Con il Sottosegretario alla Difesa Matteo Perego di Cremnago, Forza Italia, parliamo della difesa italiana nella prospettiva europea e degli ultimi sviluppi internazionali.

Con la crescente presenza militare russa e cinese in Artico, quale ruolo può giocare l’Italia insieme ai partner transatlantici per garantire stabilità e sicurezza nella regione?
L’Italia vanta una lunga tradizione di spedizioni polari che affonda le sue radici in oltre un secolo di storia e, dal 2013, ricopre il ruolo di ‘Stato Osservatore’ presso il Consiglio Artico. L’obiettivo della Strategia per l’Artico presentata dal Ministro Tajani rappresenta un ulteriore tassello nel rafforzamento del ruolo italiano, ed europeo, in una Regione destinata a diventare uno dei principali centri di gravità delle future sfide geopolitiche, e sia chiaro, non è la militarizzazione della Regione bensì la prevenzione di possibili escalation e la promozione di un territorio stabile, fondato sul rispetto del diritto internazionale.

L’Artico è sempre più strategico per energia e rotte commerciali: come si concilia la tutela ambientale con gli interessi geopolitici europei e italiani?
Tutela ambientale, sostenibilità, difesa e sicurezza, sono aspetti indivisibili che richiedono visione e cooperazione. La Difesa, con la Marina Militare, contribuisce dal 2017 con il Programma “High North”, e le attività dell’Istituto Idrografico della Marina, alla ricerca scientifica e sicurezza della navigazione nella Regione. Con Nave Quirinale della Marina Militare, la nuova Nave Idro-Oceanografica Maggiore varata lo scorso 26 gennaio, progettata per operare negli ambienti più estremi del Pianeta con nuove tecnologie, avremo un contributo ancora maggiore.

In un contesto di cyberattacchi sempre più sofisticati, quali priorità ha l’Italia per proteggere infrastrutture critiche e sistemi militari?
Ogni 39 secondi a livello globale avviene un attacco cyber e in futuro, con la sempre più efficace IA, il numero è destinato ad aumentare. Il dominio cyber è oggi uno dei principali campi di confronto della guerra ibrida. Confinare la difesa alla sola sfera militare è oggi estremamente limitante. È necessario parlare di difesa e sicurezza, proprio per la pervasività delle nuove minacce anche per la vita dei cittadini. Difendere i confini virtuali della Nazione significa proteggere da attacchi informatici centrali elettriche, trasporti, ospedali e sistemi finanziari, alla base della nostra quotidianità. In questo scenario la costituzione di un’Arma cyber a tutela anche della collettività è la soluzione più plausibile.

Le capacità subacquee stanno diventando cruciali per la deterrenza europea: quali innovazioni e collaborazioni ritiene più importanti per affrontare queste nuove minacce?
Tra pochi anni sciami di droni subacquei autonomi guidati da Intelligenza Artificiale contribuiranno alla nostra crescita. La dimensione underwater, infatti, rappresenta una frontiera da cui dipende difesa e sicurezza, oltre che il benessere del nostro Paese. Già oggi oltre il 98% del traffico dati digitale a livello globale transita attraverso cavi sottomarini, mentre una quota significativa dell’energia che utilizziamo quotidianamente viaggia lungo infrastrutture strategiche posizionate sui fondali marini. Dobbiamo essere orgogliosi dell’iniziativa italiana, prima a livello internazionale, di istituire il Polo Nazionale della dimensione Subacquea, progetto creato per rafforzare la partnership pubblico-privato e consolidare la nostra leadership tecnologica e industriale in un settore cruciale per il futuro. Anche le iniziative come il Piano del Mare e l’istituenda Agenzia per la Sicurezza delle Attività Subacquee, puntano a colmare un gap normativo non più compatibile con la rilevanza strategica che il mare e, in particolare, la dimensione subacquea, riveste per una Nazione a forte connotazione marittima come la nostra.

Di fronte a una competizione crescente tra Stati Uniti, Cina e Russia, come può l’Europa rafforzare la propria autonomia strategica senza fratture interne?
L’Europa si sta risvegliando da un sonno dogmatico durato troppo a lungo. Autonomia, per l’Unione Europea, significa assumersi finalmente la responsabilità del proprio futuro e iniziare ad agire come player globale e avere un ruolo da protagonista. Questo si traduce in investimenti in difesa e sicurezza, riduzione delle frammentazioni interne e una visione politica comune e lungimirante fondata sul rafforzamento della nostra capacità di deterrenza. Questo a beneficio della sicurezza collettiva dell’Alleanza. Abbiamo le potenzialità certo, ma dobbiamo trasformare questa prospettiva in azione concreta.

L’Europa può giocare un ruolo attivo nella gestione di crisi globali come quelle in Africa o in Asia, o rimane principalmente osservatrice?
L’Europa sta giocando un ruolo attivo, e deve essere consapevole del suo ruolo, la stabilità internazionale non si costruisce con le sole dichiarazioni. Dobbiamo recuperare ulteriore capacità e volontà di agire con visione lungimirante. L’Italia sostiene da tempo che il Fianco Sud è un fronte strategico, non secondario. Il Piano Mattei voluto fortemente da questo Governo va proprio in questa direzione.

Alla luce della recente escalation in diverse aree geopolitiche, quale equilibrio tra riarmo e deterrenza è necessario per la sicurezza europea?
La deterrenza efficace è ciò che permette di evitare la guerra. Si parla di nuove tecnologie, brevetti, rafforzamento tessuto industriale con importanti ricadute occupazionali e in termini di competitività, ecco perché il termine “riarmo” associato agli investimenti in difesa e sicurezza è spesso usato in modo improprio. Per anni l’Europa ha dato per assodata la propria protezione cullandosi dell’ombrello americano. Oggi è più che mai chiaro che la difesa non è scontata e, soprattutto, è ciò che permette alla pace di esistere e consolidarsi. Senza difesa e sicurezza tutto precipita, istruzione, benessere, cultura; la guerra in Ucraina ce lo ricorda ogni giorno. Un’Europa più forte significa una NATO più forte e questo si traduce in una maggiore sicurezza per i cittadini. Questo è il motivo per il quale mettere a confronto, superficialmente, gli investimenti in difesa e sicurezza con quelli per il welfare è del tutto fuorviante. Oltre al fatto che investire in Difesa genera anche un indotto non indifferente, grazie soprattutto alle importanti aziende nazionali che producono ed esportano sicurezza nel mondo.

Il nuovo accordo Europa-India punta a rafforzare partnership strategiche e tecnologiche: quali opportunità offre per l’Italia in settori come difesa e energia?
L’India è una nazione con molte potenzialità, a cui sono particolarmente legato dopo averci vissuto e lavorato in una parte importante della mia vita. Il rapporto tra UE e India è destinato a diventare uno degli assi strategici del prossimo decennio. Non è solo commercio, ma cooperazione, sinergie e scambi su nuove tecnologia, energia, difesa e sicurezza. Per l’Europa questo significa opportunità concrete oltre alla possibilità di rafforzare la propria proiezione economica in un’area centrale e strategica per gli equilibri globali del futuro.

Claudia Conte