Viaggio nel Villaggio olimpico: dalle sdraio ai biliardini. Superata la prova materasso

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Il villaggio olimpico a Scalo Romana

Il villaggio olimpico a Scalo Romana

Milano – Un festival di colori, luci, bandiere e umanità assortita. Un piccolo paradiso per gli sportivi. Più bello dentro che fuori. Benvenuti nel Villaggio Olimpico di Milano, pienamente operativo e che va riempiendosi velocemente (già presenti 1.559 inquilini provenienti da 42 nazioni) a poco più di quarantotto ore dalla Cerimonia inaugurale dei Giochi. Siamo nell’area di riqualificazione dello Scalo ferroviario di Porta Romana, nella parte sud della città dove negli ultimi anni alcune zone sono già state riconvertite, come la Fondazione Prada e il nuovo Campus della Università Bocconi.

La mappa

Si arriva in auto dopo una gimkana fra cantieri, zone rosse e viabilità modificata ma alle 9 del mattino in quei 60.000 metri quadri dove in tre anni sono stati costruiti sei nuovi edifici, recuperate due costruzioni preesistenti di origine industriale e realizzata una piazza olimpica, il viavai di gente è molto simile a quello della Stazione Centrale. Ieri era il giorno del Media Day, gli atleti sono stati avvertiti che per qualche ora i loro ambienti verranno invasi da curiosissimi cronisti provenienti da ogni parte del mondo.

Visita al Villaggio Olimpico

La presidente del Cio Kirsty Coventry in visita al Villaggio Olimpico

Gli ambienti

Dopo gli accurati controlli agli ingressi la venue media manager Paola ci conduce verso la “plaza”. I colleghi coreani restano affascinati dalla vivacità della “ricreational area” che è lì a pochi metri: calciobalilla e tanti videogiochi fra le numerose distrazioni, poi sedie a sdraio disposte in fila davanti a maxischermi dove si potrà assistere alle gare.

Viaggio nel Villaggio olimpico: dalle sdraio ai biliardini. Superata la prova materasso

Due atlete giapponesi, invece, preferiscono rilassarsi provando a comporre un complicatissimo puzzle che farebbe venire mal di testa a chiunque. Ci avviciniamo verso il cuore del Villaggio, spuntano borsoni e trolley multicromatici trascinati da atleti assonnati con l’aiuto di parte dei 226 volontari e un centinaio di dipendenti operativi a quell’ora impegnati nei servizi di accoglienza, alloggi, ristorazione e supporto agli atleti (“La cosa più richiesta? La carta igienica”, ci dice lo staff).

L’odore del caffè si espande nell’aria anche perché chi è qui da giorni preferisce sorseggiare la bevanda calda facendosi due passi. Ci vuol poco a capire che il sold out è vicino, accenti inglesi si mischiano col francese, la risata degli spagnoli è inconfondibile anche se i più loquaci sembrano gli asiatici. Il social wall al centro della Plaza è una bacheca di messaggi multilingue carichi di gioia e di pace.

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Le squadre nazionali

L’Italia è stata tra le prime nazionali a insediarsi (77 gli azzurri residenti, 144 persone in tutto), seguita dalle corpose delegazioni di Germania e Repubblica Ceca. Poi al check-in si sono presentati gli atleti dei Paesi Bassi e quelli provenienti dall’Australia. I giapponesi si notano subito, racchiusi nei loro giacconi bianchi e arancioni, arrivati con 600 casse vidimate dalla loro Nazionale (contenenti anche tutte le attrezzature necessarie per gli atleti). S’incrociano sorridenti le ragazze svedesi e finlandesi, abituate a ben altro clima polare: camminano in tuta, i 4 gradi del mattino sono sopportabili (per loro). “È bellissimo, si respira aria di pace e tregua olimpica”, dice una pattinatrice. Poi appare un rappresentanza della delegazione canadese: tutoni borgogna, zaini e berretti rossi.

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I prefabbricati

Gli edifici (personalizzati in maniera coreografica), in buona parte prefabbricati, contengono 1.154 stanze arredate singole o doppie, dotate di letto, comodino, armadio e bagno in camera con doccia, lavandino, wc e bidet. Possono ospitare 1.700 fra atleti e staff tecnici di quasi cento delegazioni (poi sarà trasformato in studentato a partire dal prossimo anno accademico). La prima domanda spontanea è: si dorme bene? Già, perché soprattutto le donne ironizzano sui letti di cartone diventati virali alle Olimpiadi di Parigi. La danzatrice sul ghiaccio, Phebe Bekker, ha addirittura registrato un video per tranquillizzare tutti: “Il letto sembra bello…”. Stesso quesito ad alcune ragazze della nazionale italiana di hockey che passeggiano in gruppo pensando alla sfida di domani con la Francia: “Non sappiamo dire se i letti siano più comodi perché a Parigi non c’eravamo…”. E giù una risata. In realtà l’organizzazione ha provveduto ad anticipare eventuali lamentele: c’è un locale in cui basta entrare, scaricare una app e richiedere un materasso (da provare) su misura.

Mind zone e altro…

Il tour continua, passando dalla mind zone (dove ci si concentra e ci si rilassa) alla “sala di preghiere”, dal parrucchiere al “centro di riparazione protesi“ per gli atleti paralimpici. Il filo conduttore è la serenità. Alle 9.30 le postazioni ristoro sono ancora affollate (si servono 3400 pasti al giorno, equilibrati e personalizzati in base alle esigenze degli atleti), ma ancor di più lo è il grande centro fitness dove ci si allena con intensità su tapis roulant e distese di cyclette. Spazi comuni, dove è facile poter familiarizzare con tutti aspettando la gara della vita…

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