Hellas, che ansia: «Miracolo cercasi. Pure quest’anno»

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la crisi dei gialloblù

Hellas, che ansia: «Miracolo cercasi. Pure quest’anno»

Sandro Benedetti
Mazzi: «Già in estate avevo percepito segnali poco chiari dalla proprietà: l’unico obiettivo mi pare quello di fare liquidità». Tosi: «Non è ancora emerso il rispetto per la storia del Verona». Fontana: «Sono preoccupato ma guai arrendersi senza lottare»
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Il presente dell’Hellas Verona è carico di incertezze, timori e domande senza risposta. Sul campo la squadra lotta per la sopravvivenza in quella che è la stagione più complicata degli ultimi anni; fuori dal campo, invece, il dibattito è acceso come non mai.

Ex massimi dirigenti, rappresentanti istituzionali e tifosi illustri si interrogano sul futuro del club gialloblù, sospeso tra la speranza di un nuovo miracolo sportivo e la preoccupazione per una gestione societaria che, finora, ha lasciato più dubbi che certezze.

Tra le voci più critiche spicca quella di Stefano Mazzi, ex presidente dell’Hellas Verona, che non nasconde l’amarezza per uno scenario che, a suo dire, aveva intuito già mesi fa. «Purtroppo sono stato un buon profeta», afferma. «Già in estate avevo percepito segnali poco chiari dalla nuova proprietà. Lo scenario che stiamo vivendo oggi, purtroppo, non mi sorprende». 

L’operazione Bottagisio

Il primo atto della nuova gestione viene indicato da Mazzi come emblematico: la vendita del centro sportivo Bottagisio, interpretata come una mossa immediata per fare cassa. «È stata la conferma dei miei timori. Non ho visto una visione sportiva, ma soltanto la necessità di generare liquidità». 

Ancora più severa è la sua analisi sulla natura del fondo proprietario. «Non è mai stato chiaro chi ci fosse realmente dietro. Non si comporta come i fondi seri che investono, valorizzano e poi eventualmente rivendono. Qui pare esserci solo l’interesse a incassare». 

Il rammarico è soprattutto per la città e per i tifosi: «La mia famiglia ha investito tanto nel Verona. Vederlo ridotto così fa male, soprattutto per chi ama davvero questi colori». 
E non manca una critica all’ambiente cittadino: «Verona ha accolto gli americani come salvatori della patria, in modo provinciale. Oggi, però, la società non sta dimostrando rispetto per la storia e la dignità del club». 

Il tema delle aspettative iniziali viene ripreso anche da Flavio Tosi, ex sindaco di Verona, che all’epoca dell’ingresso del fondo americano aveva guardato con fiducia al cambio di proprietà. Quando si parlò dell’arrivo di un fondo statunitense», ricorda Tosi, «l’idea diffusa era quella di una società più solida, strutturata, capace di garantire stabilità economica e una crescita graduale. Era lecito aspettarsi una programmazione chiara e investimenti mirati». Oggi, però, la delusione è evidente. «Non si trattava di sognare spese folli o colpi di mercato clamorosi, ma di vedere rispetto per la storia dell’Hellas. Questo, almeno finora, non è emerso». 
Sul piano sportivo, Tosi non nasconde la difficoltà del momento: «Anche quest’anno servirà un miracolo sportivo, probabilmente il più difficile degli ultimi anni». 

«Vietato mollare»

In questo clima di incertezza resta però viva una parola che a Verona ha un significato profondo. A ricordarlo è Federico Sboarina, anch’egli già sindaco e tifoso dichiarato. «Siamo aggrappati a un miracolo sportivo, è vero. Ma questa città ne ha già vissuti e quindi dobbiamo crederci fino alla fine. La situazione è difficilissima, nessuno lo nega, ma il Verona ha dimostrato più volte di sapersi rialzare quando sembra spacciato». 

Una preoccupazione condivisa anche dal presidente della Camera Lorenzo Fontana, che guarda con apprensione al cammino della squadra. «Sono davvero preoccupato», ammette. «Sinceramente non pensavo a una stagione così complicata, ma c’è da dire che finora è andato tutto male. Spero che la squadra lotti fino all’ultimo: ci sta perdere, ma mai senza combattere». E poi un appello diretto all’ambiente: «I tifosi sono gli unici che possono dare qualcosa in più per provare a spronare i nostri giocatori. Non si deve mollare». 

Tra realismo e passione si colloca anche l’analisi di Marco Padovani, deputato di Fratelli d’Italia e cofondatore del Calcio Club Verona in Parlamento. «Quella dell’Hellas è una scalata da ottomila metri senza bombole d’ossigeno», spiega. «Tecnicamente ed emotivamente è durissima, ma non impossibile». 
Padovani individua nel cambio di allenatore una possibile svolta: «L’arrivo di Paolo Sammarco può dare uno scossone emotivo importante. A volte serve proprio questo per rimettere in moto energie che sembravano spente». E poi: «Mi auguro che possa valorizzare i giovani della Primavera, come Vermesan. Serve coraggio». Decisiva, secondo Padovani, sarà la prossima gara: «La partita di venerdì è un vero spartiacque». 

«Servono idee prima che soldi»

Ancora più netta è la posizione di Alessio Albertini, sindaco di Belfiore e grande tifoso gialloblù, che punta il dito sulla mancanza di programmazione. «Guardiamo a realtà come Como, Bologna o Bergamo: proprietà straniere diverse, ma tutte con una visione chiara. A Verona questo manca. E non servono miliardi, serve un’idea». Albertini critica anche le priorità societarie: «Si parla molto di nuovo stadio ma al tifoso interessa prima di tutto restare in Serie A. Lo stadio è importante, certo, ma senza risultati sportivi perde di significato». E conclude: «Il Verona non ha un diritto divino alla salvezza, ma ha diritto a una gestione all’altezza della sua storia».

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