La professoressa di sostegno di un istituto del comprensorio spoletino, accusata di maltrattamenti aggravati nei confronti dell’alunna con disabilità di cui doveva prendersi cura, è stata rinviata a giudizio. E’ questa la decisione presa ieri dal giudice Maria Silvia Festa, al termine dell’udienza preliminare che si è svolta al tribunale di Spoleto. Il dibattimento prenderà il via il 9 luglio davanti al giudice Federica Fortunati. Accolta quindi la richiesta della pm Federica Filippi che aveva richiesto il rinvio a giudizio per l’insegnante. [articlepreview id=”395839″ link=”https://corrieredellumbria.it/news/cronaca/395839/studentessa-maltrattata-la-prof-di-sostegno-rischia-il-rinvio-a-giudizio.html”] Vittima della vicenda è una giovane studentessa affetta da autismo infantile che, per mesi – secondo l’accusa – ha subìto minacce e comportamenti denigratori da parte dell’insegnante di sostegno. La famiglia della ragazza, assistita dall’avvocato Antonio Francesconi, ha deciso di non costituirsi parte civile, mentre intende fare causa in sede civile ed è in attesa delle relazioni del consulente di parte, lo psichiatra Silvio D’Alessandro, che accertino il danno psichico subìto dai genitori della vittima. “Agiremo in sede civile perché qui la responsabilità della scuola è di natura contrattuale, e diventa tutto più semplice perché è l’istituto che dovrà fornire la dimostrazione di aver fatto tutto il possibile perché non accadesse quello che poi è successo”, spiega il legale della ragazza. Che aggiunge: “Siamo molto soddisfatti per le decisioni del gup Festa, perché anche in seno al dibattimento potrà essere accertata la responsabilità della docente e di conseguenza anche della scuola. Ci auguriamo anche che le indagini proseguano per accertare eventuali complicità, abbiamo presentato una querela ad hoc perché la procura di Spoleto accerti la sussistenza di eventuali connivenze da parte del personale scolastico che, secondo noi, non poteva non sapere cosa succedeva all’interno della stanza a lei dedicata. La cosa gravissima è che la bambina era reclusa in questo ambiente e non aveva contatti con altri compagni, tant’è vero che tutti i progressi raggiunti in anni di terapia sono stati vanificati negli anni delle scuole medie. All’inizio i genitori non si erano preoccupati perché pensavano fosse una cosa naturale dovuta dal cambiamento di ambienti e compagni, poi hanno capito che le cose non andavano bene, ma non avrebbero mai pensato che i motivi erano da ricondurre ai comportamenti dell’insegnante di sostegno”. [articlepreview id=”366660″ link=”https://corrieredellumbria.it/news/cronaca/366660/studentessa-con-disabilita-maltrattata-dall-insegnante-di-sostegno-la-docente-e-accusata-di-aver-picchiato-minacciato-e-urlato-contro-la-minorenne.html”] Di tutt’altro tenore invece il commento dell’avvocato Alberto Maria Onori, legale della professoressa: “In questa fase procedurale il giudice non se l’è sentita di far terminare il processo qui, ma ha preso la via più semplice che è quella di un rinvio. Davanti a un giudizio monocratico, con tutti i mezzi istruttori, l’imputata potrà dimostrare tutte le proprie ragioni. La nostra richiesta era quella di non luogo a procedere per l’inesistenza del reato. Purtroppo questa è la situazione, finché non c’è un cambiamento radicale del codice di procedura penale dobbiamo in qualche modo subire queste azioni da parte degli organi giudicanti”. [articlepreview id=”417827″ link=”https://corrieredellumbria.it/news/cronaca/417827/maltratta-i-familiari-pretendendo-i-soldi-per-alcol-e-droga-aveva-gia-tentato-di-soffocare-il-padre-scatta-il-divieto-di-avvicinamento.html”] LE INDAGINI L’insegnante avrebbe minacciato e denigrato per mesi la giovane. E’ quanto sta scritto nel capo d’imputazione. La donna avrebbe allontanato la ragazza dai compagni di classe, costringendola a stare da sola in una stanza a lei dedicata. Tra i vari gesti di violenza ci sarebbero pure pizzicotti, schiaffi e tirate di capelli, ripresi dalle telecamere installate a scuola dai carabinieri. Per il gip Luca Cercola invece, che aveva rigettato la richiesta di applicazione della misura interdittiva della sospensione dall’esercizio per un anno visto che “la diretta visione dei filmati restituisce una situazione differente”, “gli atti raccolti non depongono univocamente per la sussistenza di gravi indizi di colpevolezza a carico dell’indagata” per i maltrattamenti, “fatta salva l’eventuale opportunità di rimediare alcune soluzioni adottate”. [articlepreview id=”395828″ link=”https://corrieredellumbria.it/news/terni/395828/terni-invalida-aggredita-e-violentata-in-casa-marito-condannato-a-4-anni-e-8-mesi-di-reclusione.html”]