Messina, il “binario morto” del tram tra appalti incrociati e lavoratori a braccia conserte

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Dal 17 marzo 2025 Messina non ha più un tram. Il servizio è stato sospeso, le rotaie sono deserte e i cantieri che dovrebbero consentire la riqualificazione della tranvia sembrano procedere a una velocità che definire “lumaca” sarebbe un eufemismo. A lanciare l’affondo contro l’amministrazione guidata dal sindaco Federico Basile è Libero Gioveni, capogruppo di Fratelli d’Italia, che ha depositato un’interrogazione a risposta scritta per fare luce sulle “troppe incognite” che avvolgono la riqualificazione dell’infrastruttura.

Cantiere “fantasma” e semafori inutili

Secondo Gioveni, la presenza di operai e mezzi lungo i 7 chilometri della linea tranviaria è ormai una “chimera”. “I cittadini non si capacitano di questi ritardi”, scrive il consigliere, sottolineando come l’interruzione totale del servizio appaia oggi, col senno di poi, una scelta discutibile. Oltre al danno, la beffa: in molti incroci i semafori della tranvia restano accesi, bloccando inutilmente il traffico veicolare per un tram che non passa mai.

Il “giallo” della manutenzione e i posti di lavoro a rischio

Ma il punto più critico sollevato dall’esponente di centrodestra riguarda il paradosso degli appalti incrociati. Se da un lato i lavori di ammodernamento sono affidati all’impresa Colombrita, dall’altro la manutenzione della linea è finita – dopo una sentenza del Tar – alla Begen Infrastrutture s.r.l.. Il risultato? Un cortocircuito gestionale e sociale da un lato perché ATM S.p.A. pagherebbe un servizio di manutenzione per un’infrastruttura totalmente fuori esercizio da un anno, dall’altro, nonostante la clausola sociale, l’impresa subentrante non avrebbe assorbito le maestranze precedenti, lasciando quattro lavoratori su sei totalmente inoccupati e senza risposte.

Gioveni chiede risposte chiare: quanto sta costando alle casse pubbliche la manutenzione di un binario morto? E ancora, quali attività sono state realmente completate finora? Il timore, neanche troppo velato, è che la confusione amministrativa attuale possa sfociare in una pioggia di contenziosi legali che graverebbero ulteriormente sulle tasche dei messinesi.

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