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“Il corteo di sabato scorso era una vera e propria ‘resa dei conti con lo Stato democratico’”. Così il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi ha aperto la sua informativa alla Camera sugli scontri di Torino, sottolineando come l’iniziativa fosse stata preannunciata il 17 gennaio da un’assemblea nazionale all’Università di Torino. All’incontro avevano partecipato circa 750 persone tra attivisti dell’antagonismo, sindacalismo di base, No Tav, ambientalisti, rappresentanti della Cgil, del partito Alleanza Verdi e Sinistra e della comunità islamica locale. “Il corteo del 31 gennaio era definito uno spartiacque, una sorta di guerra di liberazione nazionale, con la prospettiva di un fronte allargato comprensivo della comunità araba e musulmana, diventate compagne di lotta”, ha ricordato il ministro.
Piantedosi ha ribadito l’urgenza di norme in grado di proteggere sia le forze di polizia sia tutti i cittadini, senza creare “scudi di tipo immunitario”. “Uno Stato che non salvaguardasse la sicurezza dei cittadini e le forze di polizia verrebbe meno alla sua funzione più importante”, ha affermato, richiamando l’attenzione sulla necessità di interventi concreti e tempestivi. Sul fronte politico, il tema sicurezza resta al centro del dibattito. Il ministro degli Affari Europei Tommaso Foti, ospite a Start su Sky TG24, ha confermato che giovedì pomeriggio il Consiglio dei ministri discuterà il decreto legge sicurezza. “Chi fa un decreto legge non lo fa per incantare i serpenti ma per eliminarne alcuni che da troppo tempo non vengono affrontati”, ha detto Foti, citando il caso di un centro sociale a Torino attivo da trent’anni.
Il presidente di Noi Moderati, Maurizio Lupi, ha rilanciato l’appello all’unità politica: “La violenza va contrastata senza sfumature. Sosterremo i principi del decreto e interverremo in Parlamento per migliorarlo, ma sicurezza e riqualificazione sociale devono andare di pari passo”. Sulla stessa linea, Ettore Rosato, vicesegretario di Azione, ha sottolineato che “l’illegalità va combattuta tutta, senza distinguo di colore politico. Lo Stato non può far finta di niente davanti a occupazioni abusive o altre violazioni”. La Lega insiste invece su un pacchetto sicurezza rigoroso, che tuteli i cittadini e le forze dell’ordine, prevedendo che chi infrange la legge paghi pene certe e immediate. Tra le proposte anche il pagamento di una cauzione per chi scende in piazza, in modo da evitare episodi simili a quelli di Torino, ribadendo che non possono essere tollerati comportamenti illegali protratti nel tempo.
Il decreto sicurezza, atteso in Consiglio dei ministri, diventa così il banco di prova per la maggioranza: garantire ordine e legalità, rafforzare la protezione degli agenti e, allo stesso tempo, rispondere alle criticità sociali delle periferie, in un quadro politico che chiama tutte le forze a un impegno unitario. Il dibattito resta aperto: la sfida sarà coniugare sicurezza, legalità e coesione sociale senza trascurare nessuno degli aspetti in gioco.
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Carola Causarano
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