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Presidi senza posto dopo il concorso: «Regole cambiate a giochi già fatti»


Hanno superato una selezione pubblica, affrontando prove complesse, rinvii e lunghi tempi di attesa. Poi, un percorso concluso, è arrivato un cambio di rotta che ha rimesso tutto in discussione.
Cresce la protesta dei docenti vincitori del concorso ordinario per dirigenti scolastici, dopo che un intervento normativo inserito nell’ultima legge di bilancio ha messo in dubbio diritti e legittime aspettative di assunzione, dando origine a una vicenda che molti una vera e propria beffa a livello nazionale.
I fatti riguardano anche numerosi insegnanti del Veneto, in particolare di Verona, alcuni dei quali hanno contattato il nostro giornale per segnalare la situazione. Per capire cosa sta succedendo, occorre fare un passo indietro.
Il reclutamento dei dirigenti scolastici
Negli ultimi anni il Ministero dell’istruzione e del merito ha attivato due canali di reclutamento dei dirigenti scolastici: un concorso ordinario e uno riservato, finalizzato a sanare contenziosi pregressi. A monte era stato stabilito che il 60 per cento dei posti vacanti venivano assegnati ai vincitori del concorso ordinario e il restante ai «riservisti».
La procedura ordinaria per l’assunzione di 979 dirigenti scolastici (di cui 72 in Veneto) ha subito però dei ritardi e così, per far fronte al fabbisogno, il Ministero ha attinto dal concorso riservato, in deroga alle percentuali stabilite. La normativa garantiva ai vincitori del concorso ordinario che i posti sarebbero stati restituiti loro negli anni successivi, ma la manovra 2025 ha annullato questo meccanismo.
«Le cattedre che dovevano tornare ai vincitori dell’ordinario non saranno riassegnate nell’immediato, nonostante la procedura concorsuale si sia conclusa un anno fa», spiegano i diretti interessati. «In Veneto, per esempio, sono stati restituiti soltanto otto posti su 72. Eppure anche nella nostra provincia buona parte dei 21 dirigenti scolastici assunti tramite il concorso straordinario si è già trasferita in altre regioni o ha presentato domanda di mobilità, a dimostrazione del fatto che questa fase fosse, per molti, solo transitoria».
La lettera aperta
Il caso è stato portato anche all’attenzione delle istituzioni dalla consigliera regionale Rossella Cendron, del gruppo Le civiche venete, che ha chiesto alla Regione di farsi carico della questione e di aprire un confronto con il Governo centrale. I docenti coinvolti hanno sottoscritto una lettera aperta per solleticare l’opinione pubblica.
«Non stiamo chiedendo scorciatoie», precisano. «Non siamo per contrapposizioni né per lotte, ma c’è una legge che è stata modificata a concorso concluso e questo per noi non è accettabile, perché vengono calpestati i nostri diritti. Chiediamo solo il rispetto di regole che erano chiare quando abbiamo partecipato e vinto il concorso».
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