuni al confine, no alla fuga verso il Trentino: «Ma non toccate i nostri fondi speciali»

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presa di posizione

Comuni al confine, no alla fuga verso il Trentino: «Ma non toccate i nostri fondi speciali»

Camilla Madinelli
Gli otto territori coinvolti: «Le risorse dedicate sono essenziali per garantire servizi fondamentali per la popolazione»
Confine tra Trentino e Veneto
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No alla fuga in massa in Trentino. A patto, però, che continuino a essere garantite le risorse economiche dal Fondo comuni confinanti. Risorse con cui finanziare servizi essenziali per i cittadini e mantenere vive le comunità, dal trasporto scolastico alla manutenzione delle strade e ai presidi sanitari territoriali. Gli otto Comuni veronesi che confinano con la Provincia autonoma di Trento – dove la parola autonoma fa gola, racchiudendo un mondo di vantaggi a livello amministrativo ed economico – non puntano a fare il salto della barricata e non intendono lasciare né il Veneto né Verona, a cui sentono orgogliosamente di appartenere.

Ma sottolineano con forza la necessità di questi denari aggiuntivi, rispetto alle loro disponibilità di cassa, proprio in virtù della posizione di confine e geograficamente svantaggiata. Per evitare carenze, disservizi, spopolamento. I Comuni in questione sono cosiddetti «di prima fascia», dalla Val d’Adige al monte Baldo, dall’Alto Lago alla Lessinia: Bosco Chiesanuova, Brentino Belluno, Dolcè, Erbezzo, Ferrara di Monte Baldo, Malcesine, Sant’Anna d’Alfaedo e Selva di Progno. 

«Risultato eccezionale»

«Con i Fondi di confine abbiamo raggiunto un risultato eccezionale, frutto di una battaglia scaturita dalle grandi differenze tra il territorio trentino e il nostro», afferma il sindaco di Selva di Progno, Marco Antonio Cappelletti, referente di tutti e otto su questo tema. Un iter governativo iniziato negli anni Novanta: «Siamo appagati di questo lavoro e da anni è solo tramite questi fondi che possiamo garantire servizi fondamentali per mantenere la gente nei nostri paesi». Continua il suo omologo di Dolcè, Renato Comerlati, ricordando il sostegno avuto in questa battaglia da Dario Bond, già deputato, presidente del Fondo comuni confinanti e neo assessore regionale: «Ad oggi la situazione è molto buona e non ha senso pensare a salti oltre confine», sottolinea Comerlati. «I Comuni come il nostro, piccoli e disagiati, hanno costi enormi per sostenere quel minimo di servizi di cui la gente ha bisogno. Servizi che bisogna mantenere anche per un numero esiguo di residenti, se non si vuole l’abbandono della montagna. Ma occorre conservare lo stato attuale, il Fondo per noi è vitale e lo è lo status di Comune montano».

 

 Risorse

«Queste risorse sono necessarie per scuole, assistenza ai più fragili, piazze, parcheggi, viabilità», continua il sindaco di Sant’Anna d’Alfaedo, Raffaello Campostrini. E se la montagna rappresenta una barriera naturale tra Veneto e Provincia autonoma, questo non vale per Brentino Belluno o Dolcè, dove nei paesi del fondovalle i vicini di casa sono già trentini. «Noi ci sentiamo veneti e veronesi fino al midollo, ma le diversità enormi le testiamo tutti i giorni nei centri vicini di Ala o Avio, dalle scuole al mondo del commercio», continua il sindaco di Brentino Belluno, Massimo Zanga. Però, sottolinea il collega di Malcesine, Giuseppe Benamati, «i vantaggi economici non possono essere l’unico criterio per spostare una comunità da una parte all’altra. Come amministratori dobbiamo tener conto del senso di appartenenza della gente, oltre delle peculiarità di ciascun Comune». La sindaca di Ferrara di Monte Baldo, Carla Giacomazzi, ammette: la fuoriuscita del verso il Trentino «è un’opzione a cui non ho mai pensato, noi col Veneto stiamo bene».

Quello che conta, sono i fondi speciali: «Una boccata d’ossigeno per i Comuni montani e di confine che risentono di profonde differenze per pochi metri di distanza». Una sana invidia verso chi sta meglio, c’è, ammette il sindaco di Bosco Chiesanuova Claudio Melotti. «Ma non è tale da voler saltare di là a tutti i costi», dichiara. «Le risorse dal Fondo comuni confinanti ci sono e sono cospicue. Certo, in Trentino l’autonomia permette di destinarle con molti meno vincoli di quelli che abbiamo noi, messi alle strette da una burocrazia con maglie più rigide», conclude Melotti. «Una disparità su cui, per il futuro, si potrebbe lavorare».

 

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