Il boom dei laureati? Nel Veronese è nei paesi del vino. Ecco perché

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l’indagine

Il boom dei laureati? Nel Veronese è nei paesi del vino. Ecco perché

Maria Vittoria Adami
Le percentuali più alte di persone con la laurea tra i 25 e i 49 anni sono in Valpolicella e nell’Est a Soave e Mezzane di Sotto
Restauratrici tra i vigneti alla Villa dei mosaici di Negrar
Restauratrici tra i vigneti alla Villa dei mosaici di Negrar
Restauratrici tra i vigneti alla Villa dei mosaici di Negrar
Restauratrici tra i vigneti alla Villa dei mosaici di Negrar
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Benessere ed età della popolazione possono essere i due fattori che nelle statistiche dell’Istat collocano ai primi posti i Comuni della Valpolicella nella classifica veronese per numero di laureati tra i 25 e i 49 anni.

Qui le percentuali segnano picchi di 34-35 per cento rispetto a una media provinciale del 28 e a una nazionale del 31,6. 

Al vertice della miniclassifica c’è Marano con 35,7 per cento. Ma sopra il 30 ci sono pure San Pietro in Cariano (34,8), Negrar (34,4) e Fumane (30,1), cui si aggiunge Sant’Ambrogio al 27,5. È la valle del vino. Forse il comune denominatore è proprio questo, visto che dall’altra parte della provincia, a Est, i paesi con più laureati sono Soave e Mezzane di Sotto, anch’essi paesi del vino.

I casi particolari 

Tra le curiosità, il più piccolo Comune sotto i 300 abitanti, Ferrara di Monte Baldo, segna un dignitoso 21,3 per cento, ben al di sopra del minimo veronese di Palù (9,8).

Altro dettaglio, il Comune più grande, Villafranca, di certo benestante è al 28,1 per cento, più o meno al pari di San Giovanni Lupatoto, ma superato dal ben più piccolo Angiari (28,2) e pure da Pescantina (29,9), Lavagno (29,6) e Legnago e San Martino Buon Albergo (oltre 28). Lo supera anche Peschiera a 29,5 che indica una fascia alta di laureati nel Gardesano ed entroterra, tra Bardolino, Costermano, Torri, ma anche Bussolengo, tutti sopra il 25-26 per cento. Sempre in zona di olio e vino stesse percentuali a Tregnago e Illasi.

Si difendono anche alcuni centri montani, pur periferici, lontani dai servizi e sempre a rischio spopolamento: Sant’Anna d’Alfaedo 25,8, San Zeno, 24,1, e Bosco, 21,6. 

I motivi

«Il maggior numero di laureati si concentra di solito nei Comuni più grandi o nei capoluoghi o in province in cui vi sono sedi universitarie, non a caso i dati più elevati sono quelli di Padova e Verona», spiega Francesco Gastaldi, docente di Urbanistica, all’università Iuav di Venezia. «Ma anche nei Comuni ricchi di servizi: tribunali, ospedali (il caso di Negrar, Peschiera, Villafranca, Legnago e San Bonifacio, ndr), scuole, attività libero professionali che richiedono elevata specializzazione».

Quest’ultimo dato può essere identificativo per i Comuni medio-piccoli. «Nei singoli Comuni possono influire il reddito medio o l’elevata popolazione anziana benestante: i contesti abitativi di pregio sono collegati a titoli di studio alti. Così come redditi alti possono essere collegati a maggiori opportunità di studio per i giovani da parte delle famiglie di appartenenza. Infine, possono influire vicinanza ai servizi, caratteristiche economiche del Comune e propensione a trasferirsi in Italia o all’estero». 

E i piccoli centri? «Questi dati possono essere poco significativi perché anche un numero piccolo di laureati (in più o in meno) può far variare molto la percentuale». 

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