Carla, parrucchiera a 88 anni: «Il segreto? Amo il mio lavoro»

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A Veronetta

Carla, parrucchiera a 88 anni: «Il segreto? Amo il mio lavoro»

Andrea Marchiori
Beretta, in via Cantarane, è un’istituzione per clienti, negozianti, residenti: «Entrano per un caffè e per due chiacchiere»
Carla Beretta, classe 1937, esercita la professione da 55 anni
Carla Beretta, classe 1937, esercita la professione da 55 anni
Carla Beretta, classe 1937, esercita la professione da 55 anni
Carla Beretta, classe 1937, esercita la professione da 55 anni
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In via Cantarane, al civico 50, c’è una porta che da oltre mezzo secolo si apre non solo sui capelli, ma sulle storie. La carta d’identità segna 88 anni, ma l’energia e la voglia di stare con le persone raccontano tutt’altro. È quella del salone di Carla Beretta, parrucchiera per vocazione, per scelta e per amore.

Nata il 21 dicembre 1937, Carla è proprietaria del salone in cui esercita la professione da 55 anni, un traguardo che racconta con la stessa semplicità con cui offre un caffè a chi entra, anche solo per fare due chiacchiere.

La sua è una passione che affonda le radici nell’infanzia, quando osservava affascinata le mani delle parrucchiere al lavoro. Un sogno che ha saputo aspettare il momento giusto per diventare realtà. «Una professione meravigliosa», sorride Carla, «guardavo sempre le parrucchiere. Quando avevo poco più di 30 anni, dissi a mio marito Renzo: voglio farlo anch’io. Scherzi, vero? Mi rispose. Facevo l’impiegata. Alla fine realizzai il sogno».

Il sogno

Sogno che prese forma anche grazie allo sguardo attento del coniuge: «Questo era un locale vuoto, Renzo lo vide: era in vendita. Mi disse: vieni a vedere una cosa. Scoppiò la scintilla. Dopo la scuola di parrucchieri, durata 3 anni, divenne la mia casa. Mi sentivo una diva». Da allora, quel locale è diventato un punto fermo per il quartiere e per generazioni di clienti. Un lavoro, per Carla, che non è mai stato solo lavoro ma anche relazione, ascolto, presenza. «Non mollo più: anche se non lavoro tanto, non mi interessa. L’importante è che venga la gente dentro e che parli: offro un caffè e chiacchieriamo. Un mestiere che mi ha sempre rilassata, è una cosa che ho dentro. Potrei lasciare tutto, stare a casa tranquilla, andare a passeggiare. Ma io voglio stare qua».

«Stare qua» per Carla significa esserci davvero, per chiunque passi: clienti abituali, vicini, semplici passanti. «Sono sempre stata portata a stare con la gente. Mi piace condividere storie con le persone. Che sia la signora di fronte, i passanti. Racconto la mia vita e mi raccontano la loro».

Il quartiere, nel frattempo, è cambiato, ma il rapporto di vicinato resta forte, vivo, autentico. Carla lo coltiva ogni giorno, anche con i nuovi parrucchieri della zona, compresi quelli etnici. In particolare con i ragazzi di Karim, con cui scherza e chiacchiera ogni volta che può. «Sono in ottimo rapporto con i colleghi qua di fianco: sono forti, parliamo spesso. Quando passo ci salutiamo e abbracciamo. Quando sentono il mio nome diventano matti».

Gli aneddoti

Tra i tanti episodi che costellano la sua lunga carriera, ce n’è uno che racconta più di altri la sua disponibilità e il suo cuore. «Un aneddoto speciale, più di 20 anni fa: alle 19.30 stavo per chiudere e arriva una signora. Viene dentro, io le dico che è tardi, ma lei mi chiede una piega. A quest’ora? Mi disse che la mattina seguente si sarebbe dovuta sposare. Le dissi di aspettare, chiamai mio marito per chiedergli cosa fare – sarebbe venuto a prendermi – e mi rispose: lavora, mi chiami quando hai finito e vengo a prenderti», ricorda con una risata. «Così le feci i capelli. Una volta finito prese il treno e tornò a casa. Quella signora lì oggi vende il pane qui, dietro l’angolo, e siamo amiche per la pelle».

Il segreto

Le mode passano, Carla resta. «Le acconciature più richieste? La moda cambia. Ai tempi andavano lo chignon, il caschetto alla Carrà o il cotonato alla Vanoni». Il segreto per rimanere giovane? «La passione per ciò che si fa e il volontariato. Lo faccio da quando sono piccola. Sono sempre stata una persona che vuole dare, non ricevere». Insomma, da Carla non si entra solo per un taglio o una piega. Si entra per sentirsi accolti, ascoltati. Parte di una storia che continua, giorno dopo giorno, dietro quella porta di via Cantarane 50.

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