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Potrà riprendere il processo per l’omicidio di Giulio Regeni, che si era fermato a ottobre
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La Corte costituzionale ha emesso una sentenza su un aspetto che può sembrare molto tecnico, ma consente la ripresa del processo per l’omicidio di Giulio Regeni, che si era fermato lo scorso ottobre.
Per l’omicidio di Regeni, il ricercatore italiano ucciso nel 2016 in Egitto in circostanze mai del tutto chiarite, sono imputati a Roma quattro agenti dei servizi segreti egiziani, che sono formalmente irreperibili perché l’Egitto non ha mai fornito all’Italia le informazioni necessarie per rintracciarli e notificare loro gli atti processuali. A ottobre il processo si era bloccato, una seconda volta, quando la Corte d’Assise di Roma aveva chiesto alla Corte costituzionale se potesse commissionare consulenze a spese dello Stato nel caso in cui gli imputati non possano pagare. Sarebbero infatti servite ai loro avvocati per una consulenza di parte sulla traduzione di alcuni documenti dall’arabo.
In breve, la Corte costituzionale ha accolto il ricorso degli avvocati della difesa, partito dalla traduzione di alcuni documenti in arabo, stabilendo che lo Stato possa e debba anticipare queste spese, altrimenti sarebbe compromesso il diritto alla difesa degli imputati. La prima udienza del processo è prevista per febbraio.
– Leggi anche:Dieci anni dopo l’omicidio di Giulio Regeni
La Corte costituzionale ha emesso una sentenza su un aspetto che può sembrare molto tecnico, ma consente la ripresa del processo per l’omicidio di Giulio Regeni, che si era fermato lo scorso ottobre.
Per l’omicidio di Regeni, il ricercatore italiano ucciso nel 2016 in Egitto in circostanze mai del tutto chiarite, sono imputati a Roma quattro agenti dei servizi segreti egiziani, che sono formalmente irreperibili perché l’Egitto non ha mai fornito all’Italia le informazioni necessarie per rintracciarli e notificare loro gli atti processuali. A ottobre il processo si era bloccato, una seconda volta, quando la Corte d’Assise di Roma aveva chiesto alla Corte costituzionale se potesse commissionare consulenze a spese dello Stato nel caso in cui gli imputati non possano pagare. Sarebbero infatti servite ai loro avvocati per una consulenza di parte sulla traduzione di alcuni documenti dall’arabo.
In breve, la Corte costituzionale ha accolto il ricorso degli avvocati della difesa, partito dalla traduzione di alcuni documenti in arabo, stabilendo che lo Stato possa e debba anticipare queste spese, altrimenti sarebbe compromesso il diritto alla difesa degli imputati. La prima udienza del processo è prevista per febbraio.
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